Home / Cultura / Cultura Popolare / Nonna Raccontami – Storie di Cavalli e Mal di Denti

Nonna Raccontami – Storie di Cavalli e Mal di Denti

Racconto di Alessia Giansante[1], segnalato come meritevole per la categoria “ragazzi”

Tedeschi accampati presso casolari di campagna

ERA NOVEMBRE. Quella sera sulle colline di Veniglio, a Notaresco, il buio calò molto presto e il vento soffiava impetuoso senza mai cessare un solo istante.
 I tedeschi si erano ritirati in una casa di contadini, dopo aver messo al sicuro in una stalla i cavalli e il mulo, non di proprietà loro, rubati.
Per i quattro ragazzi del paese, che ne combinavano una più del diavolo, era arrivato il momento: riuscire a gabbare i tedeschi restituendo alla natura ciò che le apparteneva, ovvero i cavalli.
L’appuntamento era alla piazzola. Indossarono i vestiti più pesanti che avevano e ciascuno doveva portare due sacchi di iuta colmi di paglia.
In breve tempo raggiunsero la stalla non molto distante dal rifugio tedesco. Nel più assoluto silenzio entrarono. Gli animali alla loro vista non emisero alcun verso, evidentemente avevano capito dallo sguardo di quei quattro ragazzi dall’aria un po’ sbarazzina che erano i loro salvatori. Divennero “correi” insieme al vento che in quella notte oscura mistificava i rumori, e alla luna e alle stalle che celavano il loro bagliore.
I cavalli erano di una bellezza folgorante, tra di essi vi erano anche due lipizzani, probabilmente rubati ad un circo. Ma la bestia tra tutte che più fece tenerezza ai ragazzi fu il mulo che aveva tutta la pancia graffiata, forse dal troppo peso che ogni giorno era costretto a trainare.

Velocemente tagliarono come delle babbucce dai sacchi di iuta, le riempirono di paglia e le misero alle zampe degli animali in modo da rendere muto il rumore degli zoccoli.

Ognuno cavalcò a pelo quattro animali, ovviamente in quattro successivi viaggi; erano bravissimi come i butteri della Maremma. Ai lipizzani la fuga sembrò una danza come quella che facevano nel circo. Per loro era stata una fatica immane dover trascinare i cannoni!

L’alba ormai faceva capolino tra il cielo scuro e i quindici cavalli e il mulo erano finalmente liberi. I tedeschi si accorsero del furto, ma non poterono fare niente per acciuffare il colpevole perché gli Alleati avanzavano. Avrebbero voluto!

Così gli abitanti del paese ne fecero una leggenda pensando che quelli fossero i cavalli venuti dalla valle incantata, ma in cuor loro sapevano che erano arrivati lì grazie a quei quattro ragazzi…

Nel dicembre del 1943, Notaresco, come tutto l’Abruzzo, era occupato dai tedeschi, in ritirata dopo lo sbarco degli Alleati. La linea Gustav che da Gaeta arrivava a Ortona era stata sfondata e i tedeschi erano in rotta verso il nord.

*****

In tempo di pace, nel nostro paese, si diffondeva l’odore dei dolci natalizi che le massaie si affrettavano a preparare, ma questo era un Natale di guerra. Le scorte di farina, zucchero, olio erano al minimo. Quella sera nevicava, nevicava, e il paese era isolato e buio a causa del coprifuoco: non un focolare acceso, non una luce, ogni lumicino era spento; non un passante per le vie. Se si guardava da dietro i vetri, il nulla: solo il nero del buio e il bianco della neve. Sembrava essere tornati al Medioevo e ricordava il tempo presente solo il tuono dei cannoni cupo, sordo e tragico.

A Notaresco nel palazzetto del dottore erano ospitati dei parenti sfollati da Roma, ma tutti erano a letto. Faceva un freddo che gelava anche i pensieri e sotto le coperte almeno ci si riscaldava un po’. Nel silenzio irreale, ecco un singhiozzare metallico… Una macchina che procedeva a fatica, spense il motore proprio davanti al portone del medico. Uno sbattere di sportelli e il batocchio del portone che picchiò deciso, ripetuto, furono attimi… di
terrore! Chi poteva essere? Tutti si alzarono e si portarono
sul ballatoio della scalinata. Le donne sembravano dei grifoni con quei camicioni lunghi, quelle sanrocchine sulle
spalle e quelle buffe cuffie lanose. Dei grifoni appollaiati
su un albero, inseguiti da una muta di cani famelici.

Il dottore aprì la porta e due sagome imponenti tra la neve, che si divertiva a fare mulinelli, e il vento che raccontava di vite distrutte, di neve insanguinata. Erano tedeschi: «Ich habe Zahnschmerzen! Ich habe Zahnschmer- zen!» Il dottore non capiva ma, per fortuna, la cugina di Roma conosceva il tedesco. Tutto fu chiaro: il tedesco ordinava che gli venisse tolto un dente che lo tormentava da giorni. Il dottore accese il lume a petrolio, prese una pinza e armeggiò… Armeggiò in quella bocca cavernosa … Ed estrasse. I due tedeschi ripartirono e tutti tornarono a letto.

Dopo nemmeno un’ora di nuovo lo stesso singhiozzo metallico… E il batocchio scosso con violenza. La paura gelò anche le anime. Sulla soglia di nuovo i due tedeschi. Quello a cui era stato tolto il molare con la sua voce gutturale e minacciosa: «Doktor, Sie haben mir den gesunden Zahn, geziehen! (Dottore, mi ha tolto il dente sano!)».

Il dottore questa volta fece bene il suo lavoro e il portone di casa rimase chiuso per tutta la notte. Per fortuna!

A ricordo di una serata che avrebbe potuto rivelarsi tragica, rimasero due dentoni in “bella mostra” nella bacinella dell’ambulatorio.

______________________________
[1] Questo racconto è stato presentato al concorso “Nonna Raccontami” organizzato nel 2012 dalla Rivista La Perla del Molise diretta da Michela Mastrodonato. Il Racconto è riportato nel  n. 29-30-31 – (Sett 2011-Ago 2012) della Rivista stessa ed è stato pubblicato anche sul sito: www.associazioneabam.it.

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.