Maniscalco

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Sono nato il 16 luglio, il giorno dedicato alla Madonna del Carmine. In Agnone, in quel giorno, veniva e viene  data la seconda fiera più importante dell’anno, dopo quella del 24 giugno, San Giovanni.

Negli anni 50 del secolo scorso, per le strade di Agnone, girava una sola macchina nera, una topolino, di proprietà, se non ricordo male, del dr. Sergio Labanca. Per il resto, erano muli, asini e qualche cavallo, tutti animali che avevano bisogno del maniscalco, l’artigiano che esercita l’arte della mascalcia, ossia della ferratura del cavallo, dei muli e degli asini. (Nota di Enzo C. Delli Quadri)


Il suo lavoro (Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.)

Maniscalco al lavoro
Maniscalco al lavoro

L’etimologia della parola è strettamente legata a quella di maresciallo (come dimostra anche la vecchia variante sininimica mariscalco), dalla radice mare (in inglese, giumenta) e dalla radice shall (dovere, responsabilità); interpretazioni più accreditate indicano l’origine della parola inglese marshal dall’antico germanico marah (cavallo) e schalh (servo), indicando quindi colui che si occupa/che è responsabile/che si prende cura dei cavalli, parola che poi si è diffusa in europa.

Storicamente, l’arte del maniscalco si sovrapponeva in parte a quella del fabbro; i ferri venivano infatti forgiati al momento, e su misura, secondo le necessità dei cavalli. Attualmente l’ampia disponibilità commerciale di ferri di cavallo già pronti rende inutile il loro confezionamento, ma è comunque richiesta una certa competenza nella lavorazione del ferro per i necessari adattamenti che vengono attuati a freddo o a caldo con i tradizionali attrezzi del fabbro (fucina, incudine, mazza).

L’atto dell’adattamento e dell’applicazione del ferro non esaurisce il compito del maniscalco; infatti, un’importante fase della ferratura è il pareggio, che consiste nell’asportazione dell’eccessiva crescita delle varie parti dello zoccolo rivolte verso il suolo (muraglia, fettone, suola, barre).

La rifilatura dello zoccolo
La rifilatura dello zoccolo

Recentemente, a seguito del diffondersi anche in Italia del barefoot movement, l’arte della mascalcia ha trovato un nuovo impulso; nel cavallo scalzo, infatti, il pareggio ha una particolare importanza e richiede l’apprendimento di nuove tecniche. Inoltre, l’uso del cavallo scalzo richiede che il maniscalco sia anche preparato a un’attività professionale del tutto nuova, l’adattamento delle scarpette usate nel periodo di transizione (il periodo che intercorre fra la sferratura e la completa riabilitazione dello zoccolo, della durata di alcuni mesi), durante il quale gli zoccoli (in genere, solo gli anteriori) richiedono una certa protezione per evitare al cavallo qualsiasi disagio sui terreni difficili.

Il maniscalco collabora strettamente, nel suo lavoro, con il proprietario (che gli fornisce tutte le informazioni sull’uso abituale del cavallo, su eventuali esigenze particolari, su eventuali problemi dell’andatura) e con il veterinario (con il quale concorda gli accorgimenti opportuni in caso di patologie della zampa o delle articolazioni degli arti).

È inoltre presente nel corso di ogni manifestazione sportiva equestre, insieme al veterinario e al personale di assistenza medica di primo soccorso.

L’unica scuola italiana dove apprendere il mestiere del maniscalco è la Scuola di Mascalcia presso il Centro Militare Veterinario in Grosseto, aperta anche ai civili.


Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Un commento

  1. Dalla precisa ed empatica esposizione dell’articolo, intanto una nuova parola, mai sentita prima “ Mascalcia” e tanti altri particolari, mi fanno pensare che un RAGAZZO forse è più naturalmente portato ad osservare un maniscalco al lavoro-specie nei paesi di una volta ce n’era più d’uno –ma anche un’attrazione ed una predilezione “Maschile” verso questo nobile animale, il cavallo, compagno certo più assiduo di cavalieri e nel lavoro e nei tornei.
    E’ pur vero però che oggi come ieri, non sono mancate donne che hanno cavalcato per diletto-bellissima l’equitazione!- o per abitudine e penso alle valchirie, eroine a cavallo o alle amazzoni, mitiche guerriere…

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