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Nino Caffè, l’almosaviano di Alfedena

di Enzo C. Delli Quadri

Nino Caffé e i suoi pretini
Nino Caffé e i suoi pretini

Nino Caffè nacque ad Alfedena in  provincia de l’Aquila nel 1909.  Studiò a L’Aquila  e, all’età di 11 anni, nel 1920, seguì la sua famiglia ad Ancona. In quel luogo ebbei primi insegnamenti di pittura. Nel 1931, all’età di 22anni, si inserì nella vita culturale ed artistica di Pesaro, dove frequentò i vari artisti locali, Bruno Baratti ed altri.

I pretini di Nino Caffé
I pretini di Nino Caffé

La sua vena artistica iniziò a mostrarsi già nello stesso anno dell’arrivo a Pesaro. E ottenne subito un premio:  il Premio Internazionale d’Arte Sacra in Padova, a cui, dopo molte esposizioni, seguì, nel 1934, il Premio per la pittura – Intersindacale di Recanati. Nel 1935 si diplomò presso l’Istituto Superiore di Belle Arti di Urbino. Furono gli anni in cui si affermò a livello nazionale, tant’è che nel 1938, alla Biennale di Venezia, ottenne il Premio Acquisto di S.M. il Re, a cui fece seguito, nel 1940, alla  Mostra Nazionale di Milano, il Premio per un’Allegoria di guerra.

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I pretini di Nino Caffé

Iniziò il periodo delle grandi esposizioni sia personali che collettive:
1941 Galleria Gian Ferrari – Milano
1943 Palazzo Ducale – Urbino
1944 Palazzo dei Governo – Forlì
1945 Galleria S. Marco – Buenos Aíres
1945 Galleria d’Arte – Rovereto
1946 Galleria Gian Ferrar! Milano
1948 Galleria Case Rossini Pesaro
1950 Galleria l’Obelisco – Roma
1951 Galleria l’Obelisco – Roma
1951 Pittura Italiana Contemporanea in Germania
1953 Galleria KnoedIer – New York
1954 Galleria Tooth – Londra
1954 Galleria l’Obelisco – Roma
1960 Galleria l’Obelisco – Roma
1962 Galleria Ghelfì Verona
1964 Galleria Ghelfi Montecatini
1971 Galleria Gianferrari – Milano
1971 Galleria Patrizia Montecatini
1972 Galleria Ghelfì Verona
1972 Galleria il Vicolo – Mostra di Grafica – Genova.

I pretini di Nino Caffé
I pretini di Nino Caffé

Il suo punto base di lavoro passò, nel 1946 da Pesaro a Roma, dove si appoggiò alla galleria l’Obelisco, che, proprio con una sua personale, aprì nel 1953  la sede a New York. In quella occasione Il Metropolitan Museum acquistò una sua opera. Nel 1963 chiuse lo studio romano e fece ritorno a Pesaro, pur continuando a collaborare con la galleria l’Obelisco.
In questa città Nino Caffè morì nel 1975.

La sua opera fu apprezzata a livello nazionale ed internazionale. Nel tempo sono continuate le sue esposizioni come quelle del:
2002 Galleria Viola – Milano
2003 Strasburgo 21-24 ottobre Parlamento Europeo

Nino Caffè è stato consacrato nel mondo come il “pittore dei pretini”.

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I pretini di Nino Caffé

Qui di seguito riporto alcuni stralci di articoli che intellettuali di rango internazionale gli hanno dedicato, a dimostrazione delle qualità artistiche ed umane di questo indiscusso artista di origine ALMOSAVIANA: Nino CAFFE’

I pretini di Caffè
di Aldo Palazzeschi (Firenze, 2 febbraio 1885 – Roma, 17 agosto 1974) poeta e scrittore italiano, padre della neoavanguardia.

Infinite sono le vie dell’arte, e ogni qualvolta una nuova si scopre ci reca quella felicità, quasi un’ebbrezza, che solo l’arte può dare. Questa felicità me hanno recato, oggi, i pretini di Nino Caffè. Prendendo a soggetto i giovani seminaristi nella vita comune, in refettorio seduti a mensa, in un’ora di ricreazione nel cortile del seminario o sulla spiaggia del mare, candidamente addormentati sognanti la mitria e la porpora, l’artista ha saputo trarre dal nero, il simbolo delle cose austere o dolorose, la gioia pura e semplice.  Un problema pittorico felicemente risolto che costituisce la sua conquista e per noi la novità: la poesia. Nino Caffè è colto, ma nel calore della sua arte l’istinto prevale; fatto tesoro della classicità toscana vi aggiunge una nativa sensualità nel colore per cui, se dovessimo conferire a questo marchigiano una patria ideale, è verso il leone alato che ci dovremmo rivolgere.  Né sfuggirà all’osservatore, profano o competente, il movimento e il senso architettonico raffinatissimo del suoi quadri.

