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Nen ve m’bare regagne, ve le dienghe. Non insegno doni, li offro

Poesia di Antonia Anna Pinna
in dialetto di Villalago con traduzione

Nen ve m’bare regagne, ve le dienghe.

Nen ve m’bare regagne,
ve le dienghe. 
Nen bace fiouere,
ma guance de criatouere j de viecchie.
Nen me n’vende buceje,
le stambe.
Nen m’addumanna’ niende,
jeje ne tienghe voce ma palpete.
Putesce spareje
ma me vuoglie cungede le lusse
de darve fastejede
i de mette le puvece
alle recchie chiu’ chiouese.
Fusce femmena
se nen fusce mamma
i pe quesse comblece de la morte.

Non insegno i miei doni, li offro.

Non insegno i miei doni,
li offro.
Non bacio camelie
ma guance di bimbi e di vecchi.
Non invento bugie, 
le conio.
Non mi fate domande
io non ho voce, ma palpiti.
Potrei sparire
ma mi concedo il lusso
di disturbarvi
e di mettere le mie pulci
nelle orecchie più chiuse.
Sarei donna
se non fossi madre
e quindi complice della morte.  

About Antonia Anna Pinna

Antonia Anna Pinna, Abruzzese di Villalago (AQ), lavora in Banca d’Italia. Ama la scrittura e, in particolare, la poesia che nasce dal suo profondo amore per ogni forma di vita, dal suo essere donna, madre e moglie.

Un commento

  1. Marinelli Antonio g.

    Grazie donna, moglie e madre.
    La morte può attendere.

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