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Le Mulattiere dell’Anima Capitolo 9

Novella di Esther Delli Quadri

“È dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi […] 
ma lagrime ancora e tripudi suoi”
(Giovanni Pascoli: Pensieri e discorsi, Bologna, 1907)

A nonno Giovanni

Si avvicinava la fine delle lezioni. Giovanni cominciò  a raccogliere   libri e matite sparsi  sul tavolo traballante che serviva da cattedra. 

Era costretto a portare avanti e indietro materiale che avrebbe potuto benissimo lasciare a” scuola” se quella fosse stata una scuola. Ma  i topi di campagna che riuscivano ad intrufolarsi nonostante le trappole sparse ovunque, anche loro in guerra come il genere umano a causa della scarsità di cibo, avrebbero banchettato anche col suo materiale scolastico non trovando nient’altro. 

Perché altro non potevano trovare, pensò. Durante la ricreazione i bambini, non tutti, avevano qualcosa da mangiare. Ma neanche una briciola gli  sfuggiva con la penuria che c’era e la fame arretrata che avevano.

Tornò con la mente alla ricreazione di quel mattino, a suo figlio, alla sua punizione, ai suoi timori riguardo al loro rapporto, soprattutto al timore che aveva avuto nei primi tempi del suo ritorno di essere una presenza negativa per suo figlio, al suo timore di avvicinarsi a lui per paura di fargli del male con il suo essere tormentato.

In seguito, quando si era rasserenato, quando era riuscito a riprendere faticosamente il controllo di quella nave alla deriva che si sentiva diventato, dopo aver compreso quale  direzione dare alla sua vita, un altro timore lo aveva assalito.

Non era una scelta facile la sua di impegnarsi per la pace. Era una scelta  che in molti non avrebbero compreso scambiando il suo come l’atteggiamento di un opportunista che evitava di schierarsi. Questo gli era chiaro.

Aveva avuto  il timore  che quella scelta potesse in qualche modo ricadere sui suoi figli.

Di più. Aveva avuto il timore che essa non sarebbe stata compresa neanche da loro.

Anche su  questo aveva a lungo riflettuto.. 

Ma, le  scelte fatte, il senso da dare alle nostre vite dipendono anche dal nostro vissuto, si era detto infine. Non ci si può aspettare quindi che esseri umani che non hanno fatto le nostre stesse esperienze nella vita debbano per forza comprendere e intravedere gli invisibili fili a cui sono appese le nostre scelte. 

I figli potrebbero non capire mai le motivazioni delle scelte dei padri,  non condividerle mai. Addirittura non accettarle mai.

Fino a che un giorno, forse, magari avanti negli anni, quando avranno vissuto abbastanza per comprendere più a fondo i fatti della vita, di fronte ad una situazione nuova o complicata avranno per un attimo una intuizione. Per un attimo, forse, gli sembrerà di capire gli stati d’animo che potrebbero aver influito sulle azioni, sulle scelte dei propri genitori.

Durerà un attimo solo. Ma sarà quell’attimo, quell’unico attimo a costituire la catena di umanità che lega un figlio al padre, un essere umano ad un suo simile!

Qualsiasi cosa scelgano o decidano, qualsiasi direzione diano alla loro vita gli uni o gli altri,  restano sempre padri e figli !

Tonino aveva bisogno di lui ora. Non gli importava di come lui fosse, ma che ci fosse. E lui aveva bisogno di Tonino , per salvare la sua anima, la sua mente. Era importante quello che lui faceva adesso con lui e per lui. Cosa poi lui avrebbe pensato e come lo avrebbe giudicato domani non  era importante. Perché domani  lo avrebbe giudicato, prima di tutto, per come sarebbe stato oggi con lui. “……Ognun’ te la uerra saja ,a s’ citr’ j’avasstarrá  la uerra lor’ “ ……

Guardò l’orologio. 

Anche per quel giorno le lezioni erano finite.