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I pretini di Nino Caffé

Gli insetti umani
di Graham Greene 1960 (Berkhampsted, 2 ottobre 1904 – Corsier-sur-Vevey, 3 aprile 1991) scrittore, drammaturgo, sceneggiatore,

Nei paesi cattolici, quali l’Italia e l’Irlanda, si trovano esseri umani, rivestiti di nero, solitari, con una tendenza a rintanarsi, ma attivi, informatissimi, appassionati di bicicletta e, in Irlanda, addirittura di tandem. I loro correligionari li soprannominano, cordialmente, scarafaggi. Il signor Caffè è un entomologo che ha dedicato la sua esistenza all’attento studio di questi insetti umani: e lo studio produce sempre affetto, anche se non sempre reverenza. Non pensate, neanche fuggevolmente, che il signor Caffè abbia trovato un facile modo di divertirci, travestendo un uomo qualunque con la tonaca, la berretta ed il cappello nero. Qua e là, occasionalmente, troviamo nei suoi quadri individui che non sono veri preti, nè vere monache, per quanto lui li avvolga nel panno nero. Questi laici travestiti si riconoscono subito. Allo stesso modo, identificheremo uno dei suoi preti veri, anche se, per un’occasione mondana, avesse dovuto adottare la cravatta ed il colletto dei secolari. La qualità stessa della sua malizia lo rivelerebbe. Perchè il signor Caffè non si limita ad essere un entomologo, è anche un attentissimo psicologo. Ecco ritratto, in un museo, il gruppo di preti che, ammirando un quadro, ce lo nasconde (ma è certo un quadro rispettabilissimo), mentre un pretino isolato indugia accanto al Cavalletto di un copista (forse un Rubens?). Ed ecco i preti sorpresi da un vento improvviso che sconvolge il loro bucato steso ad asciugare (hanno gesti ampi e disperati perchè qualunque crisi di ordine materiale li spaventa). Ecco I preti che tentano, senza risultato, di far le grandi pulizie pasquali (le loro eccellenti Perpetue manovrerebbero ben altrimenti le scope!). Un pochino di vanità, di infantile candore (si tirano palle di neve, fanno il bagno, sognano mitrie ad occhi aperti, o cercano conchiglie nella sabbia). E, ancora, la assoluta incapacità di affrontare 1’esistenza (si scambiano le scarpe deposte in sacrestia, perdono i cappelli). Una tremenda timidezza davanti ai grandiosi quadri del Palazzo vescovile – non si può metter in dubbio la tenerezza dei signor Caffè per I suoi scarafaggi. Con quanta pazienza ne ha osservato il goffo inchino, il piccolo gesto gaio, lo spaventato volger del capo. Nessuno oserebbe turbare, con fragorose risate, quest’incantevole regno, dove le preoccupazioni terrestri sono trascurabili, poichè un caritatevole Iddio, che conosce e scusa anche la vanità, anche la timidezza, risolverà le preoccupazioni celesti, Infatti il signor Caffè rammenta, e noi rammentiamo, che gli scarafaggi, con le loro piccole affettazioni, sono tuttavia uomini con una vocazione.  Talvolta, e l’artista lo suggerisce, possono anche esser santi. Ecco il vecchio sacerdote che legge il breviario all’angolo dei tavolo, mentre la Perpetua toglie la tovaglia ed i magri resti del magro pasto. Ecco i pretini gremire le scalinate, ad un incontro di base-ball. Forse la loro vita può sembrar più facile della nostra. Ma la loro morte è più difficile. E un giorno, ricordando colui che, quasi anonimo, siede in quarta fila tra gli spettatori, potremo dire – Padre Tal de’ Tali? Vi ricordate quanto si arrabbiava se paragonavamo il base-ball al rounders? Riposi con Dio. Era un brav’uomo ..

I pretini di Nino Caffé
I pretini di Nino Caffé

Calendario 1989
di Mario Soldati (Torino, 17 novembre 1906 – Tellaro, 19 giugno 1999) è stato uno scrittore, giornalista, regista e sceneggiatore italiano

La pittura di Nino Caffè, la pittura che egli oggi ci offre, è il risultato non di un’avventura, ma di una consapevole maturazione; se così non fosse se ne vedrebbero qua e la i segni. Caffè non si muove tra gli uomini, come tanti altri artisti, indifferente, apatico, scontroso, staccato. Crede in loro e si sforza a comprenderli. Egli ha ben capito che, nella verità degli altri, gli sarà dato di trovare la sua propria verità. Anche se gli deve costare; poiché gli uomini non si aprono volentieri con i propri simili, al contrario, tendono a mascherarsi; soprattutto quando hanno di fronte qualcuno che non si contenta di osservarli, ma li spia e li fruga nelle loro pieghe più gelose.  Questi personaggi il pittore li chiude sempre in una atmosfera, non li lascia isolati, non li fa esaurire in se stessi. Ebbene, è a quella atmosfera che bisogna, a mio parere, guardare: cioè al tono e al senso dei quadro; che non sono caricaturali, sono semmai, elegiaci. Il pittore non deride quelle sue creature, ma le compassiona; e, compassionandole, implicitamente, le ama. E anche l’altra sua pittura, quella che si potrebbe chiamare non più narrativa, ma descrittiva, tende all’elegia, ci siano o non ci siano, al centro di essa, delle creature umane. Elegie, infatti, sono le sue nature morte; elegie certi quadri di paesaggio il clima dei quali appare dei tutto affidato, ad un particolare apparentemente trascurabile: una cabina, una capanna di contadino, un albero, un cespuglio. Perché, come tutti gli elegiaci Caffè ama le cose piccole, le cose quasi senza significato, e guai se non le riscattasse. Gli sembrerebbe, se non le riscattasse e salvasse, di non esser sincero. ……………omissis……….

