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Maria SS del Carmine, 16 luglio,

di Domenico Meo  [1] tratto da Le Feste di Agnone – Palladino Editore, Campobasso 2001

Agnone, Chiesa dell’Annunziata

La festa in onore della Madonna del Carmine[2] si celebra nella chiesa dell’Annunziata. L’altare della Madonna, il secondo a destra entrando, è l’altare privilegiato della congrega.

Ad Agnone, la Confraternita Maria SS. del Carmine ha origine antiche.[3] Una attestazione è fornita dalla lapide del 1630, posta nella chiesa dell’Annunziata al di sotto dell’acquasantiera di sinistra, nella quale si fa memoria del desiderio delle consorelle del Carmine di voler essere sepolte insieme, nella chiesa stessa. Le sue attività, al contrario delle altre congreghe, non si sono mai interrotte. Nella settimana Santa i confrati uscivano in processione nella tarda serata di Giovedì.

Attualmente la Congregazione  conta più di mille iscritti[4]  fra confratelli e consorelle (anche se pochi sono gli attivisti), ha una sua amministrazione, cura la cappella del cimitero e organizza la festa religiosa in onore della Madonna del Carmine.

Agnone Annunziata
Agnone – Chiesa dell’ Annunziata – Particolare dell’interno

Il volto della  statua di Maria SS. del Carmelo è opera[5] settecentesca del Colombo. La Vergine reca  una bellissima corona, con una mano sorregge il Bambino munito a sua volta di corona e abitino, mentre con l’altra mano mantiene un fiore e lo scapolare. L’abito è di colore carminio,  lo stesso del paramento dei Carmelitani, mentre il manto ben decorato è bianco. La Vergine del Carmelo estende la sua protezione ai carbonai (nel giorno della festa  i carbonai di Capracotta spegnevano la carbonaia e si recavano  in pellegrinaggio ad Agnone) e ai muratori, salvaguardando anche dal terremoto e dagli smottamenti in genere.

Nel secolo scorso e fino agli anni venti, grazie soprattutto agli oboli degli emigranti, questa festa risultava la più bella che celebrava Agnone e il circondario. La Madonna veniva festeggiata anche dagli agnonesi residenti in Argentina. «Nel 1879, due nostri compaesani, a Buones Aires organizzarono una festa per celebrare la ricorrenza della Madonna del Carmine. Dal 1883, la festa del Carmine fu uno degli avvenimenti più importanti per la colonia italiana in quella città». [6]

 Le celebrazioni del sesto centenario della Madonna, che ricorrevano nel luglio 1896, per circostanze impreviste furono celebrate nel 1897 con festeggiamenti che resteranno indelebili nella storia religiosa diAgnone. Per averne un’idea precisa riportiamo una memoria stampata in proposito dallaTipografia Oriente Putaturo di Castel di Sangro:

«Il numero dei forestieri – C’è n’è di tutti i paesi d’intorno, d’ogni ceto e condizione: signori, operai, artigiani e contadini. Le case vanno a ruba; nelle trattorie non si arriva a contentare la metà di coloro che chiedono un po’ di cibo; la sera del 16 non si trova più un letto, neanche a pagarlo un occhio. Non si conta la gente che dorme a ciel sereno, o sulle sedie dei caffè che sono aperti in continuazione, o nei pressi delle trattorie e delle cantine, o su le scale delle chiese. Da tutti i paesi della provincia nostra e di quella di Chieti e de L’Aquila e di Terra di Lavoro è venuta gente, senza contare il ritorno della maggior parte dei nostri concittadini, sparsi in ogni angolo d’Italia, e di altri parecchi, venuti dalle lontane Americhe, solo per godersi le feste.

L’arrivo dei Vescovi – Giunsero in Agnone le loro Eccellenze Monsignor Nicola Maria Merola Vescovo di Isernia, Monsignor Angelo Balzano Vescovo di Termoli e l’Arcivescovo Vaccaro che trovavasi a Caccavone (attuale Poggio Sannita).

