Lesche sperdute – Fette di pane sperdute

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Poesia di Bruno Marinelli [1]

lesche sperdute

Lesche Sperdute

Lesche sperdute, dentre alla fressora,
che r’uocchie rusce, mamma me st’a fa’.
De nzogna e saveciccia ,na rengella
patreme spenne pe’ me fa purtà.
E mentre i’ aspette ‘ncoppe a ru balcone
e uarde ste muntagne e ste culure
de ptresine e de vasenecola
da sotte all’uorte nghiànan r’addùre.
Lesche… sperdute come la speranza
‘nu iuorne de puterce arreturnà
a chesta terra cuscì cara e bella
che chiù la uarde e chiù me fa ‘ncantà.
Che ‘nu lenzuole ghianche,la maielle
come ‘na mamma dice: “ Nun partì”,
ecch, però, fatije nen ce ne sta,
chi ce cumanna da tiempe sta a durmì.
Me stanne a dice:” La valiggia è chiena”,
ma che malencunia me sta a piglià,
me stregne forte ste du vecchiarielle
e pense a chi s’avesse abbrevugnà.

 

Lesche Sperdute

Mia madre, con gli occhi rossi, sta preparando
nella padella, fette di pane che si perdono nello strutto.
Mio padre spicca, per farmela portare,
una vescica con la sugna e la salsiccia.
E mentre aspetto sul balcone
e guardo queste montagne e questi colori,
dall’orto salgono gli odori
del prezzemolo e del basilico.
Fette di pane…..disperse come la speranza
di poter tornare, un giorno,
in questa terra così cara e bella
che più io la guardo e più mi fa incantare.
Con un lenzuolo bianco, la maiella
come una madre dice: ”Non partire”,
in questi posti, però, manca il lavoro
perché chi ci governa dorme da tanto tempo.
Mi stanno dicendo: “La valigia è piena”,
ma che malinconia sto provando,
abbraccio forte questi due vecchietti
e penso a chi si dovrebbe vergognare.

 

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[1] Bruno Marinelli, molisano di Rionero Sannitico, costretto ad abbandonare gli studi universitari per dedicarsi al lavoro in banca, ha operato nel sindacato, senza mai abbandonare la sua passione per la poesia dialettale

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 

2 Commenti

  1. Nella poesia è rappresentato tutto il dispiacere di noi che abbiamo dovuto lasciare la nostra terra nativa per lavoro con la valigia di cartone legato dalla cintura dei pantaloni e con della fune. Salire sulla corriere per poi prendere il treno e raggiungere dopo tanti km un luogo che ci ha permesso di creare una famiglia e poter lavorare. Tornare alle nostre origine è sempre un grande piacere anche per rispetto dei natali ricevuti e per i nostri avi.

  2. L’addio al proprio paese… la lontananza dai propri cari : sentimenti che creano forte, inesorabile nostalgia…
    E L’ANIMO SI AFFINA e nascono versi delicati e belli , come in questa tua poesia, Bruno Marinelli.
    NON so perché, ma mi viene in mente il concetto della “PROVIDA SVENTURA” MANZONIANA…

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