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L’invasione dei banditi a Capracotta

di Domenico Di Nucci e Francesco Di Rienzo

«A dì 9 di luglio 1657 giorno di lunedì alle tredici hore fu il secondo e sempre ricordevole flagello che ha patito questa Terra di Capracotta». Comincia con queste parole il resoconto dell’arrivo dei banditi nella nostra cittadina tramandatoci dal Catalogus Omnium Rerum Memorabilium, un grosso volume ecclesiastico compilato a partire dal 1644 dall’arciprete Pietro Paolo Carfagna

Dunque, il 9 luglio del 1657, all’una del pomeriggio, un gruppo di 104 banditi entrano a Capracotta. Non è certamente una casualità. Il Regno di Napoli è ancora in preda alla dura epidemia di peste che, partendo agli inizi dell’anno prima dalla capitale Napoli, si era propagata a macchia d’olio su quasi tutto il territorio provocando morte e disperazione tra la popolazione. L’estate precedente a Capracotta, in appena 42 giorni (dagli inizi di agosto alla metà di settembre), l’epidemia aveva mandato all’altro mondo ben 1126 nostri compaesani su una popolazione di circa 2.000 anime. Ma la peste aveva avuto anche un altro effetto nefasto: la liquefazione di ogni azione di controllo amministrativo e giudiziario degli organi dello Stato centrale sulle province. Così, in questa situazione di crisi generale, bande di malfattori potevano impunemente imperversare per l’Italia meridionale saccheggiando le città e uccidendone gli abitanti.

Così, quel 9 luglio del 1657, tocca a Capracotta. Questi malfattori sono comandati dal calabrese Paolo Fioretti, Carlo Petrillo, Peppe Nastro e Agostino del Mastro detto Boccasenz’ossi (cioè senza denti): tutti ben noti alle autorità per aver già depredato e terrorizzato in passato altre città del Regno. Per otto ore, i banditi saccheggiano Capracotta. Violano la sacralità della Chiesa Madre. Sparano colpi d’archibugio verso alcune immagini sacre, ne incendiano il campanile e uccidono un vecchio sacerdote, l’ottuagenario Tobia Campanelli, presso l’altare della Santissima Trinità e altri dodici fedeli: Bernardino de Lozzo, Nicolaus de Police, Ioanna de Rubino, il dottore in legge Julius Cesar de Pettinicchius, il chierico Martire de Potena, il mantovano Paolo de Cagnolis, Elisabet de Grifa, Ronaldo de Lucarella. Avertentia de Police e Hieronimus de Nuccius. Depredano le case. E rapiscono e torturano per diversi giorni l’arciprete, Pietro Paolo Carfagna, e un cittadino agiato, Amico Pettenicchio, finché viene pagato loro un sostanzioso riscatto: trentamila ducati, tra animali, denaro, oro, argento e suppellettili varie. Fortunatamente, l’onore delle donne è salvo.

L’anonimo autore del testo assicura che finirono tutti nelle mani della Giustizia. Da alcuni documenti, sappiamo però che alcuni capi della masnada ebbero sorti differenti. Dopo la fine della peste, il viceré Garcia de Avellaneda, conte di Castrillo, emise un generale indulto per cercare di contrastare politicamente il fenomeno del banditismo che aveva raggiunto numeri troppo elevati per poter essere debellato in tempi rapidi con le sole forze a sua disposizione. Chi voleva godere di questo atto di clemenza vicereale, doveva però recarsi a fisicamente a Napoli: cosa che fecero Carlo Petrillo e Boccasenzossi. Non abbiamo notizie sulla fine di Peppe Nastro. Ne abbiamo però su Paolo Fioretti: l’ex sergente maggiore preferì continuare nella sua avventura criminale finendo per essere ucciso insieme al figlio nei pressi di Bovino in un’imboscata tesagli dal governatore della Dogana di Foggia, don Stefano Carrillo. Le loro teste furono mozzate ed esposte su un palo a piazza Mercato a Napoli.  

Bibliografia

Raccolta di tutti i più rinomati scrittori dell’ istoria generale del regno di Napoli, tomo decimo, Giovanni Gravier, Napoli, 1760

G. Alfani – M. Rizzo (a cura di), Nella morsa della guerra. Assedi, occupazioni militari e saccheggi in età preindustriale, Franco Angeli, Milano, 2013

L. Campanelli, Il Territorio di Capracotta, Società Tipografica Antoniana, Ferentino, 1931

D. Di Nucci – F. Di Rienzo, Anno Domini 1656. La peste a Capracotta, Amici di Capracotta, Isernia, 2015

I. Fusco, Peste, demografia e fiscalità, Franco Angeli, Milano, 2008 

G. Morelli, Il brigante Giulio Pezzola del Borghetto e il suo “Memoriale” (1598-1673), A cura del Comune di Borgovelino, 1982

D. A. Parrino, Teatro eroico, e politico de’ Governi de’ Vicere del Regno di Napoli, tomo terzo, Nella nuova stampa del Parrino e del Mutii, Napoli, 1694

V. Siri, Del Mercurio, overo historia de’ correnti tempi, tomo XI, Andrea Cramoisy, Parigi, 1670

Riferimenti archivistici

Archivio di Stato di Napoli, Camera della Sommaria, Ordinamento Zeni, Bandi pubblici, busta 013 fascicolo 27

Archivio di Stato di Napoli, Camera della Sommaria, Ordinamento Zeni, Bandi pubblici busta 031 fascicolo 42

Archivio di Stato di Napoli, Camera della Sommaria, Ordinamento Zeni, Bandi pubblici busta 39 fascicolo 12

Archivio di Stato di Napoli, Consiglio collaterale, Consulta originali, Pandetta, volume I carte 11-13-15-19-21

Archivio Parrocchia di S. Maria Assunta in Cielo, Catalogus Omnium Rerum Memorabilium iuxta Rituale Romanum

Archivio storico del Comune di Capracotta, Libro delle Memorie

Editing: Francesco Di Rienzo

Copyright: Altosannio Magazine

About Francesco Di Rienzo

Francesco Di Rienzo è nato a Napoli da genitori capracottesi. Lavora come responsabile dell'ufficio stampa di una delle più importanti società italiane nel settore dei beni culturali. Conduce da circa 25 anni studi e ricerche su Capracotta e sull'Alto Molise. Eletto nel Consiglio Direttivo del CAST ALMOSAVA il 21 settembre 2012, è uno dei fondatori dell'Associazione "Amici di Capracotta", di cui ricopre attualmente l'incarico di segretario. È autore di diverse pubblicazioni sulla storia e sulle tradizioni di Capracotta. È socio della Società Napoletana di Storia Patria

2 commenti

  1. Grazie Francesco, per queste chicche di storia altosannita.

  2. Francesco Di Rienzo

    Grazie a te, Enzo. Ci sono ancora tantissime storie da raccontare. Ciao

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