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l’Italia Rurale di Giuseppe Nucci

di Ania Bartkowiak (libera traduzione curata da Enzo C. Delli Quadri. L’Articolo originale, pubblicato su The New York Time l’ 8 dicembre 2016, è riportato a seguire).

Carmine-Valentino-Mosesso lalimentazione-di-un-agnello-della-sua-famiglia-a-castel-del-giudice-italia-gennaio-2016
Carmine-Valentino-Mosesso. Alimentazione-di-un-agnello-della-sua-fattoria-a-Castel-del-Giudice-italia-gennaio-2016. Foto di Giuseppe Nucci

Giuseppe Nucci [1] aveva 14 anni quando lasciò il suo paese, Sant’Angelo del Pesco, situato sugli Appennini, in Italia, per la vita della città, studiando a Fermo e L’Aquila, prima di stabilirsi definitivamente a Roma. Il suo percorso riflette il costume della società moderna che porta molti giovani a lasciare i piccoli centri per dirigersi verso le grandi città attirati da carriera, vita frenetica e vivace vita notturna.

Molte persone pensano che il modo di vivere nei piccoli centri montani sia vecchio e desiderano qualcosa di nuovo ” ha dichiarato Nucci. “Vogliono andare in città.”

Sapeva che il modus vivendi tradizionale in questi villaggi stava svanendo e ha pensato, giustamente, di fotografarla prima della fine. Il progetto che ne è emerso si chiama DentroTerra, un aggregato di tre parole italiane: “Dentro“, che significa “dentro il luogo”; “Terra“, da cui G. Nucci proviene ed “Entroterra” ovvero le zone rurali interne d’Italia che conservano ancora uno “stile di vita al giorno d’oggi perso nel resto del paese.”

Angiolino Del Papa durante le lunghe ore trascorse sul pascolo di bestiame in estate. Agnone, Provincia di Isernia. Maggio 2016. Foto di Giuseppe Nucci
Angiolino Del Papa durante le lunghe ore trascorse sul pascolo di bestiame in estate. Agnone, Provincia di Isernia. Maggio 2016. Foto di Giuseppe Nucci

Egli ha, così, documentato questo stile di vita dei villaggi dell’Alto Molise e dell’Alto Sangro delle regioni Molise e Abruzzo, viaggiando attraverso le province di Isernia e Chieti: a Sant’Angelo del Pesco, Capracotta, Castel del Giudice, Borrello (il villaggio di sua madre) e altri paesi. Incontrando molti residenti per la prima volta, ha costruito con loro con loro rapporti importanti e si prefigurano duraturi. “Quando vado a parlare con loro, riconoscono il dialetto di un altro locale dell’entroterra” ha detto.

È cresciuto in quel mondo di tradizioni i cui valori gli sono stati trasferiti in gran parte dal nonno. Dopo la sua morte Nucci si allontanò dal suo paese natale. Ma 20 anni dopo, essendo la vita che aveva vissuto con il nonno ancora nitida nella sua memoria, consapevole del fatto che usi e costumi vissuti con lui stavano via via scomparendo, ha sentito il bisogno di dire e trasmettere qualcosa di molto intimo e personale in merito alla zona in cui è nato, un luogo con il quale ha una relazione contraddittoria: fuga e ritorno.

Per lo più la popolazione è dedita alla campagna ma sono sempre di più quelli che hanno un secondo lavoro in fabbriche locali, nelle amministrazioni statali o in attività extra stagionali. La maggior parte dei bambini non usufruisce della scuola nel luogo di residenza ed è costretta a spostarsi giornalmente in altre paesi.

Ma un piccolo pezzo di terra è ancora considerato importante” dice Nucci, “in particolare da parte dei residenti più anziani i quali pensano che tutto finirà con la loro generazione, la generazione di mio nonno.

I pellegrini, a piedi, lungo una strada forestale, sotto una tempesta di pioggia, per il pellegrinaggio da Borrello a Miracoli, un sobborgo di Casalbordino, in provincia di Chieti. Per Il tratto, lungo circa 60 chilometri, viene percorso in due giorni. Giugno 2016. Foto di Giuseppe Nucci
I pellegrini, a piedi, lungo una strada forestale, sotto una tempesta di pioggia, per il pellegrinaggio da Borrello a Miracoli, un sobborgo di Casalbordino, in provincia di Chieti. Per Il tratto, lungo circa 60 chilometri, viene percorso in due giorni. Giugno 2016. Foto di Giuseppe Nucci

Con le sue foto ha cercato di catturare i rituali della vita quotidiana che sono diventati più rari nel corso del tempo: eventi religiosi e agricoli, come la macellazione del maiale nel mese di gennaio, la raccolta delle uve, la Ndocciata durante il Natale e i numerosi piccoli pellegrinaggi che si verificano ogni anno, con la gente intenta a percorrere vecchi sentieri per visitare una immagine sacra della Vergine Maria. Le sue immagini offrono uno sguardo sul mondo più personale, con le famiglie intente alla preparazione dei pasti, o alla raccolta e alla caccia di cibo.

