Home / Cultura / Le Mulattiere dell’Anima Capitolo 7

Le Mulattiere dell’Anima Capitolo 7

Novella di Esther Delli Quadri

“È dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi […] 
ma lagrime ancora e tripudi suoi”
(Giovanni Pascoli: Pensieri e discorsi, Bologna, 1907)

A nonno Giovanni

Tosatura delle pecore

Giovanni si riscosse dai suoi pensieri e si avvicinò, infine, alla porta della scuola. Disse ai bambini di entrare perché era ora di cominciare.

Tonino e Onofrio  andarono a prendere posto nel loro banco .

Uno alla volta, i bambini entrarono, qualcuno, soprattutto tra i più grandi, a testa bassa, vergognoso, qualcun altro, più disinvolto.

La classe di Giovanni era  una pluriclasse, dalla prima alla quinta, maschile e femminile. Si sarebbe potuto definirla un esercito di truppe multicolori, pensò Giovanni.

I bambini in paese portavano grembiuli e fiocchi, molto mal messi per la verità, poiché, negli ultimi anni, la guerra non aveva lasciato molte risorse per queste ” ricercatezze”!   Ma mentre in paese, si cercava di mantenere un minimo di forma in campagna, nelle scuole “alla muntagna”, ognuno indossava quello che di meglio possedeva “p’ j’ alla scola” e quel meglio lasciava molto a desiderare. Soprattutto d’inverno, l’urgenza era coprirsi a dovere. Ciononostante, le presenze erano maggiori in inverno che non nella bella stagione, poiché, d’estate, in campagna, c’erano più lavori da svolgere.

Si  iniziò, come di consueto, con la preghiera che i bambini recitavano rimanendo in piedi.

Recitate le loro orazioni i bambini si sedettero tutti, tranne Tonino che, come sempre, rimase ancora qualche istante in piedi in atto di preghiera.

Suo padre abbassò il viso sorridendo perché adesso conosceva il motivo di quell’attardarsi a pregare !

A Tonino la scuola piaceva moltissimo .

Aprì il quaderno alle paginette piene di aste a matita che aveva fatto a casa . Poi le girò, compiaciuto, per far vedere a Onofrio anche le pagine piene  di vocali , maiuscole e minuscole. 

Quindi fu la volta di Onofrio di aprire il suo quaderno. 

Era pieno di ” orecchie” come sempre, lo prese in giro Tonino. 

Il “maestro” lo avrebbe rimproverato di nuovo!

Onofrio fece spallucce e poi con aria sorniona andò alle ultime pagine del quaderno.

Uarda ‘n’an’ze’ ch’ asct’ ch’ so fatt’ ecch!!!” ( guarda che razza di aste ho fatto qui!!)

E aperta la pagina mostrò a Tonino una gigantesca asta con due lunghe orecchie ed asticine laterali a mo’ di zampe per trasformarla in un mulo.

Con la mano sulla bocca ridacchiarono tutti e due.

Nonostante il divieto del maestro di usare il dialetto a scuola, Onofrio continuava ad esprimersi in dialetto anche con Tonino, che lo aveva usato molto in casa quando era solo con la mamma ma che, da quando suo padre era tornato, non lo aveva più usato perché in casa si era introdotta l’abitudine di usare l’italiano.

Onofrio aveva sempre un sacco di idee divertenti, pensava Tonino, e sapeva un sacco di cose sugli animali che lui, Tonino, ignorava.

Certo di muli e di somari anche lui ne aveva visti tanti in paese perché i contadini, soprattutto nelle giornate di fiera, li usavano per trasportare mercanzie varie.

Ma non aveva mai avuto l’occasione di osservarli attentamente da vicino o di andarci sulla groppa , come invece Onofrio aveva fatto spesso.

S’ tu vié alla masseria maja na volta, t’ c’ facc’ j’ , sopra all’as’n’ ” ( se un giorno vieni alla mia masseria ti faró andare sull’asino ) gli aveva promesso Onofrio , spiegandogli che per non cadere, oltre a tenersi forte alla fune che funge da briglia, bisognava anche che il corpo accompagnasse il movimento dell’animale. 

