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Le Mulattiere dell’Anima Capitolo 6

Novella di Esther Delli Quadri

“È dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi […] 
ma lagrime ancora e tripudi suoi”
(Giovanni Pascoli: Pensieri e discorsi, Bologna, 1907)

A nonno Giovanni

Pastore con un gregge di pecore, 1884 di Vincent Van Gogh 

Mancava ancora qualche bambino. 

Lo avrebbe aspettato per poi cominciare la lezione.

 Il suo sguardo percorse la vallata sottostante. L’aria che entrava,  nonostante la giornata calda, era fresca e odorosa di prati, di fiori e giungeva nitido, portato dal vento,  il belato delle pecore al pascolo, in lontananza.

Dalla finestra vide passare  un contadino col suo gregge di pecore e il suo immancabile cane. Lo salutò come sempre portandosi una mano alla coppola e lui rispose con un cenno del capo.

Era il loro modo di salutarsi. Poche parole, molti silenzi. Sembrava che anche le parole avessero  un prezzo, pensò.

Ma i silenzi dei contadini, aveva imparato, sapevano “parlare” più di tante parole.

Rammentò, all’improvviso,  come  ad un tratto,  durante quella indimenticabile notte un rumore più forte lo avesse riscosso.

Aveva teso l’orecchio.

Forse un ramo che si spezzava al vento o sotto il peso della neve.

……La neve…….

……..Si era rivisto bambino.

Gli era giunta da lontano la voce di sua madre: “Giovanni, mamma, ch’ fiè ess’… arrentra, mamma, ca fa ru spulv’rizz’ …… Entra la nev’ dalla f’nesctra ….e tu t’arfridd’….”……..…”Giovanni che fai lì fuori, rientra che c’è la bufera di neve…Entra la neve dalla finestra e tu ti raffreddi”

Neve che scendeva turbinando e metteva allegria. Erano voci allegre quelle che sentiva:

… Gna nengue’, tatone, …. ve ecch’,Giuuann’, ve a Taton’ ….. vett’ a scallà vicin’ arru fuoc’ … Facem’ ru cavallucc’ …..” arri arri cavallucc’, c’n’ jem’ a Castellucc’ …..”……..Come nevica, bobbo, ….vieni qui vieni dal nonno,,, vieni a scaldarti vicino al fuoco…..Giochiamo ala Cavalluccio…. Dai dai Cavalluccio che andiamo a Castelluccio……

I ricordi all’improvviso si erano rincorsi, facevano a gara a chi arrivava per primo alla memoria.

Sentiva la ” vuorja” fischiare fuori, infilarsi nel camino e vedeva le “vecchie” sollevarsi dalla legna che ardeva ………O forse era il nonno che soffiava “ch’ ru zuff’latur’?

Ma dove erano stati nascosti fino ad allora tutti quei ricordi?

Mai aveva ricordato con tanta chiarezza eventi della sua vita.

Ma soprattutto la sua memoria non era mai tornata così indietro, agli anni della sua prima infanzia.

Aveva risentito  sul suo volto il contatto con una stoffa dura. Aveva risentito  il suo pianto. Si era rivisto seduto sulle ginocchia di qualcuno che cercava di abbracciarlo, ma lui piangeva, non voleva stare lì, con quello sconosciuto, tendeva le braccia……. a sua madre……..

Aveva risentito una voce  : ” ….Giovanni, n’avè paura d’ la  d’visa….  è papà ….”

Non ricordava più se era la voce di suo nonno o di suo padre…. Ma quell’uomo in divisa al cui abbraccio lui cercava di sottrarsi era certamente……..suo padre.

………..Suo padre che tornava dalla “sua” guerra……..

Aveva risentito di nuovo la voce di suo nonno, di sua nonna  : ” ……..Ch’ha fatt’ ru citr’ dopp’ magniet?” ” ………È sciut’  dafora e ha sc’cch’iet’…” “…….Ch’ha fatt? … Ch’ha fatt? …. Ha sc’cc’iet?…”....(cosa ha fatto il bambino dopo pranzo? …è uscito fuori a scivolare sulla neve!!!!….cosa ha fatto?!? …ha slittato?!?)

Si era rivisto mentre scivolava sulla neve e aveva risentito la sua risata e la voce allegra di sua madre…

………La neve……..

La neve lui l’aveva sempre associata all’infanzia, alla spensieratezza, all’allegria, alla sua famiglia.

Ma come era possibile che potesse nevicare anche nei tanti inferni che lui aveva visto, al fronte, nel suo campo di prigionia? Come era possibile che qualcosa che lui aveva sempre associato all’allegria potesse cadere,  lì davanti ai suoi occhi, come se fosse la cosa più naturale del mondo e ricoprire, appoggiandosi lentamente, corpi senza vita,  uomini sfuggiti alla morte ma morti dentro, le miserie dell’umanità, così, leggera e candida, come nella sua infanzia? 

No, non come nella sua infanzia, come nei suoi ricordi, piccola, gelata e turbinante. Più bella ancora……..

Grandi fiocchi bianchi, ampi come fazzoletti che scendevano come danzando, dolcemente, lievi come una poesia …..

Sembrava la neve disegnata per i bambini nei libri di favole e invece cadeva e si appoggiava su un incubo….

“Quella “neve scendeva lieve. Non turbinava.

……….La bufera non era fuori, era nel cuore degli uomini……….

Una pioggia salata era arrivata alle sue labbra. Grosse gocce calde rotolavano sul suo viso.

Il suo corpo era  stato scosso da singulti.

