Home / Cultura / Cultura Popolare / Il Mondo di Maria: Tempo di Randigni (Pannocchie )

Il Mondo di Maria: Tempo di Randigni (Pannocchie )

di Maria Delli Quadri [1]

Spannocchiatura
Spannocchiatura, sfogliatura delle pannocchie

Le belle giornate di settembre, utilizzate all’aperto. Un tempo, in questo mese, si “sceglievano” le pannocchie, gialle, belle, grosse, e noi tutti, grandi e piccoli, seduti intorno al mucchio davamo una mano alla padrona che ci ricompensava, alla fine del lavoro con un piatto fumante di “randigni” lessati. Erano tempi che non mi trovano nostalgica; sono altre le cose che rimpiango nella vita: gli anni trascorsi, la salute di ferro, la giovinezza, quello che poteva essere e non è stato.

Non ne ho nostalgia, mi resta, però, il piacere di raccontare quel tempo:
il tempo dei randigni (
pannocchie).

A noi piccoli che sedevamo sulle sedioline spagliate o sulle “peserelle” (panchette), il mucchio di pannocchie che Rosina, la mia vicina di casa,  ammanniva sulla “racana” in mezzo alla strada sembrava una montagna.

Ogni anno, a settembre, quasi tutto il vicolo partecipava al rito della sfogliatura delle pannocchie. Erano donne e qualche uomo, che prestavano la loro opera, chiacchierando del più e del meno, lavorando alacremente per separare il frutto dalle foglie esterne e dai capelli. Ogni tanto ci scappava qualche barzelletta un po’ spinta. Le mamme ci guardavano preoccupate, ma noi fingevamo di non aver capito nulla e atteggiavamo il viso a vuota espressione di stupidità.

Anche noi ragazzi qualche piccolo apporto riuscivamo a darlo: piccolo perché le mani erano delicate e non sempre avevano la forza di strappare barba e capelli tanto resistenti.

Spannocchiatura
Spannocchiatura

Le chiacchiere degli adulti erano, per noi, affascinanti; ci piaceva ascoltare i commenti e i pettegolezzi che immancabilmente venivano fatti, pur senza acrimonia su questo e su quello.

Come il mucchio scemava Rosina provvedeva a rimpinguarlo svuotando altri sacchi, e il lavoro continuava fino a sera. Nessuno si sfastidiava, nessuno protestava. Si lavorava senza sosta per finire l’opera iniziata nel primo pomeriggio. Noi bambini non trascuravamo l’occasione per trastullarci con i capelli dei granoni mettendoceli in testa e fingendo che fossero i nostri riccioli, così come, al tempo delle ciliege, ne appendevamo una coppia alle orecchie a mo’ di orecchini.

Al tramonto, nel settembre ancora quasi estivo, il lavoro di tutti era terminato, ma non quello di Rosina che avrebbe dovuto provvedere nei giorni seguenti ad asciugare i chicchi spandendoli sulle “racane” e a smaltire le foglie con le quali spesso si sarebbero riempiti i materassi. Come crocchiavano e come erano duri questi ultimi!.

A noi come ricompensa, un piatto di granoni lessati che sarebbero serviti per cena. Nessuno si aspettava di più da Rosina, come nessuno di noi rifletteva sulla grande fatica che la donna, col marito Nicola, più il mulo, avevano dovuto fare per produrre questo prezioso alimento.

pannocchie-bollite

______________________________
[1] Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere oggi in pensione. Ama la musica, la lettura e l’espressione scritta dei suoi sentimenti.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

About Maria Delli Quadri

Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere. Amava la musica, la lettura e l'espressione scritta dei suoi sentimenti.

3 commenti

  1. La NATURALEZZA del tuo modo di raccontare, cara Maria, fanno gustare ciò che scrivi sia con il tuo coinvolgimento nostalgico, sia come semplice CRONAGA DI UN LAVORO umile e quotidiano di settembre appunto, come questo odierno… .L’ HO FATTO anch’io e forse non c’è persona della nostra età che non vi abbia partecipato, come padrona o come aiutante, sugli spiazzi davanti alle case …Anch’io prendevo per me poi ” li frusce” che seccati servivano a rinnovare ill contenuto dei “sacconi” dei letti, dell’anno precedente.. BELLA IRONIA la tua : vero facevamo la faccia di ebete, fingendo di non aver capito qualche battuta non troppo ortodossa, che inevitabilmente a qualche anziana più faceta scappava, in allegria.

  2. Sempre brava, Marisa, a cogliere il senso dei miei racconti. Questo pezzo fa parte di un racconto più lungo: VICO SAVONAROLA.

  3. Bellissimo racconto di Maria Delli Quadri!
    Tanti ricordi esposti con amore …
    A Fraine l’operazione di togliere le foglie dalle pannocchie di granoturco, di grandinio, si diceva: “SFRUSCIARE I GRANDIGNII”, in dialetto si diceva: “SFRUSCIÒ LI RRANDOGNe”.
    Di solito, si “asportavano” dalla pannocchia solo le foglie esterne, mentre le foglie bianche interne venivano rigirate verso l’esterno in modo tale che mettendo la pannocchia con la punta in giù, le foglie sembrassero un pennacchio.
    Queste foglie servivano per intrecciarle tra loro e con delle piante erbacee resistenti e fare delle lunghe “SCIÈRTe”, grappoli di pannocchie, lunghe due metri e più, che si appendevano in luoghi soleggiati, per far asciugare il granone. …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.