Perciò una volta, durante la ricreazione aveva simulato di essere un mulo in modo che Tonino potesse “cavalcarlo” e quando lui era stato sul suo dorso  aveva iniziato ad agitarsi per simulare l’andatura dell’animale ed erano ruzzolati tutti e due sull’erba  in preda ad un riso inarrestabile e tra le risate degli altri che intanto prendevano in giro Onofrio col verso che si fa ai somari ” isc……”

Onofrio non sapeva solo di somari. 

A me non piacciono le pecore perché puzzano” aveva detto un giorno Tonino vedendosi passare accanto  un gregge col pastore mentre se ne stavano sull’aia della “scuola” per l’intervallo.

Così Onofrio gli aveva raccontato che però, in estate, prima della tosatura le pecore non puzzano perché vengono lavate.

E come ? ” aveva chiesto Tonino dal momento che gli sembrava un po’ improbabile che la mamma di Onofrio si mettesse a fare il bagno a un pecora alla volta nella conca con l’acqua fatta scaldare al sole come la mamma faceva con  lui in estate.

Arru scium'” aveva risposto Onofrio . E gli aveva raccontato come avveniva quella operazione che per i bambini era particolarmente divertente.

Le pecore venivano portate al fiume e lavate una alla volta per bene. Era come un gioco per i bambini perché tra un lavaggio e l’ altro c’era il tempo di lanciarsi spruzzi di acqua.

Poi, mentre si lasciavano asciugare le pecore al sole, i bambini facevano il bagno nel fiume per pulire sé stessi, ma a “monte”, aveva precisato Onofrio, non a ‘ valle’ dove erano state lavate le pecore!

La piscina   nella quale si raccoglieva l’acqua del fiume che consentiva ai bambini di immergersi “ru cutin’ “, precisò Onofrio,  si formava  ai piedi di un cascata non eccessivamente alta, ma con una portata abbastanza copiosa tanto da poterci stare sotto meravigliosamente.

Solo dopo il lavaggio gli animali venivano tosati e la loro lana non era più sporca e maleodorante ma bianca e soffice.

Tonino avrebbe voluto possedere un gregge di pecore per partecipare a quel divertimento!

Onofrio gli aveva anche parlato  della stupidità delle pecore e di quanto fossero dispettose le capre.

Dispettose? “ si era meravigliato Tonino “come dispettose?”

Quand’ ‘ vié a pasc’ l’ pecur’ a ch’elle j’ po fa fá ch’ella ch’ vuó. Avastá ru cuon’ ch’ le’ uarda e n’ s’ muov’n’. L’ crap’ , invec’, so d’spettaus’e. Vuon’ fá gna par’ a ess’ . J’ allora, j’ tir’ la varva a ch’elle scusctumat’ e ru cuon’ j’ s’avventa e abbaia . Ma ch’ell’ manc’ p’ gnient’ ch’ l’ zamp’ tiran’ chelc’. Asciuí! ” ( quando si portano le pecore al pascolo a quelle puoi fare quello che vuoi. Basta il cane a guardarle e non si muovono. Le capre invece sono dispettose . Vogliono fare come pare a loro. Io allora gli tiro la barba a quelle scostumate e il cane gli si avventa contro e abbaia. Ma a quelle non interessa e con le zampe tirano calci. Così ! )

E messosi gattoni aveva imitato le capre che scalciavano sollevando zolle di terra con i piedi per la gioia di Tonino che subito si era messo ad imitarlo. 

I racconti di Onofrio lo introducevano in un mondo sconosciuto e che sembrava pieno di sorprese per lui.

Nella sua masseria c’erano conigli, maiali e altri animali da cortile che Tonino aveva visto nella stalla la sera che durante la bufera si erano fermati da Onofrio.

Ma soprattutto c’erano due cani con i quali Onofrio si divertiva a giocare quando non erano in giro per sorvegliare il  gregge, e con cui anche Tonino avrebbe giocato volentieri.

Gli  aveva anche raccontato che da poco aveva imparato ad andare a caccia di nidi con altri bambini di masserie vicine. Gli aveva descritto come ci si arrampica sugli alberi a piedi nudi per prendere i frutti in alto che sono anche i più maturi.

