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Nonno Nicola e la valigia di cartone

di Paola Giaccio

Alla fermata di Agnone, vicino al Monumento ai Caduti, anche tra cento persone, lo individuavo subito: giacca e cravatta, cappello un pò inclinato, baffetti bianchi come i suoi capelli, e la valigia di cartone in mano.

Al primo gradino del pullman si fermava per guardare se c’ero già ad aspettarlo, ma io c’ero sempre, insieme alla mia mamma e lui sapeva di trovarmi lì, saltellante ed impaziente di abbracciarlo ed io sapevo che lui sapeva. Ma come un rito , fingeva di non riuscire a vedermi nella folla, mostrando delusione nel viso rimanendo fermo, incurante delle persone dietro lui, mentre io, piena di gioia urlavo :

– “Nonno, nonno sono qui, mi vedi? Sono qui! “
– Principessa! Ma dovei sei? –

E solo allora scendeva dagli ultimi gradini del pullman. In quei tempi, la gente era più gentile e quasi rimaneva coinvolta dal mio entusiasmo. Io gli saltavo addosso e, come una piovra, mi attaccavo a lui con le braccia al collo e le gambe strette al giro vita. L’odore di sapone di Marsiglia mi riempiva le narici, e mi portava indietro nei ricordi, a casa dei nonni, dove tutto profumava così…Mia madre, con un tono di rimprovero, ma già arreso, mi diceva di avere pazienza, di lasciarlo camminare tranquillo, ma io non lo mollavo mica!

Mio nonno era un uomo forte e robusto e non mostrava nessuna difficoltà nel tenermi in braccio, nonostante avessi già 8 anni e nel tenere anche la valigia. Il percorso era abbastanza breve: dal monumento ai caduti, stazione dei pullman, al monumento di Libero Serafini in via Matteotti. Arrivati a casa, un altro era il rito da svolgere prima di lasciarli parlare, ma del resto, una “principessa” non può aspettare…

– Ma è vero che questa bambina è stata obbediente? È vero non ha fatto arrabbiare la sua mamma? –
– Si, si! – era la mia risposta sicura, a prescindere se fosse stato vero o no…

Non molto grande, ma abbastanza profonda, la valigia conteneva tutto ciò di cui mio nonno avesse bisogno: calzoni di ricambio, pigiama a strisce di flanella, una scatola di ferro col il rasoio e il pennello da barba, forbicette piccole ma affilate per la manicure e per tagliare qualche pelo di baffi di troppo, la brillantina per i suoi capelli bianchi e luminosi sempre in ordine, e una bottiglietta di acqua di Colonia.

E poi, finalmente, c’era il sacchettino pieno di caramelle e cioccolate per me! Felice e soddisfatta iniziavo a scartare e mangiare la quantità stabilita da mia madre, che metteva da parte il resto per i giorni successivi. Seduta, masticando tranquillamente , ascoltavo le novità che si raccontavano E, questa volta, toccava a me aspettare che finissero i discorsi da grandi. Però, visto che la razione dei dolcetti non era esagerata, perché da lì a poco si sarebbe cenato, tornavo di nuovo tra le braccia del nonno a farmi coccolare e viziare.

Del resto i nonni appartengono ai nipoti e non alle mamme, o no?


Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine

About Paola Giaccio

Paola Giaccio, Molisana di Agnone, libera professionista, ama profondamente la sua terra d'origine e ad essa dedica tempo e risorse, per divulgarne la bellezza.

2 commenti

  1. QUANTO AFFETTO, PAOLA, FRA TE E IL NONNO! Proprio così :i nonni appartengono ai nipoti e viceversa… Ma un così lucido ricordo non ha altri che lo seguono!???Pensaci bene…intanto grazie .

  2. Certo. Grazie Marisa

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