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Missione ” Cacciotta ” !

                                                                                                  di Romolo Ferrara(1)  

 

Spesso la mente ci riporta al passato, dove ci sono i ricordi che fanno parte della nostra storia personale.
Essi sono indimenticabili e perciò rivissuti con intimo piacere.
Gli emigranti,in particolare,quando tornano in vacanza manifestano una profonda nostalgia per i tempi della fanciullezza che ci videro compagni di gioco, di stravaganze e di esperienze temerarie.
Erano tempi economicamente duri,che hanno lasciato il segno nella maggior parte delle famiglie artigiane, ove tutti (dal più grande al più piccolo) erano chiamati al rispetto del dovere, dello spirito di sacrificio,e talora alle immancabili rinunce.
Ma per i ragazzi c’era anche la possibilità di escogitare qualche espediente per combattere le avversità contingenti. Qualcuno recentemente mi ha ricordato le “cacciotte”
ossia le piccole scorrerie fatte da monelli
su qualunque campo carico di fave fresche o sugli alberi di frutta per una scorpacciata.
Il principio ispiratore era quello di arrangiarsi e di non far soffrire lo stomaco,piuttosto esigente nella verde età…
Le “cacciotte” avevano luogo dalla fine di maggio all’autunno (quando la natura offre in abbondanza) e presumevano una buona dose di coraggio da parte dei protagonisti.
Come tutti sanno,
la necessità aguzza l’ingegno
ed in forza di tale convinzione, ogni interessato, angustiato dalle ristrettezze, aveva in mente la mappa dei campi da visitare e la dislocazione degli alberi da alleggerire.
Nella vallata agnonese

 

abbondavano ciliegi, peschi, albicocchi,mandorli,noci,meli,peri e si può immaginare l’acquolina suscitata in bocca ai frementi cercatori…

Quando si giungeva sul posto ,dopo una ricognizione rassicurante, cominciava la frettolosa raccolta di ciò che si trovava.

Subito dopo si andava in luoghi sicuri a consumare il bottino!

Naturalmente i più bravi e svelti esprimevano il proprio orgoglio , sfidando gli altri alla prossima “cacciotta”!
Ma il tutto
doveva rimanere coperto dalla riservatezza, perché se i genitori avessero appurato quelle necessarie spedizioni, avrebbero fatto sentire ai rispettivi figlioli la loro riprovazioni con i severi mezzi allora in uso.
Perché in fatto di educazione non si transigeva, come non rimaneva impunito chi avesse osato infrangere la solidarietà tra compagni di avventure.

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(1)Romolo Ferrara, molisano di Agnone, insegnante, educatore, con la passione per la musica liturgica e per la scrittura su questioni sociali, religiose, ambientali e di costume locale.

Editing: Paola Giaccio

Copyright: Altosannio magazine

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About Paola Giaccio

Paola Giaccio, Molisana di Agnone, libera professionista, ama profondamente la sua terra d'origine e ad essa dedica tempo e risorse, per divulgarne la bellezza.

Un commento

  1. Claudio Cacciavillani

    Non so perché il maestro Romolo ha usato “caciotta” anziché CACCIOTTA, di uso comune. Il termine, è facile immaginarlo, deriva da “caccia”. Si andava “a caccia”, senza fucile, di frutta o prodotti dell’orto. Le “armi improprie” erano le mani. Le gambe invece erano i salvacondotti di ciascun “cacciatore”.

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