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L’Inchiesta Murattiana su Capracotta del 1812

a cura di Francesco Di Rienzo

Gioacchino Murat

Nel 1811 fu disposta dal Ministro dell’Interno dell’allora re Gioacchino Murat (1808-1815) un’inchiesta su tutti i Comuni del Regno delle Due Sicilie, raggruppati in Circondari. Capracotta, a quel tempo, era il centro del Circondario comprendente Vastogirardi, Pescopennataro, Castel del Giudice e Sant’Angelo del Pesco. È la cosiddetta “Inchiesta Murattiana” e riveste una grande importanza soprattutto perché fornisce un quadro quasi completo delle condizioni di vita dell’epoca. Mancano solo notizie sul livello culturale del periodo, ma da altre fonti sappiamo che i pochissimi che sapevano leggere e scrivere appartenevano alla cosiddetta “prima classe”. L’inchiesta relativa a Capracotta fu stilata il 4 gennaio 1812 dal magistrato capracottese Diego Di Ciò e la riportiamo integralmente anche perché, fatte rare eccezioni, è scritta in modo chiaro e piacevole.

Statistica del Circondario di Capracotta

Risponsiva alle domande fatte da S.E. il Ministro dell’Interno sulla sussistenza e conservazione della Popolazione.

Il Circondario di Capracotta non comprende che cinque Comuni, Capracotta, cioè, capoluogo, Vastogirardi, Pescopennataro, S. Angelo, e Castel del Giudice. Di queste quattr’ultime Capracotta è al centro e non discostasi, che di sole tre miglia da ciascuna di esse. Questa, sita sulla cima spianata di una balza, ed a qualche distanza avente dé monti all’Est ed all’Ovest, gode delle quattro posizioni cardinali, donde deriva la tanta circostanza dell’Aere, che vi si respira. La sua temperatura è piacevole di està, fresca nelle medie stagioni, e rigida oltremodo d’inverno. Le nevi vi cadono in gran copia, e per la metà dell’anno veste quasi intieramente le campagne. Vastogirardi posto sul dosso di una collina, e circondato da boschi, e da monti d’intorno, gode di un’aria più umida, e men pura di quella, che in Capracotta respirasi. L’istesso è del Comune di Castel del Giudice, e di S. Angelo poste entrambi sulle rive del Sangro da cui poco distanti al rialto di due colline, ma godono un’aria più dolce. Rigida ed umida è quella di Pescopennataro sito sulla cresta di una roccia, e circondato a ponente da un folto bosco di grossi abeti. Dé suoi terreni son parte addetti alla coltura, e parte con più vantaggio al pascolo degli armenti. Con questi la maggior parte degli uomini trasmigra di Autunno in Puglia, ed al ritorno di Primavera torna alle proprie abitazioni.

Acqua

L’acqua nel Circondario di Capracotta usata a titolo d’alimento attingesi per lo più dà fonti, né d’altra natura ne trova vicino, o dentro l’abitato. Essa, pura abbastanza, non merita chimici apparecchi, onde rendersi potabile. Portata da quattro in cinquecento passi in canali d’abete sotterrati viene fin dentro le mura delli Comuni, raccogliendosi in conche di fabbrica una volte ben fatte, e coverte, ora rovinate dalla ingiuria dei tempi. Per le sue pure sorgenti, per l’innocenza del suo cammino, e perché mai soggetta a ristagni, non manca di tutte quelle proprietà, che render la possano potabile e salubre. Essa è pura, limpida perfettamente, nonché negli alluvioni, e cause simili in cui sensibilmente intorbidasi per l’imperfetta costruzione degli acquedotti. È senza odori, viva, fresca, sbattuta, piacevole, pronta a bollire, e cuocere, ed a sgappare i legumi. Finalmente scioglie perfettamente il sapone.

Poco lungi da Capracotta scorga da un sasso un’acqua limpida più del cristallo, riconoscibile anche a qualche distanza per il putore del gas idrogeno solforato, che emana. Essa è una delle più belle sorgenti di acqua sulfurea, né manca chi la conosce, di servirsene nella malattia, ove essa è ben indicata con sommo vantaggio.

Altre acque son fuori, e vicino l’abitato di Capracotta e d’esse i cittadini si servono, quando nella secca stagione mancano quelle delle comunali fontane.

