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Lettera agli eventuali illusi di Castello e ai recalcitranti dell’Alto Molise

di Enzo C. Delli Quadri

 Guardare a Isernia-Venafro-Napoli e più in generale al Tirreno è una triste illusione (per i Castellani) e una diabolica perseveranza (per gli Agnonesi).

 

Venti anni fa misi in subbuglio l’Alto Molise con la proposta di una secessione, di questo territorio, dal Molise.

Si mobilitarono Governatori, senatori, onorevoli, consiglieri regionali:  “Ma questo è matto, abbiamo fatto tanto per ottenere l’autonomia regionale…. “ ( a chi sia servita questa autonomia, è sotto gli occhi di tutti).

Si mobilitarono intellettuali e pensatori vari: “Enzo Delli Quadri vuole la secessione, ma non si rende conto che tutti i paesi abruzzesi, al confine con il Molise, non stanno meglio di quelli dell’Alto Molise”

Si mobilitò anche il popolo dei bar: “ma ch’ de’, p’ la patent’ aja joie fin’ a Chieti”  (ma cos’è questa storia! Per avere la patente devo andare fino a Chieti!)

Vuoi per interesse personale o per convenienza politica, vuoi per ignoranza, a molti sfuggì, e purtroppo sfugge ancora, un elemento economico-territoriale che fa la differenza sostanziale tra lo stare con il volto e il pensiero rivolto al Tirreno avendo, quindi, la Majella alle spalle,.e lo stare con il volto ed i pensieri rivolti verso l’Adriatico, avendo al proprio fianco la Majella. Mi spiego.

Tutti avete presente la carta geografica del nostro Stivale. L’Italia è rappresentata, sempre e comunque, come una calza, appesa al camino nella notte della Befana, per cui viene logico, quando si parla di Nord, Centro e di Sud, tracciare una linea orizzontale all’altezza di Roma: i territori al di sopra di quella linea e fino a Firenze-Bologna rappresentano il Centro,  quelli sotto Roma rappresentano il Sud, quelli sopra Bologna rappresentano il Nord. Ed è sconcertante che a tutti i livelli istituzionali e mediatici si faccia questa confusione. In effetti, non è così, né geograficamente, né economicamente.

Qualche esempio dal punto di vista geografico: Ferrara che istituzionalmente fa parte del Centro è più a Nord di Genova; Pescara che fa parte del Sud è più a Nord di Roma e di parecchio; Bari e Foggia sono più a Nord di Napoli e quasi al livello di Roma.

Dal punto di vista economico, poi, va fatta una considerazione a carattere generale molto importante riguardante la rivoluzione industriale nata 250 anni fa in Inghilterra (Creazione delle Officine) e la sua diffusione in Europa.

 Come nel fenomeno dei vasi comunicanti, dove l’acqua  scivola verso contenitori che non frappongano ostacoli fisici, salvo interventi particolari, quella rivoluzione si estese verso la pianura centrale europea e, per un fenomeno appunto particolare, travalicò le Alpi e si insediò a Biella (industrie tessili biellesi) e da lì invase la Pianura Padana, scese verso l’Emilia, la Romagna  e piano piano, nei decenni trascorsi, “allagò” le Marche. l’Abruzzo, il lembo costiero del Molise fino alla Puglia.

Non vi fu, né vi è mai stato l’ “allagamento” della Liguria, della Toscana, del Lazio, della Campania, della Basilicata e della Calabria.  Per cui si può affermare senza ombra di dubbio che, dal punto di vista economico, il Nord è rappresentato dal territorio che, al di là degli Appennini, va dal Piemonte fino alla Puglia, mentre  il SUD resta al di qua degli Appennini.

Ebbene, in questo mese, un editoriale del Corriere della Sera, a firma di Aldo Cazzullo, partendo da una indagine condotta sulle varie situazioni delle principali città italiane, giunge alle seguenti conclusioni:

“Tendiamo a concentrare l’attenzione sulla dorsale tirrenica, dove ci sono le grandi città, tra cui quelle impoverite dall’industria statale, come Genova e Napoli; e dimentichiamo la dorsale Adriatica, da Trieste, tornata centro geografico d’Europa, ai cantieri di Venezia, dal miracolo rinnovato dei Romagnoli,  al fervore dei marchigiani, sino alla vitalità della Puglia e alla resistenza dell’Abruzzo”

Benvenuti tra noi!!!!

Con la creazione della Regione Molise, tutto l’Alto Molise fu costretto a voltare le spalle a quella zona dell’Italia che, economicamente, rappresenta il Nord e fu agganciata a quella che economicamente rappresenta il SUD, in questo condannando anche quei paesi abruzzesi di confine che avevano sempre ruotato attorno all’economia dell’Alto Molise e che, di colpo, furono privati di questo supporto.

Oggi, partendo da Agnone e compiendo 100 Kilometri di strada provinciale accettabile, si giunge a Venafro, un deserto economico. Se gli Agnonesi  avessero avuto la possibilità di diventare abruzzesi e finire sotto la provincia di Chieti, oggi, dopo 100 Kilometri di strada provinciale altrettanto accettabile, si ritroverebbero a Pescara, luogo simbolo di innovazione ed economicità, seppur con i suoi limiti ed errori. Invece quel maledetto confine ha mantenuto le strade accidentate fino all’impraticabilità, condannando all’isolamento Agnone,  i paesi limitrofi dell’Alto Molise e, ovviamente, i paesini abruzzesi di confine che avevano vissuto in simbiosi con Agnone.

Agli illusi di Castello mi permetto di dire: evitate di guardare al Tirreno

Ai recalcitranti di Agnone mi permetto di dire: sbagliare è umano, perseverare è diabolico.

L’Alto Molise Sangro Vastese deve ritrovare la sua unità territoriale (ALMOSAVA) e guardare alla Costa Adriatica  e al fiume delle conoscenze e dell’Innovazione che,lì, scorrono più veloci che altrove.

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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