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Lu Destine – Il destino

di Modesto Della Porta[1]

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Lu Destine – Il destino

E’ state mo’, chell’avetra matine.
‘Nnanz’a la chiese de la ‘Ddulurate
nu vecchie che sunave lu pianine
dicè’: “Curréte, non vi vrigugnate,
avete dispiacere? Avete spine?
Saprete l’avvenire e il passate.
Due soldi, e il pappagalle ammaestrate
vi troverà il cartelle del destine”.
Che! Lu destine? E m’arivenne a ‘mmente
di quande Mammarosse certe sere
parlave de destine: “È gni lu vente,
dicè ‘- ‘n si vede e suffie, dà le stratte,
t’accide, t’accarezze, è nu mistere!…”.
Mo, pe’ ddu’ solde… e chi nen se l’accatte?
M’avvicinive. Chelu vicchiarelle
aprì lu spurtellucce: “Avanti amore!
fece- sortite fuore, Rosinelle,
prendetemi il destine del signore”.
Lu pappagalle ‘scì da lu spurtelle,
fece tre quattre zumpe allòche fore;
ma mentre tenè’ ‘mmocche lu cartelle,
èsce la hatte di Zi’ Cassiedore,
l’affèrre ‘nganne, e ttèle gnì lu vente.
“Acchiappe! Aiute!… Addie lu capitale!
fece lu vecchie-. Leste bbona gente!…”
Ma chela hatte avè scappate a bballe,
si ij’ a fficcà sott’a nu capescale
e si magnà destine e pappagalle!…

Il destino

È successo da poco, l’altra mattina.
Davanti alla chiesa dell’Addolorata
un vecchio che suonava il pianino
disse: “Correte, non vergognatevi,
avete dispiaceri? Avete spine?
Saprete l’avvenire e il passato.
Due soldi, e il pappagallo ammaestrato
vi troverà la cartella del destino”.
Cosa! Il destino? E mi tornò in mente
Mammarosa quando certe sere
parlava del destino: “È come il vento,
disse – non si vede e soffia dagli anfratti,
ti uccide, ti accarezza, è un mistero!…”
Ma per due soldi, chi è che non lo compra?
Mi avvicinai. Quel vecchietto
aprì lo sportello: Avanti amore!
– fece – esci fuori, Rosinella,
prendimi il destino del signore”
Il pappagallo uscì dallo sportello,
fece tre quatro salti là fuori,
ma mentre teneva in bocca la cartella,
uscì il gatto di zia Cassiadoro,
lo afferrò in gola, e scappò via come il vento.
“Prendetelo! Aiuto!…Addio capitale!…
fece il vecchio – Presto buona gente!….”
Ma quella gatta era scesa in giù
andò a intrufolarsi in un sottoscala
e mangiò il destino e il pappagallo.

 

 


[1] Modesto Della Porta, abruzzese di Guardiagrele, 1885/1938 è stato un poeta italiano. Esercitò il mestiere di sarto. La sua cultura, quindi, più che nascere dai libri scolastici, derivò dalla conoscenza dei proverbi e delle tradizioni abruzzesi. Gli si dà il merito di far conoscere la vita delle genti abruzzesi di un tempo: una vita povera, umile e fatta di immani sacrifici.

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Un commento

  1. Aggiungo un ricordo personale alla poesia di MODESTO DELLA PORTA , che- come quasi tutta la sua produzione è bella ed amara, concreta e affascinante, espressiva e dolorosa come in genere sono i racconti fatti dalla NONNA – MAMMAROSSE.-francesismo: grande -mère.
    Ho vissuto anch’io questo « festoso carretto sonante », VISTO per la prima volta a Pescara il 1 ottotbre ’53, poco lontano dall’istituto magistrale che io cominciai a frequentare,venendo dal mio paese di montagna. Anzi a dire il vero ogni tanto mentre noi alunni ( la finestra della mia classe 1 E situata al 1 piano dell’edificio) eravamo intenti nei nostri banchi ad una versione di latino o ad una espressione algebrica -il vecchietto passava col carretto, e la sua musica ci dava una nota « in SOL »di distrazione gradita e dannosa al tempo stesso… Chiaramente non ho mai pensato minimamente di avvicinarmi per comprare la mia PIANETA, sia per mancanza dei DUE SOLDI, —DI FELICITA’—- forse all’epoca potevano essere 50 lire( con cui io mi compravo 5 pezzetti di noce di cocco , che mi piaceva tanto e che allora coi denti sani e belli, allineati e dritti,- ALLORA !- potevo sgranocchiare…ma soprattutto pensavo che il mondo mi sorrideva ed avrei fatto da me il mio destino, con lo studio e l’impegno che non mi lesinavo…senza sapere che a volte avrebbe potuto esserci una gatta ladra, – proprio così come una gazza ladra-in agguato a mangiare destino e pappagallo.

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