Sciullo Nicola nella sua tenuta agricola, ricordando trascorsi di amicizie e canzoni durante i lavori del raccolto nei campi. E 'cresciuto lavorando con il padre su una terra prima affittata e poi acquistata. Sant'Angelo del Pesco, novembre 2015. Foto di Giuseppe Nucci
Sciullo Nicola nella sua tenuta agricola, ricordando trascorsi di amicizie e canzoni durante i lavori del raccolto nei campi. E ‘cresciuto lavorando con il padre su una terra prima affittata e poi acquistata. Sant’Angelo del Pesco, novembre 2015. Foto di Giuseppe Nucci
Gli uomini portano un maiale in una stanza fredda di macello in Contrada Canala, un quartiere di isolate fattorie vicino a Sant'Angelo del Pesco. Gennaio 2016. Foto di Giuseppe Nucci
Gli uomini portano un maiale in una stanza fredda di macello in Contrada Canala, un quartiere di isolate fattorie vicino a Sant’Angelo del Pesco. Gennaio 2016. Foto di Giuseppe Nucci
Due uomini in una fattoria in Agnone preparano ndocce, o torce, per la festa di Natale Ndocciata. Dicembre 2015. Foto di Giuseppe Nucci
Due uomini in una fattoria in Agnone preparano ndocce, o torce, per la festa di Natale Ndocciata. Dicembre 2015. Foto di Giuseppe Nucci

Nucci cattura anche i suoi soggetti in momenti di riflessione, mentre raccontano storie del loro passato. Una donna si trova nella neve ricordando tempeste precedenti, mentre un vecchio ricorda ad alta voce i giorni di gloria della fattoria della sua famiglia o i giorni drammatici dei terremoti e della guerra, perché diversi paesi della terra nativa di Nucci furono rasi al suolo durante la seconda guerra mondiale, trovandosi, essi, sulla Linea Gustav con la quale i tedeschi avevano diviso l’Italia, dalla foce del fiume Garigliano, al confine tra Lazio e Campania, fino a Ortona, comune costiero in provincia di Chieti, passando per Cassino.

Naide Marchetti, fuori dalla sua casa a Pescopennataro, ricorda nevicate passato. Novembre 2015. Foto di Giuseppe Nucci
Naide Marchetti, fuori dalla sua casa a Pescopennataro, ricorda nevicate passato. Novembre 2015. Foto di Giuseppe Nucci
Cristanziano Marcovecchio, un allevatore di Pescopennataro, con uno dei suoi pastori abruzzesi. Maggio 2016. Foto di Giuseppe Nucci
Cristanziano Marcovecchio, un allevatore di Pescopennataro, con uno dei suoi pastori abruzzesi. Maggio 2016. Foto di Giuseppe Nucci

Un ricordo, questo, che ancora scotta nelle menti dei sopravvissuti. “Sarà anche questo un motivo di forte distanza tra la mia generazione e la loro” dice Nucci “Noi abbiamo tanto dalla vita, loro hanno avuto poco.”

Alcune tradizioni vanno scomparendo, ma in tanti non vi rinunciano seppur costretti a emigrare. La sua nonna, per esempio, si trasferisce a Pittsburgh ma “Viveva in un altro paese, ma non ha mai veramente cambiato le sue radici. Ho sentito il mio dialetto e ho visto preparare il cibo come se fossimo in Italia.”

Giuseppe Nucci si augura che le sue foto possano contribuire a conservare e sostenere i valori della cultura rurale della sua infanzia, preservandoli, in qualche modo, dalla globalizzazione..”

