Home / Cultura / Cultura Popolare / Le spine di Ugo Cinque miglia di nostalgia

Le spine di Ugo Cinque miglia di nostalgia

di Emilio Buccafusca, dal quotidiano ROMA del 15 agosto 1979

segnalato da Ugo Del Castello[1]

Se Rocca Rivi e Pesco fossero tre principesse protagoniste d’una favola il nostro potrebbe divenire un racconto interminabile. Cominceremmo dalle tenebre della preistoria, quando l’uomo della Majella terrorizzava l’Altopiano. Era un mostro, abominevole come il sosia himalayano. Purtroppo gli piacevano maledettamente le donne e le pecore. Usciva di notte e senza andare troppo per i dettagli divorava indifferentemente le une e le altre. Una notte fece sun sol boccone delle tre principesse. Per questo, in segno di lutto perpetuo, uomini e donne dell’Altopiano hanno vestito di nero fino quasi ai nostri giorni. E’ una favola, si capisce benissimo. Così sembra una favola la storia di un treno che partiva da Napoli alle 0,40, viaggiava tutta la notte ed arrivava a Roccaraso alle otto del mattino. Depositava sulla neve alcuni esseri strani e misteriosi: gli “skiatori”.

A differenza del remoto yeti della Maiella erano avidi di avventurarsi a piedi, con pelli di foca sotto gli “ski” (allora si scriveva col “k!”) verso sogni proibiti che si chiamavano Aremogna, Toppe del Tesoro, Pratello. Una camminata per titani da leggenda. Atleti e poeti. Salivano cantando una canzone dal ritornello iterativo “Salire, salire, sempre salire…” E con questa iterazione non desideravano affatto l’avvento funiseggioviario odierno. La loro crisi energetica si palesava con l’appetito. Perciò dopo le montagne di neve attaccavano “chitarrate” di spaghetti ancora più montagnose e divoravano lunghe collane di salsiccia alla brace, che nella cottura lacrimavano gocciole di colesterolo. Ai loro occhi ed alla loro anima poetica quelle gocce erano oro. Oro suino a 18 karati.

Sono scomparsi, gli “skiatori”, anch’essi nel mondo delle favole. Solo i vecchi raccontano di loro per addormentare i bambini i quali preferiscono invece gli spogliarelli della televisione. Non lo dicono fingendo di crederci e di dormire. Spesso i vecchi cambiano canale ed alla vista delle pecorelle raccontano come sull’Altopiano ci fossero 100.000 pecore e poco più di un migliaio di abitanti. Raccontano che quello era l’oro bianco. Dal pascolo cadevano palline. L’oro nero. La terra riciclava un manto erboso che ha sfidato i millenni. Ha resistito fino ai giorni nostri. Poi è svanito con la scomparsa dell’ultimo pastore. Sull’altopiano delle Tre sorelle c’è “tempesta” di ricordi e rimpianto per tante cose che non ci sono più. Cinque miglia di nostalgia.


[1] Ugo Del Castello, Abruzzese di Roccaraso (AQ), dirigente amministrativo-finanziario, da sempre ha avuto due passioni, la scrittura e la ricerca sulla storia del suo paese.

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.