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M’ sent com’ nu mezzaun’ st’tùat’ sopra a nu marciappìad’…. E n’n passa nescìun’

di Enzo C. Delli Quadri

Avevo molto da fare, in quel di Torino, le comunicazioni erano abbastanza difficili, il tempo a disposizione, non molto. Ma facevo del tutto per non far mancare la mia presenza attiva, ovviamente solo morale, ai miei genitori rimasti in Agnone. Tre figli, tutti e tre fuori paese, per lavoro.
Nel periodo invernale, erano momenti, quelli trascorsi a telefono, pieni di tensione. Avvertivo, attraverso quel freddo filo telefonico, tutte le difficoltà da loro attraversate. Cercavo di tener la conversazione di quei pochi minuti su toni leggeri e superficiali, ma, inevitabilmente, la loro solitudine finiva per riemergere pesante e penosa.

I miei facevano del tutto per dissimulare, ma due frasi buttate li, nel tempo, mi sono rimaste dentro nella carne, come pugnali.

Una la disse mia madre “ Fa fridde dentra e feura, arriva alle ossa”. “Fa freddo dentro e fuori, fin alle ossa”. Voleva dire che faceva freddo fuori casa (magari nevicava), ma un freddo diverso, più cattivo, arrivava anche dentro di sé.

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L’altra, ancora più terribile la disse mio padre, quando alla mia insistente domanda: Ma papà, per favore, dimmi la verità, come ti senti? Rispose: “M’ sent com’ ‘nu mezzaun stetuat’ sopra a ‘nu marciappiad’…. E n’n passa nesciun’” “Mi sento come un mozzicone di sigaretta buttato su un marciapiede …. E non passa nessuno”.

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Questa è la sorte toccata a tanti nostri poveri corregionali, poveri non di soldi o cibo o di che altro, poveri, invece, di vicinanza, dialoghi, comunanza di vita con i propri figli.

Finirà mai questa situazione nelle terre di Altosannio?

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

5 commenti

  1. Per concepire una frase così, incisiva, secca, pregna, realista, anche un pò amaramente ironica, ci vuole cuore e cervello. E’ roba da “montanari”, non c’è dubbio.

  2. Non finirà mai: Bello questo racconto è quello che abbiamo vissuto tutti noi, che per lavoro o come me sposata a Roma, ci siamo trasferiti.
    Però comumque mi ha intristita

  3. Leonardo Tilli

    ☆☆☆
    Ciao,
    Enzo Carmine Delli Quadri
    una rievocazione fatta con il cuore.
    Una tua realtà concreta, vissuta da molti, sia nei nostri paesi che altrove.
    Io quando tornavo a Fraine chiedevo a persone amiche notizie dei loro figli lontani, in Italia ed anche oltre i confini della nostra Patria.
    La risposta era quasi sempre simile:
    “Sta bbunə” = Sta bene.
    “Z’è ccasatə lochə” = si è sposato lì.
    “Auannə arrvé” = In questo anno torna. (Ferie).
    “Í so priparatə lu liettə, pə quanďarivé” = Gli ho preparato loro il letto, per quando torneranno.
    “Mi so môssə lu telefnə”
    = (Mi) ho installato il telefono (fisso in casa).
    “Fogliəmə mi telefonə sembrə hossə … la dimonichə, a mizziurnə”
    = Mio figlio mi telefona sempre lui la domenica a mezzogiorno.
    “Quanna sta bbunə hossə,
    sta bbunə tüttə” … = quando sta bene lui, stanno bene tutti.
    Oppure aggiungevano:
    “Zé ccattetə la chesə, sta bbunaune!” = Si è comprato una casa e sta benone.
    “Za fattə la chesə!” = Si è costruita la casa.
    “Ci so iutə a Natelə, nghi lu trenə, … m’é miniutə a togliə nghi la machinə a la stazziaunə” = Ci sono andato/a, con il treno, … mi è venuto/a prendere con l’auto alla stazione.
    “Lochə fatoiə!” = Lì lavora.
    “Chə cci vo fe hecchə,
    hecchə nn gi po sté …” = Cosa ci vuol fare qui,
    (Cosa può fare qui), qui non ci può stare”
    “Hecche nn gi po cambé”. = “=Qui non ci può vivere …”.
    Successivamente e durante il secondo dopoguerra, i giovani hanno trovato lavoro in zona.
    Molti si sono trasferiti nelle cittadine litoranee, dove, oltre al posto di lavoro, vi hanno trovato anche più servizi e comodità, comprese le scuole superiori.
    La presenza delle scuole è stata, spesso, la causa principale del trasferimento e, nella nuova residenza, lì possono fare studiare i propri figli . …

  4. Mi è capitato di “rileggere” questo RACCONTO….COMMOVENTE RICORDO, CON PAROLE COSì VERE INCISIVE
    E SINCERE, che stimolano ricordi e anche amarezza in chi legge. ..
    Anch’io ho lasciato mio padre appena ventenne(21anni) sposandomi …con un giovane d’altro paese…ma papà -stranamente-era contento! Eh,già …lui lavorava in SVIZZERA.ed allora si pensava che i figli”si dovessero sistemare” col lavoro- anche se lontano-come è accaduto a te, ma soprattutto le figlie femmine col… matrimonio!Certo tuo padre dava maggiormente peso ai sentimenti, essendo un uomo istruito… rimasto lui a casa! MA DI CERTO ANDANDO LONTANO A LAVORARE,HAI APERTO IL TUO ORIZZONTE AL MONDO,E
    NEL MONDO, PER IL MONDO HAI PRODOTTO…COL SACRIFICIO FORSE DEI …SENTIMENTI!

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