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Lettera aperta al Vescovo di Trivento

di Enzo C. Delli Quadri

 

S.E. Domenico Scotti Vescovo della Diocesi di Trivento

torno a Lei, dopo solo qualche giorno, perché preoccupato dal fatto che, probabilmente , Ella non è stato portato a conoscenza (chiedo scusa se non è così) dello stravolgimento che l’ordinamento dello Stato e degli Enti locali stanno subendo per effetto delle gravi crisi economiche e finanziarie che si sono abbattute sul continente europeo.

Le riporto, qui di seguito, le leggi da poco approvate dal Parlamento Italiano che coinvolgono tutta la Sua Diocesi.
Ho fatto una breve analisi dei provvedimenti, ma per maggiore precisione, allego gli stessi, per esteso.
E’ a Lei molto presente il problema della desertificazione del Suo territorio. E’ stata la Sua Diocesi a sollevare, già a finire degli anni 80, la questione che avrebbe potuto portare alla cancellazione della secolare Diocesi di Trivento. Questo problema è oggi ancor più presente.

Cosa fare?

E’ suo dovere morale e materiale sollecitare i sindaci della Diocesi ad incontrarsi e a confrontarsi: occorre una strategia che non può essere lasciata solo nelle mani delle Provincie e delle Regioni attuali, stante il loro attuale stato di precarietà. Certo ci sono ancora e probabilmente resisteranno per qualche anno o quinquennio, ma non è quello il futuro. Nuove aggregazioni territoriali saranno formate, nonostante le resistenze. In questo contesto, non lasci il territorio al fai da te. Si assuma la responsabilità di indicare la giusta strada e, cioè: riaggregare, i comuni della Sua Diocesi e di alcuni Comuni limitrofi, sotto un solo organismo Amministrativo (nella legge si parla di Unione di Comuni ma va bene anche AREA MUNICIPALE). Per essa, con l’aiuto di politici generosi e partecipi delle umiliazioni (in termini di isolamento progressivo) subite dalla gente di montagna, si potrà chiedere la condizione di Zona Franca.

Un primo confronto, suggerito da alcuni dei sindaci interessati,  è programmato per il 28 gennaio in Agnone, presso la Sala Filippini.
Eserciti la Sua forza morale e materiale per convincere sindaci riottosi o troppo presi da campanilismo acuto, a partecipare.
Ella stessa, Eminenza Chiarissima, partecipi alla riunione e dia la Sua benedizione per il bene della Diocesi e del suo Gregge.

Con osservanza e devozione
Enzo C. Delli Quadri

Legge 148/2011 e 122/2010
Comuni almosaviani interessati
(Nell’elenco vi sono anche Comuni che hanno fatto parte della Diocesi in passato)

I comuni dell’Alto Molise in Provincia di Isernia
Con più di 5.000 abitanti = 1
con più di 1.000 abitanti e meno di 5.000 = 2
Con meno di 1.000 abitanti = 16
I comuni dell’Alto Sangro in Provincia de L’Aquila
Con più di 5.000 abitanti = 1
Con più di 1.000 abitanti e meno di 5.000 = 4
Con meno di 1.000 abitanti = 8
Totale = 13

I comuni dell’ Alto Sangro-Vastese in Provincia di Chieti
Con più di 5.000 abitanti = nessuno
Con più di 1.000 abitanti e meno di 5.000 = 6
Con meno di 1.000 abitanti = 21
Totale = 27

I comuni dell’Alto Molise  in Provincia di Campobasso
Con più di 5.000 abitanti = nessuno
Con più di 1.000 abitanti e meno di 5.000 = 2
Con meno di 1.000 abitanti = 2
Totale = 4

TOTALE GENERALE ALMOSAVA
Con più di 5.000 abitanti = 2
Con più di 1.000 abitanti e meno di 5.000 = 14
Con meno di 1.000 abitanti = 47
Totale = 63

Una gravissima situazione finanziaria nazionale e internazionale, da tempo prevista,  ha messo sotto scacco Comuni, Provincie e Regioni., in pratica ha messo sotto scacco tutto il l’ordinamento dello Stato e degli Enti Locali. Il legislatore è intervento progressivamente con provvedimenti sempre più stringenti.

