Home / Cultura / Cultura Popolare / Nonna Raccontami – A fior di memoria .. la tresca

Nonna Raccontami – A fior di memoria .. la tresca

Racconto[1] di Roberto Manzi

tresca 2
La tresca

Ricordo i giochi della fanciullezza, come giocare con la creta delle Macchie, il turratill, lo scarcatregno, la freccia, lo stuzza bottoni e molti altri.

 Ricordo di più e meglio: la tresca. Non era un gioco, ma una realtà e una necessità della vita dei contadini. Nel mese di giugno si preparava l’ara per la trebbiatura sul Monte di Coppa. Il capo della mia famiglia insieme ad altri cinque o sei capofamiglia si riunivano nella bottega di mio padre per mettersi d’accordo sul giorno più conveniente a tutti per la preparazione dell’ara.

Io ero ancora un ragazzo, ma ero molto contento di sentire parlare di queste cose, che preludevano a giorni gioiosi con gli altri ragazzi.

I capofamiglia facevano la conta per chi doveva fare il primo acchione o meta, perché il terreno era in pendenza. La conta continuava per il secondo acchione, il terzo e via di seguito. L’ultimo classificato era il capofamiglia che avrebbe cominciato per primo la tresca, ed il primo l’ultimo.

Si riempiva l’ara di grano, si portavano due somari ai quali veniva imposto un collare tenuti insieme da ‘r iuve, costituito da una trave di legno con dei buchi al centro a cui veniva legata l’estremo di una fune o di una catena, mentre l’altro estremo era legato ad una pesante pietra (li- scia). I somari venivano guidati girando sul grano più volte per ore e ore, finché il grano era pronto alla spagliatura, la separazione del gra- no dalla paglia.

Per noi bambini il piacere era quello di giocare insieme sulla paglia e poi gustare la vuvtèlla la mattina e una bella zuppetta il pomeriggio.

La tresca durava fino alle due del pomeriggio. Dopo il pranzo si separava la paglia dal grano. Se non tirava vento la spagliatura era problematica, ma in ogni modo si doveva pulire l’ara per il giorno dopo. La paglia veniva conservata dentro la masseria. Verso le sei o le sette di sera si faceva il primo trasporto di grano a casa.

La nonna preparava la cena che si gustava sull’ara verso le nove di sera. E dopo aver mangiato si preparava l’ultimo trasporto di grano a casa. Arrivati tutti a casa, ci si dava una pulita e si andava a riposare, per poi ricominciare la mattina dopo. Finché tutte le famiglie avevano finito di sistemare il grano, potevano passare anche venti giorni.

È questo il ricordo più felice e gioioso della mia infanzia.


_____________________________
[1]
Questo racconto è stato presentato al concorso “Nonna Raccontami” organizzato nel 2012 dalla Rivista La Perla del Molise diretta da Michela Mastrodonato. Il Racconto è riportato nel  n. 29-30-31 – (Sett 2011-Ago 2012) della Rivista stessa ed è stato pubblicato anche sul sito: www.associazioneabam.it.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

 

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.