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Mestieri in Altosannio: Fabbro – Maniscalco

Tratto da http://www.mestieriantichi.altervista.org

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In passato il fabbro era un artigiano che godeva di molta considerazione nei diversi territori dell’Altosannio. Infatti, i paesi a vocazione agricola non potevano fare a meno di questo professionista lavoratore dei metalli. Con l’incudine, le pinze e le tenaglie, i martelli e le mazze, il fabbro modellava le barre di ferro incandescenti, che cedevano sotto i suoi colpi vigorosi, diventando zappe, vanghe, mannaie, accette, falci, picconi, roncole ,ferri di cavallo e brocche. Il fuoco doveva essere vivo e ininterrotto. Per aumentare il tiraggio sul carbone di legna, il fabbro utilizzava un mantice a forma di soffietto fatto di legno e cuoio.

Il fabbro era anche maniscalco, iI “ferraciucci” che costruiva e applicava un ferro agli zoccoli degli asini (“ciucci”) e dei cavalli. La procedura era abbastanza laboriosa e richiedeva anche una buona conoscenza dell’anatomia e del comportamento degli equini per evitare di ricevere colpi d’animale durante il lavoro.

Dopo aver immobilizzato il cavallo, il maniscalco schiodava il ferro da sostituire; tranciava le punte dei chiodi uscenti estraendole da sotto con delle tenaglie. L’unghia veniva limata e rifinita con scalpello e coltello. Quindi, ne veniva valutata la grandezza e la forma. Poi si forgiava un ferro nuovo o, in alternativa, se era della misura giusta, se ne sceglieva uno fra quelli già preparati. Infine, veniva provato sotto l’unghia e si modificava affinché aderisse con precisione. Il ferraciucci, di solito, oltre che mettere le staffe agli zoccoli dei cavalli, costruiva anche arnesi in ferro come zappe, vanghe, spatole e simili.

Questo mestiere, richiestissimo in passato dato che i cavalli e gli asini costituivano il mezzo di trasporto maggiormente diffuso, oggi è quasi del tutto scomparso e il ferro di cavallo non rappresenta più l’insegna della bottega del “ferraciucci” bensì ha acquisito per lo più una valenza scaramantica, purché lo si appenda con le punte rivolte verso l’alto, per evitare che la fortuna “scappi fuori”…!

La sua bottega era sempre nera e polverosa perché tutto il giorno teneva i carboni accesi sulle forge, aiutandosi con un mantice (in genere azionato da ragazzini). Questi sprigionavano, com’è ovvio, tanta fuliggine che si depositava sui muri e sul soffitto (e nei polmoni).

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Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

2 commenti

  1. MESTIERE DURO, SPESSO ESGUITO DA PADRE E FIGLIO o DUE FRATELLI, INSOMMA da due persone per l’immancabile mano d’aiuto che serviva durante la lavorazione …e il fabbro “ferrava” x così dire anche gli uomini. Infatti io ricordo da bambina che mio padre portava gli scarponi da lavoro coi chiodi, fatti da BRIIELUCCE, un fabbro che abitava poco sopra la nostra casa. Per la festa invece ricordo si calzavano le “scarpe SUTTILI”, cioè più delicate: duravano anni , per l’uso moderato che se ne faceva…
    Ma già verso il’56/57 non si usavano più.

  2. …non si usavano più … gli scarponi ferrati con “le centrelle”…Così io padre chiamava quei chiodi fatti dal fabbro nella sua fucina.
    RESTA PERò PUR SEMPRE CHE QUELLO DEL FABBRO è UN LAVORO ASSAI FATICOSO, ANCORA OGGI CHE SICURAMENTE SONO MIGLIORATE LE CONDIZIONI DELLE BOTTEGHE, GLI STRUMENTI DEL LAVORO, GLI ORARI ECC MA LA FORZA E LA VOLONTA’ DEVONO ESSERE SEMPRE “FERREE”.

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