Le Bande musicali – Sono state quattro: La prima di Casalanguida, la prima e la seconda di Gessopalena e quella di Loreto Aprutino, venuta a sostituire la Banda Rossa di San Severo.

L’illuminazione del corso – Quell’incanto di illuminazione – alimentata ad acetilene – aveva trasformato tutto il nostro corso in una galleria di fuoco, da piazza XX settembre si allungava fino a piazza Plebiscito.

La chiesa – Le sacre funzioni sono riuscite addirittura solennissime. Si sono svolte nella chiesa del Carmine e nell’altra municipale di San Francesco. In tutte e due abbiamo potuto ammirare il gusto squisito del nostro concittadino Adelauro De Simone, che, negli addobbi eseguiti, si è rivelato un artista. La chiesa del Carmine, di per sè pregevole per gli stucchi ricchi e finissimi, fu trasformata in un vero gioiello di arte, con una paratura in istile gotico, rigorosamente serbato in ogni sua parte. La grande processione, partì dalla chiesa di San Francesco, verso le ore otto pomeridiane del giorno 15.

La processione attraversando le strade di tutta la città, riuscì ordinatissima: precedevano le quattro Congreghe, del Carmine, della Trinità, della Mercede e della Cintura, numerosissime di fratelli, nei loro camici lindi e puliti, nelle loro mozzette fiammanti. Le quattro Bande musicali si seguivano a breve distanza. Alla fine del corteo venivano, disposte in bell’ordine, a due a due, un centinaio di giovanette, bianco vestite, tutte ornate a fiori, con la corona sul capo, cantando le lodi di Maria. Dopo veniva il clero e Monsignor Sammartino; la statua della Vergine seguiva in fine. E poi, in mezzo a due ale di popolo, che si stendeva lungo i marciapiedi, veniva un’altra fiumana di popolo, lunga, che sbalordiva. La bellissima processione fece a tutti la più grande, la più grata, la più stupenda impressione. Nessuno, anche dei più vecchi, ne ricordava una simile. A mezzodì del 16, ebbe luogo la processione di rito, non meno solenne della prima.

L’Eden – E così in piazza del popolo a Maiella,[7] sorse l’Eden. Il prospetto rappresenta un castello medioevale, con cinque torri. Di fronte c’è il teatrino, ai lati, un chiosco pel caffè, un altro per la bottiglieria, ai lati per la porta d’ingresso: un grande chiosco pel cinematografo ed un altro per il prestigiatore. Intorno intorno, un’ampia pista per le corse, in mezzo la cassa armonica, poi, sparsi qua e là, parecchi scherzi per ragazzi, come il passo volante, l’altalena,, l’albero di cuccagna ecc.. L’effetto era magico e il divertimento assicurato. Le attrattive maggiori del nostro eden sono state le corse: di somari, dei sacchi e  ciclistiche. I festeggiamenti sono stati completati con due fuochi d’artificio, nelle serate del 16 e 17».

Alla Vergine del Carmelo è dedicato il mercoledi che popolarmente è indicato come il giorno del Carmine. Gli adempimenti liturgici della Confraternita erano specifici. C’era un calendario con gli obblighi di determinate funzioni per le feste dell’Ordine Carmelitano, la cui solennità principale era quella dell’Annunciazione.

La festa del Carmine era preceduta da circa un mese di funzioni (dal 16 giugno al 5 luglio e dal 17 al 24 luglio).

Dal 6 al 14 si svolgeva la splendida novena ed il giorno 15 si celebravano i vespri solenni che si concludevano con la benedizione papale. La sera del 16 venivano iscritti, con l’imposizione dell’abitino, i nuovi confratelli.

In seguito, per devozione di una famiglia agnonese, furono istituite le quarantore del 17,18,19 luglio; le funzioni dell’ottavario subirono modifiche. In ogni caso la riposizione dell’immagine avviene tuttora il 26 luglio.