Cibo ordinario

Misto veramente è il cibo, che nutre gli abitanti del Circondario di Capracotta, e viene esso dalle circostanze regolato. Stando vestito il suolo nelle proprie stagioni, mangiano per lo più vegetabili in foglia e poche volte della settimana provano della carne. Nell’inverno per quando tutto ricopre la neve, forman i legumi secchi, e le carni salate il loro cibo ordinario. Mai ci siamo accorti d’esser suorte le malattie per tale tenore di vita.

Pane

Ogni classe usa per lo più pane di frumento. La più meschina qualche volta d’Inverno usa quello del frumentone, di cui poco è fertile il nostro suolo, e delle patate non ha guari introdotta. Ne forma ancora della polenta, e la condisce or coll’olio, ed or col grasso porcino.

Il pane nel circondario di Capracotta non è veramente così ben fatto come richiederebbesi, non perché venghi dà Munghiaj viziata la farina, ma per la natura del grano qualche volta logliato e carbonato. A ciò si aggiunga la temperatura rigida dell’atmosfera che spesso si oppone alla giusta fermentazione e cottura del pane medesimo.

Ciascun individuo consuma circa tomoli sei di grano all’anno. Il prezzo ordinario del pane in piazza è di grani quattro al rotolo.

Carne

Molto più dell’Inverno mangiasi la carne di està. L’uso di essa però non è così frequente nelle basse classi del popolo. Le carni son di castrato, di pecora, di capra, e rare volte di bue. Ai macelli non portansi, che animali integri, e sani, né alle genti vendesi della carne degli animali infermi o alterate. Alle volte usasi ancora della carne di porco salata, e quella di pecore naturalmente morte, ma secche ben bene, e garantite dalla putrefazione col sale. Nessun detrimento ricevono i Capracottesi usando tal carne, almeno per quel che giunge a nostra notizia. Esse cuocionsi in vasi di creta, ed anche di rame. Mai però ci siamo accorti dé velenosi effetti di questo metallo.

Pesce

Perché della marina Capracotta è ben discosto, non può che rare volte gustare del pesce marino. Qualche volta le perviene dal Vasto, oppure da S. Vito dopo due giorni di tragitto. I merluzzi, le triglie, i calamari, o piccoli polipi, le seppie ecc. sogliono  pervenirvi.

Vini

Se nel Circondario di Capracotta rigida è la temperatura, non posson le viti allignarvi, e le uve giungervi a perfetta maturazione. Non ha quindi vigne, e vini propri, che ciascun provvede nei luoghi con vicini, e specialmente in Agnone da Capracotta poco discosto, nel cui territorio pochi Capracottesi e Vastesi hanno le loro vigne. I vini, che si usano, sono leggieri, per lo più poco coloriti, non cotti, e bastantemente salutari. Non vi è presso i Capracottesi il barbaro costume d’alterare i vini, o con nocive e medicatrici misture mascherarne i difetti. In detto Circondario non nuocciono i vini, anzi fanno a’ suoi naturali mantenere la perfetta salute.

Del vino usa ogni classe, ed in ogni tempo. I pastori solamente per convenzione cò loro principali se ne astengono in qualche modo. La salute loro però ‘a tanto avvezza, punto non risente il difetto di tale stimolo. Il resto dei Cittadini usa indifferentemente del vino e specialmente allorché dura al travaglio, cui ogni Cittadino è dedito. La classe dè vetturini più faticata abusa qualche volta di questo liquore, mai però l’abuso porta lesione alla lor salute, ed al pubblico buon costume.

Ciascun individuo consuma circa sei salme di vino all’anno; il prezzo poi n’è di carlini trenta la salma ad un dipresso.

Olio

In Capracotta, o nel suo Circondario non vi hanno ulivi; quindi provvede altronde l’olio, per condire i cibi. La sua qualità varia secondo i tempi; mai però nuoce ai Cittadini. Il prezzo suo ordinario è di grani sedici la caraffa.

Latticinj

Altrimenti avviene pei latticinj, di cui il Circondario abbonda. Dé freschi ne produce degli ottimi, e dei buoni poi se salati. Il cacio comprasi a grani 20 il cantajo, e i caciocavalli poi a grani 30.

Legumi

Pochissimi legumi produce quel terreno, e mai di buona qualità.

Ortaggi

Quelli coltivati nei soli mesi di està, e rare volte di Primavera e d’Autunno, perché facilmente in questi tempi le gelature, e la neve impediscono la vegetazione perfetta delle piante. Si hanno nulla di meno dé Cavoli, delle Lattughe, de Sellari, dé rafani, delle ruchette e delle rape. La loro qualità è plausibile; e il Cittadino ne usa salutarmene.

