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Mpassulóite – Immobile

Poesia di Michele di Ciero [1]

I giovani, che avranno la fortuna di leggere questa poesia, potranno cogliere e raccogliere gli antichi valori di una famiglia e il senso buono del sacrificio, di ciascuno.

‘Mpassuloite

lampada-olioSfraddutt’ arsecchenoit ‘e l’occhie lustre
stava rhu viecchie stritt’alle cuperte
a cape, a piede, a late a rhu curnicchie
chire sojja sesperenne.
Pògnera stretta sott’a la mandoira
la moglie aiiettemava “bella mojja”.
Rhu miedeche meniute pé la vista
eva stuorte rhu musse e s’n’eva jute.
Chiagnenne e alluccuanne, puverella
era perta la cascia de zoita:
tugliette rhu vestite de veogna,
le stevalette, rhu cappelle noire,
e preparette tutte pe vestirre.
Derne la voc’a tutte rhe pariente
e, mo stavane tutte loc’attuorne.
A rhu pezzuiche, cant’a la fenestra,
appennerne la liuce all’embrunoie
e gna’nce se vedette cchiuù pe crojja
la nora jett’a toglie nu lemoine
levette na ‘zegnetella de papoile
e l’appeccette. Gna la luce iette
‘mbaccia rhu viecche, spalazzette l’uocchie,
guardette ‘mbambaloite attorne, attorne
e decette zufflanne ‘na vucella:
“Embè, che c’entra, mo,  ppecciè ssa liuce?
N’etè fatte prassia auanne d’uoglie?
Nen putet’aspettà alla cecata?
Ah, n’antre’nze … po iete alla cucioina”

Immobile

Mal ridotto,rinsecchito,con occhi lustri,
stava il vecchio stretto alle coperte
a capo, ai piedi, a fianco, all’angolo
i parenti sospiravano.
Pugni stretti sotto la gonna,
la moglie diceva piano “bello mio”.
Il medico, venuto per la visita,
aveva storto il muso e se ne era andato
Piangendo e gridando, poverina,
aveva aperta la cassa da sposa,
e prese il vestito di vigogna
gli stivaletti, il cappello nero
e preparò tutto per vestirlo.
Diedero la voce a tutti i parenti
e ora stavano tutti là attorno.
Al piolo, vicino alla finestra,
appesero il lume verso sera
e quando non ci si vide più per niente
la nuora andò a prendere un fiammifero
tolse del carboncello al lucignolo
e l’accese. Come la luce illuminò
la faccia del vecchio, questi spalancò gli occhi
guardò attorno, intorno intorno,
e disse con voce debole:
-Ebbene che c’entra, ora, accendere questo lume?-
Ne avete fatto molto di olio quest’anno?
Non potete aspettare all’oscuro?
-Ah, un altro po’..poi andate alla cucina”.

 

_____________________________
[1] Michele Di Ciero, Molisano di Agnone (IS), fu Maestro e Direttore Didattico. Sue le ricerche “sul campo” di usi, credenze, proverbi, filastrocche e canzoni narrative.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

4 commenti

  1. Grande Michele Di Ciero! Nessuno come lui conosceva di più il dialetto agnonese.

  2. OVUNQUE, IL RITO SI RIPETE … ! IL POETA DESCRIVE MOLTO BENE L’ATTESA, I PARENTI RIUNITI, … LA NUORA “ZELANTE” CHE TOGLIE IL “CARBONCINO SPENTO” CHE SI ERA FORMATO ALL’ESTREMITÀ “DEL CENCIO, CHE ERA STATO ACCESO” NELA LUCERNA AD OLIO, PER POTER ACCENDERE, CON PIÙ FACILITÀ, LA PARTE DI “CENCIO NON BRUCIATO” …
    ALLA PRIMA LUCE CHE ILLUMINA IL VOLTO “DEL VECCHIO IMMOBILE”, AVVIENE IL COLPO DI SCENA …
    IL VECCHIO APRE GLI OCCHI, NON SI LAMENTA, NON SI MERAVIGLIA PER LA PRESENZA DI TUTTI I PARENTI, NON PROVA TIMORE … PER LA SUA “ANNUNCIATA” PROSSIMA MORTE, NON DIMOSTRA NEPPURE DISPIACERE PER LA SUA SITUAZIONE, MA CON IRONIA, FA NOTARE CHE I SUOI INSEGNAMENTI PER IL RISPARMIO NON SONO STATI RISPETTATI E CHE, POICHÈ L’OLIO PRODOTTO È SEMPRE POCO, AVREBBERO POTUTO APETTARE AL BUIO “LA SUA DIPARTITA”! IL VECCHIO DÀ ANCHE UN CONSIGLIO AI PRESENTI, IN PRATICA DICE LORO, “ANDATE IN CUCINA, … È ORA DI FARE CENA. …”! …

  3. OVUNQUE, IL RITO SI RIPETE! … IL POETA DESCRIVE MOLTO BENE L’ATTESA, I PARENTI RIUNITI, … LA NUORA “ZELANTE” CHE TOGLIE IL “CARBONCINO SPENTO” CHE SI ERA FORMATO ALL’ESTREMITÀ “DEL CENCIO, CHE ERA STATO ACCESO” NELLA LUCERNA AD OLIO, PER POTER ACCENDERE, CON PIÙ FACILITÀ, LA PARTE DI “CENCIO NON BRUCIATO” …
    ALLA PRIMA LUCE CHE ILLUMINA IL VOLTO “DEL VECCHIO IMMOBILE”, AVVIENE IL COLPO DI SCENA …
    IL VECCHIO APRE GLI OCCHI, NON SI LAMENTA, NON SI MERAVIGLIA PER LA PRESENZA DI TUTTI I PARENTI, NON PROVA TIMORE … PER LA SUA “ANNUNCIATA” PROSSIMA MORTE, NON DIMOSTRA NEPPURE DISPIACERE PER LA SUA SITUAZIONE, MA CON IRONIA, FA NOTARE CHE I SUOI INSEGNAMENTI PER IL RISPARMIO NON SONO STATI RISPETTATI E CHE, POICHÈ L’OLIO PRODOTTO È SEMPRE POCO, AVREBBERO POTUTO ASPETTARE AL BUIO “LA SUA DIPARTITA”! IL VECCHIO DÀ ANCHE UN CONSIGLIO AI PRESENTI, IN PRATICA DICE LORO, “ANDATE IN CUCINA, … È ORA DI FARE CENA. …”! …

  4. Commovente, sensibile e “cruda” poesia…una stretta al cuore!

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