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Le Mulattiere dell’Anima Capitolo 8

Novella di Esther Delli Quadri

“È dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi […] 
ma lagrime ancora e tripudi suoi”
(Giovanni Pascoli: Pensieri e discorsi, Bologna, 1907)

A nonno Giovanni

A quel rumore Giovanni si girò e vide ……….Tonino, in piedi tra i banchi che inseguiva delle biglie di ferro che stavano rotolando in giro per l’aula e cercava di riprenderle.

Alcuni bambini ridacchiavano, altri i più grandi guardavano la scena in silenzio, timorosi, forse dispiaciuti per Tonino. 

Si avvicinò a suo figlio e gli chiese spiegazioni su come mai lui avesse con sé delle biglie quando sapeva benissimo che a scuola era vietato portare materiale diverso da libri e quaderni.

Tonino  fece per parlare, poi di sottecchi guardò verso Onofrio e tacque.

Giovanni lo rimproverò aspramente per la disubbidienza .

Una tale incuria delle regole andava punita: avrebbe saltato la ricreazione e sarebbe rimasto in classe a svolgere un compito aggiuntivo.

Prima però, doveva raccogliere tutte le biglie cadute e appoggiarle sulla cattedra.

Tonino era pallidissimo. Represse però lacrime e singhiozzi, e dopo aver raccolto le biglie ed averle appoggiate sulla cattedra sedette al suo banco e si accinse a svolgere il suo compito di punizione.

Per la ricreazione Giovanni lasciò andare fuori i bambini  a sgranchirsi le gambe.

Sapeva che per alcuni di loro quei pochi minuti di pausa erano gli unici momenti liberi in una giornata di lavoro. Alcuni al pomeriggio, dopo la scuola, avrebbero raggiunto le greggi sui pascoli e dato il cambio ai grandi, oppure d’inverno fatto lavori di falegnameria o altre riparazioni in casa. Le ragazzine se non impegnate nei pascoli avrebbero lavorato ai ferri maglie per sé stesse e per i fratelli oppure avrebbero dovuto prendersi cura dei bambini più piccoli, e a  volte erano bambine loro stesse.

Nella stanza deserta restarono Tonino e suo padre, il maestro.

Giovanni si avvicinò alla finestra guardò fuori i bambini che si rincorrevano.

Onofrio sedeva in un angolo da solo.

Non  riusciva a capire cosa poteva  aver indotto suo figlio ad una tale disobbedienza .

Quella doveva essere una giornata particolare per lui. La volta in cui erano rimasti alla masseria durante l’inverno, cedendo alle preghiere dei due bambini, lui e i genitori di Onofrio si erano messi d’accordo che il giorno prima della festa di sant’Onofrio, grande festa alla montagna e compleanno di Onofrio, Tonino sarebbe rimasto a dormire alla masseria ed avrebbe trascorso lì l’intera giornata successiva. Onofrio avrebbe così potuto mostrargli tutte le cose di cui gli aveva parlato. Sarebbe stata una giornata di gioia a conclusione di un anno scolastico che sarebbe presto finito ed avrebbe segnato anche la separazione dei due bambini dal momento che l’anno successivo Tonino avrebbe frequentato la prima classe nella scuola del paese.

Quella mattina, iniziata sotto i migliori auspici, con la partenza da casa con un involto in cui la mamma aveva preparato degli oggetti che sarebbero stati necessari a Tonino per trascorrere la giornata fuori, rischiava di essere rovinata da quella vicenda.

Ancora una volta Giovanni si rallegrò per il fatto che presto non sarebbe più stato il maestro di suo figlio.

Ma intanto non sapeva come comportarsi. Non doveva più dare a Tonino il permesso di restare alla masseria? Si sarebbe odiato per questo e temeva di compromettere anche quel rapporto  recente e fragile  che si era sviluppato  con suo figlio .

Si allontanò dalla finestra e uscì sull’aia. Non voleva che Tonino indovinasse i suoi pensieri.

Passeggiò a grandi passi rasente il muro. Poi si avvicinò alla sua bicicletta e l’appoggiò meglio al muro.

Ad un tratto si accorse di qualcuno dietro di sé.

Si voltò. 

Era Onofrio.

” .………La colpa n’n’è d’ Tonin’ s’ l’ pallucc’ so cadut’ n’derra…….. Iss n’ l’ vuleva caccià……. So stat’ j’a dirgl’ca leva caccià sub’t……. Ma J’ss n’n l vuleva caccià’ e allora j’ so mess’ l’ miene’ daventr’ alla vorsa saja p’ togl’ na paluccia,……. la vuleva v’dè schitta ca n’ l’eva mè visct’………” .(..la colpa non è di Tonino se le palline sono cadute a terra……lui non voleva tirarle fuori ….sono stato io a dirgli di tirarle fuori subito ….. ma lui non voleva e io gli ho messo una mano in tasca per prendere una pallina….volevo solo vederla, non l’avevo mai vista…)

Seppe così che i due si erano messi d’accordo per fare uno scambio di biglie contro pannocchie essiccate. 

Avevano quindi concordato che il giorno in cui Tonino sarebbe andato da Onofrio avrebbe portato le biglie.