Annina di Nucci cugina del nonno del fotografo-mostra il suo vecchio abito da sposa - Sant'Angelo del Pesco agosto 2016. Foto di Giuseppe Nucci
Annina di Nucci cugina del nonno del fotografo mostra il suo vecchio abito da sposa – Sant’Angelo del Pesco agosto 2016. Foto di Giuseppe Nucci
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don-antonio-a-pescopennataro-may-2016-foto-di-giuseppe-nucci
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Cacciatori locali trascinano la carcassa di un cinghiale. Pescopennataro novembre 2016. Foto di Giuseppe Nucci
Angela Casciato una vedova vicino alla sua casa in contrada canala dove trascorre le sue giornate. Di-notte-si-reca-a-casa-di-sua-figlia-a-dormire. Novembre-2015. Foto di Giuseppe Nucci
Angela Casciato una vedova vicino alla sua casa in contrada canala dove trascorre le sue giornate. Di-notte-si-reca-a-casa-di-sua-figlia-a-dormire. Novembre-2015. Foto di Giuseppe Nucci
i-giovani-di-agnone-si-riuniscono-per-il-pranzo-al-guado-liscia-uno-spazio-aperto-dove-diverse-strade-si-incontrano-in-alto-molise-giugno-2016
i-giovani-di-agnone-si-riuniscono-per-il-pranzo-al-guado-liscia-uno-spazio-aperto-dove-diverse-strade-si-incontrano-in-alto-molise-giugno-2016. Foto di Giuseppe Nucci
in-un-bar-nella-piazza-centrale-di-vastogirardi-un-gruppo-di-amici-giocare-%22passatella%22-un-gioco-di-taverna-prima-di-andare-a-casa-per-cena-maggio-2016
in-un-bar-nella-piazza-centrale-di-vastogirardi-un-gruppo-di-amici-gioca-alla-passatella-un-gioco-di-taverna-prima-di-andare-a-casa-per-cena-maggio-2016. Foto di Giuseppe Nucci
paolo-di-ninno-si-rilassa-dopo-il-lavoro-in-un-frutteto-a-santangelo-del-pesco-italia-maggio-2016
Paolo-di-Ninno-si-rilassa-dopo-il-lavoro-in-un-frutteto-a-santangelo-del-pesco-italia-maggio-2016. Foto di Giuseppe Nucci
la-famiglia-casciato-riunisce-in-contrada-canala-per-il-tradizionale-pranzo-che-segue-la-macellazione-del-maiale-gennaio-2016
la-famiglia-casciato-riunisce-in-contrada-canala-per-il-tradizionale-pranzo-che-segue-la-macellazione-del-maiale-gennaio-2016. Foto di Giuseppe Nucci
Ludovica-Venditti-11-e-suo-nonno--felice-di-lucente-80-preparano-il-passato-di-pomodoro. Sant'angelo-del-pesco-Agosto-2016. Foto di Giuseppe di Nucci
Ludovica-Venditti-11-e-suo-nonno–felice-di-lucente-80-preparano-il-passato-di-pomodoro. Sant’angelo-del-pesco-Agosto-2016. Foto di Giuseppe di Nucci

 

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Documenting Rural Italy’s Vanishing Traditions

Giuseppe Nucci was 14 when he left his village in Italy’s Apennine Mountains for city life, studying in Fermo and L’Aquila before finally settling in Rome. His own journey reflects a societal shift as many young people are lured away from small towns by cities that beckon with college, careers, vibrant nightlife and fast-paced living.

“So many people think that this way of life is old. They want something new,” Mr. Nucci said. “They want to go to the city.”

He knew that the traditional way of life in these villages was vanishing, and he wanted to photograph it while it lasted. The resulting project is called DEntroTerra, a portmanteau of three Italian words: “dentro,” meaning “inside” the place Mr. Nucci comes from; “terra,” or “land”; and “entroterra,” the upcountry, or the rural inner areas of Italy that Mr. Nucci says preserve a “lifestyle nowadays lost in the rest of the country.”

He has been documenting this way of life in villages in the Alto Molise and Alto Sangro regions of Molise and Abruzzo, traveling through the provinces of Isernia and Chieti: to Sant’Angelo del Pesco, Capracotta, Castel del Giudice, Borrello (the village his mother comes from) and other towns and districts. Though he is meeting many residents for the first time — his fixer, also from the Alto Molise region, introduced him to some from other towns — he has built lasting relationships with his subjects. “When I go and talk to them, they recognize the slang” of another upcountry local, he said.

He grew up in that world of upcountry traditions, its values imparted largely by his grandfather. “I had used to go and live these traditions with him,” Mr. Nucci, 34, said. By the time his grandfather died, Mr. Nucci had already moved away from his home village. But 20 years later, the life he had experienced was still sharp in his memory, and he was aware that those customs were gradually disappearing.

“I felt the need to tell something very intimate and personal,” he said of the area where he was born, a place with which he had a contradictory relationship, one of equal desires to escape and conserve.