Alle prime ore del pomeriggio del giorno innanzi la festa, si apriva il perdono carmelitano con una suggestiva processione intorno alla chiesa, e tale perdono durava fino alla sera successiva; contemporaneamente iniziava l’arrivo dei pellegrini da PizzoferratoGamberale, Quadri e Sant’Angelo del Pesco. Le compagnie giungevano a piedi e attraversavano il corso accolti dai festosi rintocchi delle campane dell’Annunziata. Dall’ingresso della chiesa, in ginocchio, raggiungevano l’Altare Maggiore. La notte la trascorrevano in chiesa per la consueta veglia di preghiera. Nel giorno dedicato alla Vergine, assistevano alla Santa Messa, partecipavano alla processione che si teneva a mezzodì e poi ripartivano soddisfatti per aver onorato la Madonna. Il 16 arrivavano anche i devoti di CapracottaPietrabbondante eCastiglione Messer Marino.

Un altro spunto di religiosità popolare si deve a Sandro Delli Quadri che, il 16 luglio 1958, trascrisse un canto dedicato alla Madonna del Carmine. La canzone gli fu eseguita da una signora di nome Angela, residente nelle Masserie Vecchiarelli di Agnone. Riportiamo il testo privo di musica, intitolato Canto alla Vergine del Carmine.

Questa era una donna
tanto devota alla Madonna,
la suocera tanto cattiva
”imbolicava” verso il figlio.

Il figlio non ci stava
e la moglie si sgravidò
la vecchia maledetta
e che pensò di fare?

Con cuore duro
andò vicino al letto
pigliò la creatura
e la volle strangolare.

Il suo figlio ritornava
e la mamma andava avanti:
”Che ti ha fatto questa birbante?
il tuo figlio ti ha strangolato”.

Il marito sentendo questo
tirò un colpo al petto
ma quella non morì.

Allora per paura della corte
se ne andò fuori dalla città
e trovò una capannella
di Maria Verginella.

Allora la sua moglie
trovando il figlio morto
dice: ”Oh Madonna del Carmine
io a te prendo consiglio
chi ha ammazzato il mio figlio
tu fallo appurare”.

La Madonna del Carmine
il fanciullo fece parlare:
”La mia mamma non è stata,
la mia nonna mi ha strangolato”.

Allora la vecchia maledetta
sentendo il fanciullo parlare
i capelli si strappò
dicendo ad alta voce:
”Diavoli mia venite,
pigliate la mia vita
e portatela a sotterrare”.

Sempre la signora Angela sosteneva che tale inno veniva cantato durante la veglia della notte, e da alcuni anni, lo cantavano anche alla festa di San Donato a Celenza sul Trigno, nella notte fra il 6 e il 7 agosto.

Il canto si riferisce al miracolo che fa la Madonna, resuscitando un bimbo e mirabilmente facendolo parlare per appurare chi l’ha soffocato.

La stessa Angela riferiva che, ai lati dell’altare del Carmine, figuravano due quadri ex voto. In uno era raffigurato il miracolo dei cinque lupi, che oggi si conserva in sagrestia, nell’altro di cui non se ne ha più traccia, figurava il prodigio del bambino soffocato. Del miracolo dei cinque lupi fu protagonista  nel 1845, l’agnonese Luigi Tavarozzi. Egli, recandosi con il suo cavallo ad una fiera fuori paese, giunto nei pressi di Guado Liscia, fu attaccato da cinque lupi, ma, invocato il nome della Madonna del Carmine, le bestie si allontanarono.

Anche nel nostro secolo, e fino agli anni cinquanta, la festa è risultata sempre splendida, richiamando molti forestieri dai paesi limitrofi.

Negli ultimi anni la festa in onore della Madonna si è affievolita per la scarsa partecipazione dei contadini e per l’esodo dei vacanzieri al mare. Così, della festività, esclusivamente religiosa, restano intatte le celebrazioni liturgiche, la partecipazione dei pellegrini dalle zone del Sangro, la  processione accompagnata dalla banda e la tradizionale fiera.