Ma quella mattina,  mentre stavano lavorando secondo le indicazioni del maestro, Onofrio impaziente aveva insistito con Tonino perché gli facesse  vedere ” l’ pallucc’ “. Siccome Tonino non voleva perché aspettava la ricreazione, Onofrio  non aveva resistito all’impazienza di vederle e gli aveva infilato una mano in tasca per prenderne almeno una e guardarla. Ma per un improvviso movimento di Tonino tutte le biglie erano fuoriuscite dalla tasca ed erano rotolate sul pavimento)

“…….J’ l’ pannocchie’ n’ l’ so pututa purtà alla scola ca evan’ tropp gross’ ….. S’nnó mad’man’ pur’ l’ pannocchie aviss’r cadut’ n’derra….. ” (io le pannocchie non le ho portate a scuola perché sono troppo grosse, altrimenti anche le pannocchie sarebbero cadute per terra ….) concluse il bambino  con una sua logica che, pensò Giovanni, doveva riuscire a discolpare Tonino o quantomeno a dimostrare che Onofrio non era meno colpevole di lui.

…. Bisogna riuscire a perdonarsi di essere sopravvissuti…

Quelle parole che tante volte aveva rimuginato passarono all’improvviso nella sua mente così come scorrevano i titoli di coda alla fine di un film al cinematografo.

Si rese conto che Onofrio nella sua ansia di discolpare Tonino aveva fatto il suo discorso in dialetto.

Ma ……. era la ricreazione si disse, volendolo giustificarlo a tutti i costi.

” ……ma mò Tonin n’c’ pò ‘m’nì chiù alla cas mea uojie?…..” (ora Tonino non può più venire a casa, oggi?)

La voce di pianto di Onofrio lo fece sussultare.

Si sentì dire, prima ancora di averlo pensato:

Non  devi pensare che sia stata colpa tua se le biglie sono cadute. Tonino sapeva bene di non avere il permesso di portare giochi a scuola . Se me ne avesse parlato, io stamattina avrei messo le biglie nella mia borsa così che lui non avrebbe dovuto tenerle in tasca…..Ci può venire lo stesso a stare da te oggi e domani . È già stato punito per aver portato le biglie a scuola. La punizione finisce con la ricreazione. “

Vide Onofrio illuminarsi, guardarlo  tra lo stupito e  il felice .

Adesso vai a giocare con gli altri” gli disse.

Rientrò nella classe. Suo figlio era ancora chino a scrivere. Gli si avvicinò e vide che era ormai alla fine del castigo.

Lasciò che finisse.

Quando ebbe finito prese il suo quaderno gli diede uno sguardo, poi lo mise da parte.

Fuori ho parlato con Onofrio “gli disse” e mi ha detto dello scambio. Perché stamattina non mi hai chiesto di tenerti le biglie? Le avrei messe nella mia cartella e non sarebbero rotolate fuori dalla tua tasca…..”

…..Non lo so …..” rispose Tonino mogio mogio ” ……non ci ho pensato….” 

Va bene “ disse Giovanni “comunque la punizione è finita. Puoi andare fuori con gli altri.  Manca ancora qualche minuto…”

Tonino si avviò alla porta. Giovanni lo guardò e ad un tratto pensò che fosse preoccupato di non avere più il permesso di restare da Onofrio. 

Ma… come farai stanotte alla masseria da Onofrio?....” gli chiese ” …..se lui dice che ci sono i lupi e i briganti….. Non avrai paura?

Tonino si voltò con aria stupita e contenta.

” .….No, ……..non avrò paura…” si affrettò a dire “….. perché non ci sono lupi e briganti….. Onofrio è…..“. si  fermò appena in tempo per evitare un altro disastro.

” ……busciardiell?!?……” sentì dire suo padre.

Sorpreso lo guardò.

Suo padre stava sorridendo sornione, con l’aria di prenderlo in giro.

” …. N’anzè….” rispose  guardandolo di rimando con aria furba .

” .... N’anzè schitta?!?… ” lo sentì insistere.

” …..na bella ‘nzè…..” rispose ridendo.

Giovanni non volle che  quell’attimo di ” levità” passasse. Volle prolungarlo, come si fa quando si assapora un cibo saporito e si cerca di tenere il gusto più a lungo possibile.

“……Onofrio mi ha detto che tu non volevi tirare fuori le biglie …… Che è stato lui a insistere…..Come mai non hai detto niente di ciò quando ti ho punito?”

Tonino lo guardò esitante.

” …….Vuoi vedere che lo so…?” chiese suo padre .

Tonino lo guardava.

Allora Giovanni disse ”  ” Chi fa la spia non è figlio di Maria, non è figlio di Gesù, quando muore va laggiù da quell’ometto che si chiama Diavoletto” .

” ….. La sai anche tu?…..”

Tonino era sorpreso.

Certo “  rispose suo padre ridendo ” era quello che dicevo  anche io quando avevo la tua età… Adesso vai, vai a giocare…”

Tonino si affrettò. Sulla porta si voltò e con aria furbetta disse :

Papa,……meno male che le biglie ce le avevo in tasca io….. Se ce le avevi in tasca tu e cadevano….. Era un bel guaio…..” 

Suo padre rise a quella uscita.  Rise insieme a lui.

Continua ….

Copyright: Altosannio Magazine
EditingEnzo C. Delli Quadri

About Esther Delli Quadri

Esther Delli Quadri, molisana di Agnone, ex-insegnante, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine. Si occupa, amabilmente, di cultura e al suo territorio nativo dedica molte delle sue espressioni emotive.

Un commento

  1. Delicata ironia che sfiora e accomuna padre e figlio, maestro ed alunno, mentre il rapporto si fa sempre più forte…
    Anch’io ho fatto esperienza simile, col mio secondo figlio, che ha frequentato con me solo la “primina” …
    Posso confermare che talvolta il/la maestro/a si trova in imbarazzo col proprio alunno/ figlio!

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