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Nel magico Refettorio del Sacro Speco di Subiaco

Remo de Ciocchis 

              Quando si va a visitare il Sacro Speco di Subiaco, quello che ti è permesso di vedere, come turista, è già tanto da farti un’ idea superlativa della bellezza del luogo e delle opere artistiche che nei secoli in esso sono state realizzate. Ma non tutto viene fatto vedere e quasi sempre i segreti ambienti non sono riportati nemmeno nelle guide. Si tratta dei luoghi più intimi dell’Eremo, di cui spesso il turista ignora l’esistenza e ai quali si può accedere solo se qualche monaco amico ha il piacere di introdurci.  Sovente accade che qualcuno di questi ambienti  costituisce un’inaspettata e lieta sorpresa, che  rimane così profondamente impressa nell’anima,  per cui  nel futuro spesso ritorna nostalgica e cara nel ricordo, facendo risorgere il desiderio di riprovarla.
           E’ quanto è accaduto a me e al mio amico Gigino Falasca quando il caro benedettino Don Mariano Grosso la mattina del 7 settembre 2016, durante la visita che abbiamo fatto al Sacro Speco da lui guidata, ci ha permesso eccezionalmente di visitare anche l’antico Refettorio, tra l’altro di recente restaurato (2013). 
         Io avevo visitato più volte la Chiesa Superiore e l’attiguo Giardino dei Corvi, dove sulla sinistra si staglia un’ enorme e incombente rupe, mentre in fondo c’è la statua di S. Benedetto, che ha il braccio destro alzato con la mano aperta, rivolta al roccione, per evitare che esso possa precipitare. Infatti sul piedistallo della statua sta scritto: “Ferma, o rupe. Non danneggiare i figli miei”.
        Ebbene ero entrato altre volte in questo giardino, ma mai mi ero reso conto che proprio all’ingresso sulla destra ci fosse una strada in discesa, che portasse a un antico Refettorio. Io e Gigino, guidati da Don Mariano, l’abbiamo per la prima volta percorsa, giungendo dinanzi a un cancello. Essa non viene quasi mai attraversata dai normali turisti, che visitano il Sacro Speco. Don Mariano ha voluto quindi farci un gradito dono.  Ce l’ha fatta percorrere e dopo aver aperto il cancello ci ha condotti, attraverso un piccolo corridoio, a farci vedere un vero e proprio gioiello di questo monastero: un ampio, rettangolare e artistico Refettorio, al cui primo contatto sono rimasto subito colpito.
Non mi sarei mai aspettato che ci fosse nel Sacro Speco ancora un ambiente da visitare di tale squisita originalità, non solo per l’arte che conserva, ma anche perché esso si sposa con la bellezza naturale, sito com’è proprio in basso nel cuore della valle dell’Aniene.
      In me è sorto subito il desiderio di approfondire la conoscenza di questa splendida opera, che appare gelosamente custodita.
       Il Refettorio si presenta come una lunga sala rettangolare, abbastanza larga e particolarmente alta. Esso è costituito da tre parti ripartite da due arconi, mentre il soffitto presenta volte a crociera.
      Le sue origini sono certamente medievali o per meglio dire trecentesche. Ho successivamente appreso da Don Mariano, che la sala nel XIV secolo  era un Dormitorio che poi fu trasformato in Refettorio.  Oggi invece essa è usata come Cappella.
       Questo ambiente, quasi sotterraneo, ha avuto in me la capacità di stupirmi più volte.
La prima meraviglia è consistita  nel trovarmi all’improvviso al centro di un artistico salone, che ha nelle sue due pareti meno lunghe di fondo grandi e suggestive pitture. Su quella di sinistra entrando è raffigurata, in modo straordinario, L’Ultima Cena con Gesù a capotavola, con Giovanni che poggia affettuosamente il capo sulla sua spalla, mentre Giuda non è seduto con gli altri apostoli, ma per terra e senza aureola. Questo ampio dipinto mi ha stupito anzitutto perché io non avevo mai visto un Gesù a capotavola, abituato a vederlo al centro di essa, come ce l’ ha raffigurato Leonardo da Vinci. 