Allo stato attuale delle cose, nell’AltoMolise-Sangro-Vastese (Almosava),  ben 47 Comuni, con meno di 1.000 abitanti, sono tenuti, nell’anno in corso, ad osservare norme perentorie stringenti; altri 14 sono tenuti ad osservare regole, perentorie ma meno stringenti; per un totale di 61 Comuni su 63.

Mi riferisco all’art. 14 della Legge 122 del 2010 e, più in particolare, all’art. 16 della Legge 148 del 2011 che apportano mutamenti strutturali all’ordinamento attuale.  Conoscerli  in dettaglio, per meglio comprendere la situazione, è un dovere civico e morale.

Qui se ne tracciano brevi profili; in     http://www.altosannio.it/leggi-1482011-e-1222010-comuni-e-popolazione-almosaviani-interessati/     sono riportate, per esteso, le parti importanti.

Va detto, per inciso, che fu un grosso e grave errore smembrare il territorio dell’AltoMolise-Sangro-Vastese (Almosava), omogeneo per cultura e valori, per sottoporlo, nel tempo, a ben 4 provincie e 2 regioni, rincorrendo l’araba fenice di una finanza pubblica sempiterna, con le sue pensioni, i suoi posti nelle provincie e nelle regioni, i suoi appalti, i suoi affidamenti, la sua autonoma gestione della sanità regionale. Sarebbe, ora, delittuoso se non si approfittasse di questo momento per porre fine ad umiliazioni continue che hanno annientato i Capitali di quei Paesi di Confine Regionali e Provinciali, quali il Capitale Umano con una desertificazione demografica sopra ogni limite e il Capitale Immobiliare, con Terreni e Fabbricati, frutto di sacrifici immensi delle passate generazioni, che stanno andando letteralmente  in fumo, altro che ICI o IMU)

legge 122 del 2010

Passando attraverso norme sempre più restrittive su personale e servizi (contenimento di spesa, blocco di turnover, affidamenti), si è giunti, dapprima, all’estensione del patto di stabilità anche ai piccoli comuni con meno di 5000 abitanti, e, poi, al DL 78/2010 convertito in legge 122/2010.
L’art 14 di questa legge (commi dal 26 al 31) obbliga i piccoli comuni ad associare 6 funzioni fondamentali :
1.    funzioni generali di amministrazione, di gestione e di controllo, nella misura complessiva del 70 per cento delle spese come certificate dall’ultimo conto del bilancio disponibile alla data di entrata in vigore della presente legge;
2.    funzioni di polizia locale;
3.    funzioni di istruzione pubblica, ivi compresi i servizi per gli asili nido e quelli di assistenza scolastica e refezione, nonché l’edilizia scolastica;
4.    funzioni nel campo della viabilità e dei trasporti;
5.    funzioni riguardanti la gestione del territorio e dell’ambiente, fatta eccezione per il servizio di edilizia residenziale pubblica e locale e piani di edilizia nonché’ per il servizio idrico integrato;
6.    funzioni del settore sociale.

Legge 148 del 2011

E’ stata chiamata manovra di “ferragosto”2011 (decreto legge 138 /2011 , convertito in legge 148/2011).

Per prima cosa, la manovra ha differenziato i comuni in base alla popolazione:
a)    sono piccoli i comuni che hanno una popolazione da 1001 fino a 5.000 abitanti;
b)    sono piccolissimi i comuni che hanno una popolazione residente fino a 1.000 abitanti.

Questa suddivisione dei comuni, fino a 1.000 abitanti e fino a 5.000 abitanti, prevede due differenti approcci alla gestione associata dei servizi, delle funzioni compresa quella del personale.