He especially sought to capture the rituals of daily life that have become rarer over time: religious and agricultural events, like the pig slaughter in January, the harvesting of grapes, the Ndocciata procession during Christmas and the numerous small pilgrimages that occur annually, with people following an old path to visit an image of the Virgin Mary or an icon in another village.

Many have a second job outside their village or family farm, working in local government or factories, or doing seasonal labor. Most children commute to school in other towns. Yet tending a small piece of land is still considered important, Mr. Nucci said, particularly by the older residents who are devoted to preserving upcountry traditions.

“Most of them, among the older people, think that everything will end with them, with that generation,” Mr. Nucci said. “The generation of my grandfather.”

His images offer a glimpse into a personal world, showing families preparing meals, harvesting and hunting food, and having festive celebrations.

Plenty of photos focus on rituals and work, but Mr. Nucci also catches his subjects in reflective moments, while they tell him stories of their past. One woman stands in the snow recalling previous storms, while another man remembers aloud the glory days of his family’s farm.

Some of these towns were razed during World War II because they lay on Germany’s Gustav Line in the Apennine Mountains — a memory that, Mr. Nucci said, is still seared into the minds of the survivors.

“That’s why, probably, there is this distance between my generation and theirs,” he said. “We have lots from life, and they had little.”

Some traditions may be waning, but Mr. Nucci discovered that others have lingered elsewhere after villagers immigrated. His own grandmother, for instance, moved to Pittsburgh, and he saw hints of his home in traditions kept alive in a community of transplanted Sant’Angelo del Pesco residents and their descendants. “She lived in another country, but she never really changed her roots,” he said. “I saw her speak in my slang and prepare food as if we were in Italy.”

Mr. Nucci hopes that, in a similar way, his photos can help sustain the values of the rural culture of his childhood. “I think it is important to preserve tradition,” he said. “It is important to preserve your roots.”


[1] Giuseppe Nucci, molisano di San’Angelo del Pesco, vive a Roma. Ama coinvolgerci con le sue emozioni e i suoi ricordi, attraverso foto che vogliono trasmettere storie e valori.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

2 commenti

  1. Bel sunto, fantastico pot pourri di tradizioni, feste, pranzi e giochi, pensieri e riflessioni, non di un solo paese, ma di un territorio,un “ ENTROTERRA” che vi si riconosce. TUTTO rimanda con la memoria a tempi andati e ad alcune consuetudini che sono ancora vive e talmente importanti- ES. LA NDOCCIATA di AGNONE– CHE SI DEVONO VERAMENTE TRAMANDARE COME PATRIMONIO DEL POPOLO MOLISANO… DUNQUE PLAUSO ALLE FOTO E ALL’ARTICOLO.

  2. Il documento è stato scritto con cura, e riporta vari “generi di vita”, che hanno interessato l’autore, ricordandogli, forse, le sue esperienze di fanciullo e di ragazzo vissute ai tempi in cui c’era ancora suo nonno.
    È inutile dire che quanto descritto e fotografato era comune anche, non solo a Fraine, ma anche in tutti i paesi di montagna ed anche di collina … “dell’Alto Vastese” e “degli Abruzzi”
    Una particolarità vi è nella foto in cui il pastore di Agnone, Angiolino Del Papa, mostra due “bastoni da pastore” con la sommità particolare, quasi come una testa di agnello con il muso molto allungato da sembrare quasi una lunga “scure”, ma senza che il legno fosse stato “troppo” assottigliato. Questa parte di bastone, che sembrava il muso prolungato di un agnello, oltre che per una più facile presa, serviva per dare più pesantezza al piccolo maglio arrotondato e per rompere o per spezzare le ossa ma non “per tagliare.”
    Da ragazzino, ricordo di aver visto bastoni simili ad alcuni “pecorai forestieri” che venivano a pascolare le proprie pecore sulla montagna di Fraine. Altri pastori avevano un bastone con all’apice una palla di legno, come un piccolo maglio, ed altri avevano bastoni normali
    Mi spiegarono che il rigonfiamento all’apice, all’impugnatura, come un piccolo maglio, veniva usato come un’arma di difesa, quando si doveva intervenire, in aiuto ai cani, per mandare via, per scacciare e colpire i lupi, nel caso avessero assalito il loro gregge.
    Una altra particolarità di questi bastoni è questa: essi erano formati da un unico pezzo di legno duro, di cui il bastone vero e proprio era un ramo, mentre quello che potremmo chiamare manico, il piccolo maglio, era un pezzo di tronco o un pezzo del ramo più grande.
    Il legno veniva stagionato, ben levigato e lavorato con cura.

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