Nino Caffé
Nino Caffé

Il pretino di Caffè si è fatto adulto
di Mario Perani (Roma, 3 agosto 1925) è un giornalista, economista e scrittore italiano.

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Il pretino di Caffè si è fatto adulto, è diventato ve. scovo e cardinale, ad insidiare la sua calma pretonzolare ormai non sono più solo benevoli diavoletti, ma i dubbi dei dissenso, della contestazione. Le architetture che lo circondano, nelle quali fugge con svolazzar di tonache, non hanno più la quieta composizione claustrale, ma sono aperte a quinta di una commedia che sovente è dramma. Il fascino narrativo delle composizioni di Caffè è rimasto immutato: ogni sfondo è risolto nel tratto dei talento sempre sicuro, ogni personaggio recita la sua parte. Ma non basta: Caffè è andato più avanti, il suo discorso, non scapitando In qualità pittorica, ha assunto toni più maturi, non solenni, ma più tesi. Una vita, si intitola un olio recente: appesi ad un muro gli abiti delle tappe di una carriera nel magistero dei Signore, dalla tonachetta del seminario alla porpora. All’ultima tappa, sul muro, come una tenue sindone e per terra un mucchio di ossa.

Dall’opera buffa all’opera seria

di Luciano Budigna (Trieste1924), psicologo, poeta, critico d’arte

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Recandomi a visitare la mostra che lo scorso mese i Ghelfi hanno ordinato a Nino Caffè nella loro galleria veronese, non avevo dunque ragione di aspettarmi grandi sorprese: avrei ritrovato – pensavo – l’amabile ironia emblematizzata nelle vicende curialesche o parrocchiali, lo humour noir delle tonache svolazzanti al vento infernale della storia, la gentilezza un pò grottesca dei cori di chierichetti, il piacere dell’aneddoto e dell’idillio giuocati in chiave surrealista; avrei ritrovato pensavo con lietezza anche maggiore – la bella pittura di nobilissime ascendenze fiamminghe e rinascimentali (e le antiche allusioni al Magnasco), il gusto straordinario per le invenzioni luministiche, per i toni desuetamente sommessi, e d’improvviso accesi da misteriosi bagliori o da squillanti tocchi cromatici. Avrei ritrovato – continuavo a pensare – il Nino Caffè di un tempo, forse appena più raffinato e impreziosito, magari un poco estenuato dall’iterazione della propria pur felicissima cifra. La sorpresa, per contro, c’è stata, e grande. Perché, sì, ho puntualmente ritrovato tutte le magnifiche pecu1iarità che mi aspettavo dal “vecchio” Nino Caffè; ma subito al primo sguardo ho potuto individuare la misura del salto qualitativo (e, se si vuole, anche quantitativo), del prodigioso balzo in avanti che in questo arco di tempo il pittore aveva compiuto. Altro che estenuazione, altro che impreziosimento! Con ogni evidenza Caffè ha sbaragliato tutte le insidie della “cifra “; e lo ha fatto da par suo: cioè senza abdicare minimamente ad alcuna delle precedenti conquiste linguistiche e morali, senza lasciarsi tentare dalle possibili suggestioni sperimentalistiche che da ogni parte gli si offrivano, sì procedendo in profondità e in ampiezza con tesa coerenza spirituale e operativa. A cominciare dalle dimensioni delle opere: le dimensioni fisiche – e chi non lo sa? – contano assai poco a fronte della dimensione poetica; tuttavia, in certi casi, possono essere estremamente indicative, se non d’altro, di un atteggiamento mentale. Così, per Nino Caffè, l’aver abbandonato la misura dei “pretini” a vantaggio di una volontà di “far grande”, sta a significare necessariamente la crescita di un impegno espressivo e rappresentativo non più condizionato da giovanili remore psicologiche; anche, e soprattutto, un aumento della potenzialità drammatica della sua autonoma Weltanschauung, della sua inconfondibile visione del mondo.  …………………omissis…………….

I pretini di Nino Caffé
I pretini di Nino Caffé

Fonti
Antologia Artisti Abruzzesi Contemporanei – Edizioni Trebi – Pescara (1960)
Catalogo generale 1° volume 2001 – 2° volume 2003
Aldo Palazzeschi: Presentazione ad una Mostra Personale (1950)
Wikipedia

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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