    Altrettanto straordinaria per le consistenti proporzioni delle figure si presentava sul fondo destro entrando La Crocifissione, più o meno grande come L’Ultima Cena, avendo ai lati di Gesù Crocifisso Maria, Giovanni, S. Benedetto,  S. Scolastica e alcuni Santi Dottori della Chiesa. Sotto questo dipinto c’è un semplice altare, verso il quale sono rivolti i banchi, quando la sala viene oggi usata come Cappella.

     In questo Refettorio esistono un po’ ovunque sparse pitture di epoche diverse che vanno dal XIV al XIX secolo, tutte degne di un discorso storico e artistico. Immagino i complessi problemi di sovrapposizione e di recupero che saranno stati affrontati  per esse. Ma fugaci visitatori come noi, non possono che limitarsi alle prime impressioni che il Refettorio suscita.  E infatti la seconda meraviglia l’ho provata quando Don Mariano ci ha mostrato il dipinto denominato La piattaia.

     Esso si trova precisamente sotto un ovale finestra,  all’estremità destra della lunga  parete, prospiciente verso la porta d’ingresso. Stupisce vedere come i piatti siano conservati su una credenza, che si presenta come una tavola imbandita con tanto di bianca tovaglia. In questa piattaia  in verità è chiara l’intenzione di raffigurare simbolicamente in qualche modo L’Ultima Cena, senza la presenza dei protagonisti. Infatti soprattutto i dodici piatti, imbanditi sei sul lato destro e altrettanti sul lato sinistro, fanno chiaramente pensare agli Apostoli. Il grande piatto centrale sul davanti simboleggia  certamente il Cristo. Colpisce anche vedere ai lati di esso altri due normali piatti in cui si trova il pane con sopra un coltello e poi eleganti recipienti e piccoli bicchieri cilindrici per il vino ai bordi della piattaia. Ciò fa indubbiamente pensare all’uso che del pane e del vino  fece Gesù nell’instituire il rito dell’Eucaristia. 
       L’ingresso in questo Refettorio si trova  al centro di una delle due più lunghe pareti, dove non vi sono i dipinti de L’Ultima Cena o de La Crocifissione, mentre dirimpetto, cioè nel mezzo dell’altra lunga parete, si può accedere a un ampio balcone, da cui si ha una visione panoramica straordinaria, che per me ha costituito la terza meraviglia del Refettorio.
       La Valle dell’Aniene è in genere dai turisti ammirata dall’alto, ma dal balcone del Refettorio essa è contemplata dal basso. E’ come ritrovarsi in una delle parti più profonde e nascoste della sua natura. Non solo, ma direi anche più sconosciute e belle. E’ come trovarsi d’un tratto dinanzi ad uno spettacolo, caratterizzato da una silvestre sinfonia,  che era riservato ad essere goduto solo da anime consacrate a Dio e degne della gioia che tale visione suscitava in esse.  Dinanzi alla magnificenza  di questo prezioso angolo della valle dell’Aniene, ben si comprende come nel passato si è voluto proprio qui  creare un Dormitorio. Era un modo aristocraticamente spirituale di lasciarsi cullare di notte dall’invisibile bellezza di Dio, per poi la mattina scoprirla in tutto il suo splendore. Ma la magia naturale del sito ha fatto sì che anche gli usi successivi della grande sala, cioè il Refettorio e la Cappella risentissero di essa. Non si può nemmeno escludere che gli stessi artisti, che hanno creato le  opere d’arte che la sala contiene, dinanzi all’incantata armonia di questo paesaggio,  siano stati stimolati a produrle con maggiore convinzione e dignità.
       La visita che io e  Gigino insieme con  Don Mariano abbiamo fatto dell’antico Refettorio del Sacro Speco ha in noi suscitato quindi profonde impressioni. Ma chissà quanto altro esso potrà dire a chi ne conosce profondamente la lunga storia. A noi è bastato cogliere l’unicità della sua meraviglia segreta. E soprattutto abbiamo avuto la consapevolezza di aver conosciuto uno scrigno artistico e naturale di rara bellezza,  in cui hanno vissuto e operato uomini animati dalla viva fede in Dio.

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

2 commenti

  1. ….E noi lettori abbiamo goduto di riflesso, “la silvestre bellezza” del luogo -refettorio del Sacro Speco- attraverso parole intrise, certo, di fede e cultura

  2. …E noi lettori abbiamo goduto”la silvestre bellezza del luogo-refettorio del Sacro Speco-da parole certo intrise di fede e di cultura.Grazie.

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