Frutti

V’ha poca frutta dolce. Abbonda poi di pere, e mele silvestri, di cui la più meschina classe usa, durante l’inverno, o per se stessa o per ingrasciarne i porci.

Altri generi d’alimento ordinario

I Cittadini mangiano ancora dé legumi, del riso, del farro, della semola, di cui i commercianti provvedonsi in Puglia, e che poi rivendono a buon prezzo. Ordinariamente siedono a mensa due volte al giorno, a mezzogiorno cioè, ed alle due della notte d’Italia. Un’operaio colla moglie, e coi figli consuma circa carlini quattro al giorno per solo alimento. Non vi sono pubblici stabilimenti, onde alimentare i poveri. La prima classe solamente gode il lodevole costume di dare del pane in elemosina ai poveri in ogni lunedì della settimana. Né tempi di carestia usansi delle radici, e delle erbe, che il suol produce non senza però grave danno di chi ne serve.

Vestimenta

I cittadini vestono generalmente di doppio panno blu tinto ad indaco, che particolarmente fabbricano. Rare volte tingono le loro lane col semplice guado. Le donne, nubili, portano scoperta la testa; le maritate un berrettino bordato d’oro; e le avanzate in età usan la mappa di lana trafitta da grossi aghi d’argento, e per la maggior parte guarnite di galloni similmente dorati; ed altre un faccioletto bianco. Tutte le donne poi usan la gonnella rossa da lor tinta con la robbia; e sortendo di casa covreasi indistintamente di grossi panni scarlatto. Gli uomini poi vestono blù, e la sola classe dei pastori aggiunge agli abiti suoi il pelliccione, che li mantien caldi d’inverno. Il vestito in generale è piuttosto elegante, e proprio del clima. Gli abiti d’està, e d’inverno son sempre gli stessi. Le biancherie son nette, e pulite in ambi sessi, né vi han pubblici stabilimenti, onde vestire i poveri. La sola Cappella di S. Maria di Loreto era usa dispensare su i di Lei beni vestiti in elemosina ai più meschini, prima, che i Reggj Demani né prendessero ingerenza.

Abitazioni

Le abitazioni dei contadini sono generalmente di fabbrica, comode, sicure, e salubri, ampie, ventilate, non umide, o fredde per lo più mantenute con nettezza, e decenza proporzionata a ciascuno cittadino. Negli stessi abituri conservansi dalla maggior parte dè polli; nelle case rurali delle pecore, capre, ed altri animali di simil sorte. Il focolare varia a norma, che variano le finanze e le comodità di ciascuno cittadino.

Esso per lo più è di fabbrica, e sito al primo piano della casa. V’ardono la legna di faggio, d’abete, o di cerro. Il metodo di cucinare è schietto e elegante.

Il combustibile per le lumiere vien costituito dall’olio solamente che comprasi a sedici grani la carraja.

Cause dell’insalubrità dell’aria

L’aria per la rigidezza del clima mai diviene insalubre, tanto più, che le case mantengonsi nette colle carceri, e colle strade. In Capracotta v’ha un sol ospedale, ma non ben tenuto e per lo più voto.

Le chiese son ventilate. I sepolcri s’aprono con cautela ed un sol cimitero, ben custodito, non è da tanto pel suo sito a rendere l’aria corrotta e insalubre.

Le strade d’Inverno son umide, e per lo più coverte di ghiaccio. Esse son larghe a sufficienza, ma immonde, e fangose quando i ghiacci si sciolgono.

Letamai non ve ne sono dentro l’abitato. Qualcuno ve ne…. di esso. Non vi sono acque stagnanti in verun conto, e rare volte vedonsi dé cadaveri di bestie insepolti.

Ciascuna casa ha la stalla, sempre però pulita. Nell’abitato gli ovili son pochi, perché poche son le pecore che in Inverno vi restano. I macelli mantengonsi con nettezza. Stabilimenti di manifatture non ve ne sono, e quindi mancano pure le acque residuali che non abbiano scolo.

Occasioni di nocumento alla pubblica salute

Rare volte vi mordono i cani, e di rado comparisce venendo dalla campagna qualche cane rabbioso.

Per la fisica posizione del Circondario non v’han cavalli, od altri animali da tiro di verun sorta.

Si usa la massima vigilanza per gli edifici cadenti. Non vi sono fornaci, e ciascuna casa, avendo un forno particolare, lo custodisce ben bene, ed acanza ogn’incendio. L’abitato non è soggetto a inondazioni.

