Home / Cultura / Cultura Popolare / Nonna Raccontami … A li timb’ d’ pasciò

Nonna Raccontami … A li timb’ d’ pasciò

Racconto meritevole per la categoria”ragazzi” di Luana Centorame.[1]

LA NONNA MI RACCONTA SEMPRE che ai tempi suoi si usavano vestiti di tela cuciti a mano e un vestito solo per la domenica e le altre feste.
A pranzo e a cena non c’era molta scelta; si mangiava pasta fatta in casa, fagioli o polenta e nelle occasioni di festa pasta e un po’ di carne, ma a volte solo l’odore. Lei giocava con
le bambole di creta, a campana, e quando pascolava le pecore,
si giocava in società. La creta bagnata si modellava fino a prendere la forma di bambola e poi si faceva seccare al sole. La vita in campagna era svolta sia dai bambini sia dagli adulti; i bambini dovevano pascolare le pecore, i tacchini e ne approfittavano per riunirsi a giocare. Gli adulti, invece mietevano, mantenevano i vigneti e raccoglievano il mais e le olive.

Aveva incominciato a lavorare all’età di quattordici anni come raccoglitrice e confezionatrice di ciliegie a Ravenna. Lei era la prima di dieci figli e vivevano tutti nella contrada di Piantara, in un casolare di campagna.

La giornata incominciava alle sei e mangiavano pane con l’olio e un po’ di salsiccia o pomodoro p’ lu sedijum; dopo si andava per i campi e si puliva l’erba in mezzo al grano e, quando era ora, si andava lì a mietere a mano. Verso l’una ci si ritirava per il pranzo fatto di pasta e fagioli. Subito dopo si riprendeva il lavoro cominciato la mattina e, alle quattro e mezza, s’ facej lu ‘rmbizz (il ristoro), cioè si mangiavano i biscotti della tresca o biscotti tagliati. Al calare della sera ci si ritirava per la cena, a base di insalata e frittata oppure affettato e formaggio, co- se semplici. La giornata si concludeva spesso con balli e canti, nonostante la stanchezza.

La nonna dice che di quei tempi le manca la spensieratezza e gli amici. Lei ricorda con nostalgia quando andavano a scuola, si dovevano lavare le scarpe alla fonte di Atri.

La nonna era molto rispettosa delle persone anziane; per questo le chiamava “a signorì”.

Ancora adesso, la nonna arciuvilisc’ li num, cioè li accorcia. Ad esempio lo zio Raffaele è chiamato Fifì, Emidio diventa Mnucci’ e Angela Ngiulin’.

La famiglia della nonna è detta comunemente Fior d’ terr’. È una tradizione dare un soprannome alla famiglia. Ci sono ad esempio li Prichicc’, li Grott’, Clfon, lu Cambless… o tra i più strani troviamo lu Cucul, Longrrizj, lu Zì, lu Nece’, Taja Taja che si chiamano così per via di un fatto accaduto: «Ce statej un chi jozz a cumpra’ lu presutt. Euell ch l’ vennej diss: “Ma quan- de n’ vu’?” E ess: “taje, taje!”. Lu vendtor taje: “Sci, ma quande n’ vù?”. E quell: “Ddu fett ‘mbacc all’oss”» (C’era stato una volta uno che era andato a comprare il prosciutto. Quello che lo vendeva disse: “Ma quanto ne vuoi?”. E lui: “Taglia, taglia!”. E il venditore taglia: “Sì, ma quanto ne vuoi?”. E quello: “Due fette attaccate all’osso”.)

La nonna spesso si esprime con dei proverbi. Quando è la Candelora, il giorno di San Bia- gio puntualmente dice: «Curr, curr, Cannelor ca t’arriv Biascial s’ c’ sta lu sulitill sem mezz a ‘verrnarill, s’ c’ sta lu sol ban’ dall’invern sem for» («Corri corri Candelora, che arriva San Bia- gio. Se c’è poco sole siamo ancora d’inverno, se c’è un sole buono dall’inverno siamo fuori»)

Quando una persona insiste a fare sempre le stesse cose, lei interviene così: «Daja, daja la cipoll devent aje» («Dagli e dagli, anche la cipolla diventa aglio»).

Uno strumento musicale tipico abruzzese è il ddu bott composto da bassi, mantice e ta- stiera. Io ho ereditato questa passione dai nonni e lo suono da quattro anni e mezzo.

È così che mia nonna passava i giorni a quei tempi. Io penso che allora fosse bello, anche se non c’era tutto ciò che abbiamo noi. Si stava meglio, dice la nonna, ora c’è troppa pigrizia.

______________________
[1] Questo racconto è stato presentato al concorso “Nonna Raccontami” organizzato nel 2012 dalla Rivista La Perla del Molise diretta da Michela Mastrodonato. Il Racconto è riportato nel  n. 29-30-31 – (Sett 2011-Ago 2012) della Rivista stessa ed è stato pubblicato anche sul sito: www.associazioneabam.it.

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.