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“Lo mesengone”

di Gustavo Tempesta Petresine [1]

(Dante: inferno. Canto apocrifo)

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Omo che tu te’n vai per terre lasche
E che t’aggiri per
lo Molise lesto
Non sei ancor pago de lo tuo agire losco?

elemosinaDella limosina chiesta a lo segnore
Ancor non schifa lo sembiante tuo
L’essere mesengon’ li giorni e l’ore?

E lo ritegno tuo l’hai socterrato!
Non senti come ullula sconforta
L’animo de li morti tui traviato.

Alma negletta sii e morto vivo.
Cotesto loco di patiti affanni
Ti versi a capo basso per li clivi

Tu pregherai lo nulla a mani aperte
Come facesti fino ch’eri in vita:
Limosinier’ di briciole di corte.

 

 

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[1] Gustavo Tempesta Petresine, Molisano di Pescopennataro (IS), si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati i premi conseguiti e la stima di tutti.

About Gustavo Tempesta Petresine

Gustavo Tempesta Petresine, Molisano di Pescopennataro (IS), si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati i premi conseguiti e la stima di tutti.

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