Le gragnuole per lo più vi devastano le campagne, strappando di mano agli agricoltori i frutti delle loro fatiche.

Impiegati alla guarigione

In tutto il Circondario vi sono dieci Medici, due Chirurgi, cinque ostetricanti, diversi salassatori, e cinque farmacisti.

I medici di Pescopennataro, S. Angelo, Castel del Giudice, e Vastogirardi son condottati, ed obbligati alla cura specialmente dé poveri.

In Capracotta non sono condottati, ma s’impiegano alla cura di tutte le classi, ed i poveri li medicano gratuitamente.

Non vi sono confraternite, o altre incorporazioni, che tengono il medico condottati per i proprj individui.

La classe meschina è soccorsa nella malattia dà Medici virtuosi. Ciò però quando son nell’abitato;  fuori di esso non son soccorsi i miseri.

Gli ostetrici mancano… Solo le levatrici esercitano il lor mestiere.

Patologia

Le febbri reumatiche, le odontalgie, le punte spurie, che quindi degenerano in idro-toraci, son le malattie figlie del clima sole endemiche del Circondario. La lor causa n’è il freddo, perciò regnano per lo più durante l’Inverno. La medela (?) esercitasi a tenor della circostanza, e della ragione.

Allorché i cittadini trasmigrano in Puglia, perché spesso né loro viaggi vedonsi costretti a pernottare in luoghi umidi, e malsani, non è raro, che ivi s’infermino, sviluppandosi in essi la febbre detta di mutazione.

I paesi circonvicini godono di buon’aria; e quindi non facili a contagiare, chi in essi trasferiscasi.

I Medici illuminati abbastanza, col far conoscere i vantaggi reali della vaccinazione, hanno smentito il pregiudizio, che mantenevasi contro di essa dal basso popolo. Il vajuolo da Capracotta è proscritto intieramente e del pus vaccino si ha da molti anni vantaggiosa idea. Negli altri luoghi il pregiudizio ancora vi è tuttavia eradicato.

La sifilide di rado vi comparisce, e solamente qualche volta viene dalla Puglia portata. Questa malattia non ha giammai apportato detrimento sensibile sui comuni medesimi.

Le miserie nel luogo stesso non furon mai tante da risvegliare epidemie nel basso popolo, menochè nelle annate carestiose…., in cui perì non poca gente.

Non vi sono pubblici stabilimenti per la guarigione degli infermi, né per alimentare gli orfani, i quali son soccorsi dalla generosità dei Cittadini.

Rari sono i projetti nei Comuni istessi, e ne v’ha particolare stabilimento per essi. Questi, avendosi, vivranno o no, secondo che ad essi propizia, o nò sarà la fortuna. È uopo però dire, che molti ne prendono cura.

La ragione principalmente fa distinguere le morti reali dalle apparenti. Dove questa non giugne, ricorresi agli espedienti che l’arte salutare preferiva. Di trapassati i cadaveri non seppellisconsi che dopo l’elasso di ore ventiquattro dalla morte loro.

Poche sono le persone sterili, e se qualcuna lo è, lo è per fisica costituzione, di cui non potrassi giammai render conto esattissimo.

I parti per lo più sono naturalmente eseguiti, e rarissime volte né difficoltosi ricorresi all’arte. I bambini si serrano nelle fasce, secondo le generali costumanze del regno. Ciascuna madre poppa il proprio figlio, e rari sono i casi, in cui vi abbisognano delle nutrici. I bambini crescono, e sviluppano colla facilità la più possibile, e con vera robustezza.

Fatta in Capracotta a 4 Gennaio 1812 Diego di Ciò.

Editing: Francesco Di Rienzo
Copyright: Altosannio Magazine

About Francesco Di Rienzo

Francesco Di Rienzo è nato a Napoli da genitori capracottesi. Lavora come responsabile dell'ufficio stampa di una delle più importanti società italiane nel settore dei beni culturali. Conduce da circa 25 anni studi e ricerche su Capracotta e sull'Alto Molise. Eletto nel Consiglio Direttivo del CAST ALMOSAVA il 21 settembre 2012, è uno dei fondatori dell'Associazione "Amici di Capracotta", di cui ricopre attualmente l'incarico di segretario. È autore di diverse pubblicazioni sulla storia e sulle tradizioni di Capracotta. È socio della Società Napoletana di Storia Patria

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