Gli parlava spesso di suo nonno che gli aveva insegnato a fare  un sacco di cose,  per esempio intagliare il legno e molto altro ancora. 

Nel periodo in cui suo padre non c’era stato, lui era rimasto con la mamma e cinque sorelle , tutte femmine, diceva Onofrio storcendo il muso. Di maschi a casa c’erano solo suo nonno che viveva con loro e due cugini nelle masserie accanto alla sua, tutti più grandi di lui.

Insomma, diceva Onofrio dandosi delle arie, nella sua famiglia fino a che non erano tornati suo padre e suo zio, tranne lui, il nonno e due cugini erano tutte femmine!

Per cui durante l’inverno dell’anno prima era toccato proprio a lui,  una sera che doveva andare nella stalla a controllare che tutto fosse a posto per la notte, di trovarsi faccia a faccia con un lupo .

Un lupo! “ aveva esclamato Tonino.

Scin’? Nu liup’ verament’ liup!!!” ( si, un lupo veramente lupo!)

E tu che hai fatto? ” lo aveva interrogato Tonino ” sei scappato?

S’ n’é scappat’ j’ss, no j’ …” si era vantato Tonino ” j’ so’ acchiappat’ ru furcon’, quir’ p’ la paglia e j’hai curs’ appriess’ e….”  (” é scappato lui , non io” “io ho preso il forcone per il fieno e l’ho rincorso…”)

” .…. Su busciard’ ….. ” erano intervenute un paio di cugine “ N’n’eva j’ss ch’eva jut’ alla sctalla! J’ss’ é ancora c’ninn’ p’ s’ fatije’. Eva nonnó!  Nonnó j’ha all’ccuot’ arru liup e quir’ é scappat’. …. ” E avevano aggiunto ” Su busciardiell’ sctava alla f’ nesctra e chiagneva gné nu citr’ ca t’ neva paura ca ru liup s’ l’ magnieva a nonnó ….” ( “questo bugiardo ” ” non era lui che era andato nella stalla. era il nonno!….. Questo bugiardello era alla finestra e piangeva come un bambino  perché aveva paura che il lupo mangiasse il nonno! )

Busciardiell, busciardiell …” aveva allora cominciato a prendere in giro anche Tonino il suo amico.

Ma l’idea che Onofrio anche solo da una finestra avesse visto un lupo lo rendeva ai suoi occhi un eroe!

Onofrio sapeva proprio fare un sacco di cose che lui non sapeva fare e il suo mondo, i suoi racconti, la vita di campagna che sembrava così diversa dalla vita in paese   avevano incuriosito e attratto Tonino soprattutto dopo averne avuto un assaggio la sera che con suo padre avevano dovuto fermarsi per la bufera e lui era andato con Onofrio e Teodoro all’ovile.

Per questo quel giorno non stava più in sé dalla pelle all’idea che, come d’accordo con suo padre e i genitori di Onofrio, si sarebbe fermato a casa di Onofrio e vi avrebbe trascorso  l’intera giornata dell’indomani che era giorno festivo, sant’Onofrio, appunto.

Poco dopo essere entrati in classe, mentre il maestro correggeva i compiti dei più grandi, Onofrio chiese  a Tonino di mostrargli le biglie che quel giorno,  come erano d’accordo,   aveva portato con sé per poter fare lo scambio con delle pannocchie essiccate come quelle con cui avevano giocato alla masseria di Onofrio.

Tonino non voleva. Disse ad Onofrio di aspettare la ricreazione. Ma Onofrio era impaziente di vederle e così infilò una mano nella tasca di Tonino per prendere almeno una biglia.

Tonino si mosse, allora, all’improvviso, e ……..tutte le biglie caddero a terra….

Continua …..

Copyright: Altosannio Magazine
EditingEnzo C. Delli Quadri

About Esther Delli Quadri

Esther Delli Quadri, molisana di Agnone, ex-insegnante, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine. Si occupa, amabilmente, di cultura e al suo territorio nativo dedica molte delle sue espressioni emotive.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.