Approccio nei piccolissimi comuni (fino a 1000 abitanti)

Nei piccolissimi comuni (fino a 1.000 abitanti) è fatto obbligo perentorio di gestione associata dei servizi e delle funzioni fondamentali compresa quella del personale e, a tale scopo possono essere utilizzati due strumenti:  le convenzioni ( art . 30 del 267/2000) e le unioni di comuni (art 32 del TUEL 267/2000, con tre commi in deroga).
–  le convenzioni

Questo modello gestionale, già ampiamente utilizzato finora per alcuni servizi o funzioni può essere ancora utilizzato ma deve riguardare tutti i servizi e tutte le funzioni, compreso il personale. Questo modello, che esonera dall’obbligo di unione, è piuttosto complicato e difficile, in quanto  i comuni, che  volessero adottarlo, dovranno riuscire a dimostrare che c’è stato un certo risparmio di spesa.
–   le Unione di Comuni

Questo secondo modello di gestione, più stringente rispetto al primo, prevede la effettiva unione di comuni , con un passaggio integrale delle competenze di ogni ordine e grado e con pochissimi compiti residuali in capo al sindaco. Di fatto i piccoli comuni fino a mille abitanti saranno aggregati o associati in nuove municipalità.

Approccio nei piccoli comuni (fino a 5000 abitanti)

Diversa invece è la situazione per i Piccoli Comuni con popolazione tra 1001 e 5.000 abitanti. , Per questi esistono 2 strade:
•    aderire alle Unioni dei Piccolissimi Comuni (quelli fino a 1.000 abitanti)  secondo le regole previste per questi ultimi;
•    applicare le disposizioni di cui all’art. 14 della Legge 122/2010 (modificate dalla 148/2011), che obbliga i piccoli comuni ad associare, entro il 2012, le 6 funzioni fondamentali  più sopra riportate; di queste 6, almeno 2 andavano associate entro il 31.12.2011.

I dati su Territorio e Popolazione  e La normativa (Leggi 122/2010 e 148/2011), con tutti i soggetti interessati,  sono riportati su http://www.altosannio.it/leggi-1482011-e-1222010-comuni-e-popolazione-almosaviani-interessati/

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Un commento

  1. Certo appellarsi a Sua Eminenza per sostenere le ragioni di Almosava sicuramente non sarà ritenuto da certa politica “politicamente corretto”. Ma chissenefrega. Usciamo dall’equivoco. In Italia i cattolici sono stati sempre la maggioranza; in virtù del fatto che essi sono stati educati alla tolleranza, alla fratellanza ed al rispetto (anzi, diciamolo chiaro) all’amore per gli altri, purtroppo vengono raffigurati e fatti passare da “certa” cultura corrente come perdenti e, al massimo, come “parco buoi” elettorale. Quando esprimono la loro opinione vengono solitamente irrisi o, nella migliore delle ipotesi accusati di non essere abbastanza “laici”. Questa è una presa per i fondelli fatta da chi, normalmente è capace di fare solo cattiva politica, quella che è sotto i nostri occhi. Se c’è ancora democrazia e se la maggioranza in Italia (fosse) è cattolica allora è la cultura cattolica a dover essere predominante senza se e senza ma. Mutatis mutandis i cattolici, per fare politica cosa dovrebbero fare ? specularmente dovrebbero accusare la cultura e la mentalità corrente di non essere “sufficientemente confessionale”?
    D’altro canto, lungi da me auspicare uno stato confessionale a cui il primo ad opporsi sarebbe il nostro amato Papa
    e sicuramente anche il nostro caro Vescovo di Trivento, penso però sia giunto il momento, per i cattolici, di non farsi più tirare per il bavero e rinserrare i ranghi, per tornare ad essere quel buon lievito di una pasta che rischia ormai di inacidire definitivamente per troppi fermenti tossici e nocivi. Smetterla di tollerare strane commistioni tra pseudo cattolici e parti politiche di destra e di sinistra con le quali non c’è alcuna assonanza, ammantandole di falso e pericoloso buonismo utilitarista. Monsignor Bagnasco a Todi questo ha fatto : ha detto chiaramente ai mercanti che i cattolici non devono discutere proprio nulla a riguardo delle basi non negoziabili della loro cultura. In tal senso, per tornare ad ALMOSAVA, i cattolici si mettano alacremente e senza indugio dalla parte della popolazione per infonderle sicurezza e conforto in un difficile e accidentato percorso.

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