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Un negozio d’altri tempi

Racconto di Ida Busico

Agnone Corso Garibaldi
Agnone Corso Garibaldi

Tanti anni fa e per quasi trent’anni, in Corso Garibaldi c’era un negozio di Generi Alimentari , anche se definirlo così non è proprio il modo giusto.

Come sempre a quei tempi, la licenza abbracciava una infinità di articoli: dai generi alimentari alla merceria, dai tessuti  alla cancelleria, dalle ferramenta ai detersivi  fino agli articoli per neonati…. insomma quasi un odierno supermercato ma di dimensioni ridotte.

Lo gestiva mia madre, Rosaria, che lo aveva rilevato, a metà degli anni ’60, da un’anziana signora conosciuta da tutti come “Cunc’ttina Papparella” (Concetta Antonelli Capone) o, più semplicemente,  Papparella.

Cunc’ttina, donna tenace e dal carattere forte, era la madre della mia madrina di battesimo. Aveva affidato il suo negozio, che era stato tutta la sua vita, a mia madre, non prima di averla istruita e addestrata sulla buona gestione di questo esercizio, e mia madre aveva imparato perfettamente e in poco tempo, sì da diventare una negoziante provetta: gestiva il negozio con professionalità e attenzione, molto benvoluta da tutta la sua clientela che ella rispettava fino all’inverosimile trattandola con la massima trasparenza e discrezione, ma soprattutto aveva capito che gestire efficacemente un negozio alimentare significava saper riconoscere la qualità dei prodotti e il loro consumo, oltre che saper comunicare con la clientela, gestire le sue obiezioni, capire i clienti difficili!ida Erano tempi in cui si acquistava anche a debito e mia madre non negò mai a nessuno questa possibilità fidandosi sempre di tutti.

Mio padre, falegname, aveva provveduto a rimodernare un po’ gli arredi del negozio allestendo banconi, vetrine e scaffali.
In breve tempo il negozio acquistò una clientela numerosissima tanto che spesso mio padre era costretto a lasciare la sua falegnameria per dare una mano a mia madre, specialmente il sabato e la domenica mattina quando dalle zone rurali affluiva in Agnone una moltitudine di contadini che tornava al paese per le provviste approfittando anche del mercato settimanale.
Un’altra fetta di clientela era rappresentata dagli studenti  del Liceo Scientifico quando questo era ubicato in Corso Garibaldi, nello stabile del convento di Santa Chiara. La mattina, intorno alle otto, prima del suono della campanella,  il negozio era strapieno di studenti: tutti che avevano fretta perché, tutti, volevano entrare in orario.

C’era chi comprava solo gomme da masticare, chi solo penne, chi righe e matite, chi fogli protocollo per il compito in classe …. e chi invece entrava esclusivamente per il panino.  I panini arrivavano caldi e fragranti puntualmente, ogni mattina, intorno alle otto meno un quarto. Rivedo ancora oggi  Gino La Morgia o l’aiutante Ninotto, arrivare dal panificio Bomba con la cesta di panini appena sfornati, caldi e profumati come solo il pane caldo può profumare!

Al solo sentirne l’odore, in un batter d’occhio tutti volevano il panino,
chi col salame,ida2 chi col prosciutto, chi col formaggio, ma il panino che andava per la maggiore era quello con la Nutella (non era proprio Nutella ma una crema bicolore…) e tutti speravano di inaugurare l’apertura del barattolo…. così mia madre poteva abbondare un po’ di più con la crema da spalmare!!!!
Purtroppo c’era anche chi, scappando nei pochi minuti della ricreazione, arrivava trafelato chiedendo a mia madre un rimedio per un malessere passeggero (vero o inventato per sfuggire a qualche interrogazione) e lei, come fosse un proprio figlio, rimediava il farmaco, coccolava e rassicurava amorevolmente. Ormai aveva imparato a conoscerli, uno ad uno.

Intorno al 1969/70, precisamente non ricordo, il Liceo cambiò ubicazione e Corso Garibaldi , come il negozio, perse il viavai di giovani studenti. Mia madre rimpianse per molti anni quell’affollamento mattutino che salutava il nuovo giorno di una giovane negoziante.

Verso la fine degli anni ’80, o poco più, anche mia madre, per motivi personali legati alla salute di mio padre, lasciò l’attività, ma in tutto il rione della Ripa e anche oltre è rimasto il ricordo di quel negozio.
Mia madre abita sempre là, in Corso Garibaldi, ora fa la maestra di ricamo (sempre nei locali di Santa Chiara messi a disposizione dall’amministrazione comunale). Segue un bel gruppo di allieve, signore che hanno l’hobby del ricamo a mano e lei, avendolo imparato a suo tempo dalle Suore, è una vera maestra  e con lo stesso amore lo tramanda alle sue allieve.
Se talvolta le capita di incontrare qualche ex-liceale che si ferma a salutarla, è inevitabile che il ricordo di entrambi  torni a quel negozio…  e alla scia di profumo lasciata da quegli indimenticabili panini!

Oggi sull’ingresso del negozio c’è una saracinesca marrone perennemente abbassata: è il simbolo della metamorfosi di un intero quartiere,  una volta popoloso, allegro e pieno di bambini, oggi per lo più abbandonato o abitato solo da anziani.

 


[1] Ida Busicomolisana di Agnone (IS), laureata in Scienze Biologiche, ama il teatro, la musica , la lettura e soprattutto le piace descrivere le emozioni e i ricordi d’infanzia.

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Flora Delli Quadri

 

About Flora Delli Quadri

Flora Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Matematica in pensione. Si occupa di cultura e politica; pur risiedendo altrove, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine che coltiva in forma attiva.

4 commenti

  1. Grazie Ida, hai rievocato i profumi e quell’atmosfera unica che la “signora” del negozio, dove entravo per acquistare la merendina, sapeva creare. Grazie anche per aver posto l’attenzione sulla “saracinesca marrone, perennemente abbassata”

  2. Antonia Anna Pinna

    Storie diverse ma simili, sono presenti nei nostri ricordi. L
    a puteca d’nonna Flavietta aveva i profumi dei frutti della terra che ora non si avvertono più.

  3. Daniela zarlenga

    Ho riprovato brividi,colori e odori nel leggere questo splendido racconto,grazie di cuore!

  4. Bella descrizione attenta e precisa, quasi affettuosa, di un negozio, che verosimilmente si potrebbe trasferire anche ad altri negozi, anche del mio paese, in tempo lontani…Allora sì, c’era il libretto col quale si andava a fare le compere nel negozio di fiducia… Era il rapporto fiduciario che dava valore alla carta di DEBITO/ credito!( il bancomat )di quel tempo!

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