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[1] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone.
[2]La Vergine è chiamata tradizionalmente dal popolo la pupattèlla.
[3]L’Eco del Sannio, Aprile 1908. Il teologo Nicola Marinelli sostiene che una prima testimonianza sembra attribuirne la fondazione ai Frati Minoriti: «Qui tra noi dove, secondando gli ultimi desideri del Santo, dove già furono i minoriti, esiste rigogliosa una istituzione da essi voluta ed accresciuta, la Confraternita del Carmine, che serba al Caracciolo un culto profondo».
Archivio Diocesano di Trivento. Un’altra prova sicura è la visita Pastorale del Vescovo di Trivento nel 1675. Nei documenti vi è scritto: «Altare Santa Maria Monte Carmelo adest in dicto altare Confraternitas utens saccis albis cum mozzetta et pileo».
L’Eco del Sannio, luglio 1907: «Grandi festeggiamenti si svolsero nei giorni 14, 15 e 16 luglio 1907 in ricorrenza del 2° centenario della fondazione legale della Congrega».
[ n.d.c.] La Confraternita, fu riconosciuta giuridicamente il 9 ottobre 1707, quando ricevette l’assenso di Ferdinando IV di Spagna, Re delle due Sicilie. Il Ministro dell’Interno, in data 9 marzo 1988, ha riconosciuto la Confraternita in base al regio decreto del 22 dicembre 1938 un ente di culto con scopi prettamente ecclesiastici.
[4]Archivio Storico Comunale. Notizie sulle Confraternite, Anno 1904: (Numero di Confratelli: “Carmine 1040, Cintura 210, Mercede 820,  Morte 30,  Trinità 715 e Addolorata 120). La contribuzione annua di ciascun confratello ammontava a 60 centesimi e serviva per la celebrazione di messe e uffici diversi; il confrate alla sua morte aveva diritto ad un numero di messe in suffragio della sua anima.
[5]Altre opere riguardanti la Madonna del Carmelo si possono ammirare nelle chiese di Santa Croce e di Sant’Antonio Abate. Nella prima, agli estremi del braccio traverso della croce, si trovano due altari in legno a frascame dorato che fanno da cornice ai quadri, quello di sinistra entrando, rappresenta la Madonna del Carmelo che redime le anime del Purgatorio per condurle in Paradiso. Nell’altra, oltre agli affreschi della volta, il pittore Francesco Palumbo, artista agnonese che operò nel secolo XVIII , dipinse  la tela della Madonna del Carmine, collocata nel secondo altare a sinistra, con colonne tortili  e di stile barocco tenue. La tela offre una luce vivida che investe tutte le figure; la Madonna è coperta da un manto trapuntato di stelle e tre angeli reggono la corona. Vi è raffigurato anche San Gennaro, che testimonia la tradizionale devozione dei napoletani nei riguardi della Madonna del Carmine. L’opera fu realizzata  a devozione di Nicolaus Floreus nel 1704.
A. Di Iorio,Una pagina inedita di storia agnonese. La regia Cappellania di San Salvatore del XIII secolo, in «Almanacco del Molise 1990», Ed. Enne, Campobasso, p. 104: «Nella demolita chiesa di San Salvatore, “vi era un altare di legno situato sul lato sinistro, intitolato alla Madonna del Carmine, la cui immagine figurava in un quadro di tela collocato al centro di esso; era jus patronato di un certo signor Rinaldi, non meglio indicato».
[6L’Eco del Sannio, 4 gennaio1934.
[7][n.d.c.] La festa civile si svolgeva in salita Tamburri o Largo Annunziata; quando nella metà degli anni sessanta fu istallato il senso unico in Corso Vittorio Emanuele, i festeggiamenti vennero trasferiti in piazza Vittoria.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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