Congedò i bambini augurando loro buona vacanza e si avvicinò a suo figlio e Onofrio che elettrizzati si preparavano ad uscire.

Ricordò a Tonino le raccomandazioni che la mamma gli aveva fatto al mattino prima di uscire di casa, gli consegnò l’involto che lei aveva preparato e li salutò augurando loro di trascorre una bella giornata di festa insieme e dandogli appuntamento per il giorno successivo alla festa.

I bambini uscirono. 

Giovanni li vide dalla finestra rincorrersi lungo il percorso che portava a casa di Onofrio.

Tutt’a un tratto sentì un bisogno prepotente di comunicare con suo figlio, di mantenere saldo con lui il legame di confidenza, fiducia ,” levità”.

Si ritrovò fuori dall’ uscio della scuola a chiamarlo.

Tonino si fermò al suo richiamo. Si voltò. Restò per un attimo incerto. Sembrò chiedersi quale mancanza avesse commesso perché suo padre lo chiamasse, gli chiedesse di tornare indietro.

Lentamente, con passi pesanti tornò indietro e gli si avvicinò.

Ma, con sua sorpresa, lo trovò sorridente ad aspettarlo.

Tonino ” gli disse Giovanni” ho bisogno di chiederti un  favore e di darti un incarico. Sai questa chiave  che apre la porta della scuola è molto pesante da portare avanti e indietro e così pure la mia cartella con dentro matite e libri. Perciò vorrei che le  tenessi tu. Che le  consegnassi al padre di Onofrio appena arrivi da loro e che te le facessi consegnare dopodomani mattina quando tornerete a scuola, per il mio arrivo.  Pensi di poter fare questo per me? “

 Tonino era raggiante. 

Aspettò che suo padre si chiudesse alle spalle la porta della “scuola” e che sfilasse la chiave dalla toppa. 

Poi la prese in consegna insieme con la cartella,  come si trattasse di  oggetti preziosi e salutando suo padre si diresse a passi veloci per quanto glielo consentisse il suo nuovo carico, verso Onofrio.

Giovanni li vide parlottare un po’ e guardarlo da lontano .

Li salutò con la mano.

I bambini risposero al suo saluto e ripresero a camminare.

Prese allora la bicicletta che era appoggiata al muro e iniziò a percorrere la stradina che lo avrebbe portato sulla strada maestra.

L’aveva quasi raggiunta quando ad un tratto si sentì chiamare.

Si fermò e volse lo sguardo verso il punto da cui proveniva la voce di suo figlio.

Lo vide fermo su una piccola altura prospiciente la strada maestra. Gli faceva cenni con la mano.

Papà….. ” gli gridava”….. non ti preoccupare…… Ci penso io alla chiave e alla cartella   ……guarda le tengo qui …….e appena arriviamo le consegno al padre di Onofrio. Non ti preoccupare….” Poi lo vide parlottare con Onofrio che era accanto a lui  e poi riprendere a gridare ” …. Papà… Dopodomani, quando torni puoi pure fare piano piano per la strada perché le matite e i libri sopra alla cattedra ce li metto io …..c’ l’ m’ttem’ nu ” si corresse passando un braccio intorno alle spalle di Onofrio ” ….’n’nt’ preuccupà….. C’ p’nsam’ nu….“.

Giovanni sorrise. Annuì con la testa. Salutò di nuovo con la mano e riprese il cammino. 

Arrivato sulla strada maestra inforcò la bicicletta e fece per pedalare. 

Ma quel tratto di strada era in discesa.

Senza accorgersi, cominciò a fischiettare.

Continua ….. 

Copyright: Altosannio Magazine
EditingEnzo C. Delli Quadri

About Esther Delli Quadri

Esther Delli Quadri, molisana di Agnone, ex-insegnante, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine. Si occupa, amabilmente, di cultura e al suo territorio nativo dedica molte delle sue espressioni emotive.

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