Per mesi e mesi si era sentito come prosciugato. 

Tutto gli era sembrato che fosse stato bruciato dagli incendi dei bombardamenti e che dentro di lui ci fossero solo sterpi secchi e fumanti …. Come un bosco dopo  un incendio….

Da dove veniva tutta quell’acqua, si era chiesto con  le braccia strette intorno al corpicino di suo figlio addormentato ……

Il pianto era cessato e aveva lasciato solchi salati sulle sue guance .

Aveva continuato a sentire ancora le voci buone della sua vita, le voci della sua infanzia. Filastrocche e ritornelli che da allora non aveva più sentito.

…..E una voce tra le altre.

Una voce che si distingueva più delle altre . La voce del nonno di Onofrio che diceva: ” ……ognun’ tè la ‘uerra saja e chiss’ t’narrien’ la ‘uerra lor’……Ognun’ nasc’ ch’ na sctella e c’ha da scummatt’r fin’ all’ult’m’…….n’n’é colpa vosctra s’et’ arm’niut’……” .  “Ognuno ha la sua guerra e loro hanno la loro guerra….ofnuno nasce con una stella e deve scommettere fino all’ultimo……non è colpa vostra se siete tornati”

Sì,……… Pian piano aveva cominciato a comprendere il senso di quella frase……….Adesso gli sembrava chiara: non possiamo lasciare che il peso delle nostre guerre ricada sulle vite dei nostri figli. 

Proprio perché sappiamo che  siamo noi che diamo senso alla vita, dovremmo anche sapere che il momento più bello della vita stessa è l’infanzia, l’età della non consapevolezza della condizione umana. 

L’età leggera, lieve!

Non  abbiamo il diritto di negare l’infanzia ai nostri figli. Anzi, abbiamo il dovere di proteggerla, di custodirla. 

……ognun’ tè la ‘uerra saja e chiss’ t’narrien’ la ‘uerra lor’……Ognun’ nasc’ ch’ na sctella e c’ha da scummatt’r fin’ all’ult’m’……. n’n’é colpa vosctra s’et arm’niut’……” .  “Ognuno ha la sua guerra e loro hanno la loro guerra….ofnuno nasce con una stella e deve scommettere fino all’ultimo……non è colpa vostra se siete tornati”

…….Ora finalmente capiva . 

La guerra di cui il nonno di Onofrio parlava non era una guerra reale. Era la guerra di ogni essere umano che nella vita si trova  a combattere con situazioni che lo  mettono di fronte a delle difficoltà . E questo vale per i padri  quanto per i  figli che un giorno potrebbero trovarsi ad affrontare le “loro” difficoltà, le loro guerre!

Ognuno deve trovare in sé la forza di superare le sue difficoltà senza farle ricadere sull’infanzia dei suoi figli, distruggendola.

” .…..ognun’ tè la ‘uerra saja e chiss’ t’narrien’ la ‘uerra lor’……Ognun’ nasc’ ch’ na sctella e c’ha da scummatt’r fin’ all’ult’m’…… n’n’é colpa vosctra s’et arm’niut”…….” .  “Ognuno ha la sua guerra e loro hanno la loro guerra….ofnuno nasce con una stella e deve scommettere fino all’ultimo……non è colpa vostra se siete tornati”

Si , adesso comprendeva…….

……..Il nonno aveva ragione…….

Lentamente si era sentito pervadere da una calma, una tranquillità, un’onda di  leggerezza come da tempo non provava.

…. Bisogna riuscire a perdonarsi di essere sopravvissuti….

 Cominciava a comprendere di avere un compito, una cosa dalla quale poter trarre la forza per  ricominciare.

Non era ancora come aver ritrovato “il senso della vita”, ma era un inizio. 

……..O forse no. 

Forse era proprio quello il senso che avrebbe potuto dare alla sua vita.

Lui avrebbe potuto dedicare la sua vita a combattere la guerra…….. Ogni sorta di guerra……..Tutte le guerre……..Lo avrebbe potuto fare parlandone, scrivendone, raccontando la sua esperienza, battendosi perché altri avessero la possibilità di vivere e  non di morire in  guerra.

…….Avrebbe potuto, aveva pensato, aiutare e farsi aiutare da   tutti quelli che oggi come lui  si sentivano così, impotenti e confusi, sopraffatti dal loro stesso vivere!

Filippo non c’era più. Niente e nessuno lo avrebbe portato indietro.

“I lupi” lo avevano sopraffatto.

Ma c’era Tonino, c’era Onofrio, ci sarebbe stato il suo nuovo bambino in arrivo . C’era un’intera umanità la cui infanzia andava tutelata. 

Avrebbero avuto le loro “guerre “nella vita anche loro, questo era inevitabile, faceva parte del loro essere umani.

Ma si augurava che la guerra vera, l’atrocità della guerra non facesse mai parte della loro vita!

E perché questo si realizzasse, perché ” i lupi” della guerra non si avvicinassero,  si sarebbe battuto fino al suo ultimo respiro.

Quello sarebbe stato il ” senso del suo vivere”, pensò,  battersi per la pace!

Continua …

Copyright: Altosannio Magazine
EditingEnzo C. Delli Quadri

About Esther Delli Quadri

Esther Delli Quadri, molisana di Agnone, ex-insegnante, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine. Si occupa, amabilmente, di cultura e al suo territorio nativo dedica molte delle sue espressioni emotive.

Un commento

  1. Antonia Anna Pinna

    Esther cara, hai racchiuso il senso della vita che è sempre lo stesso per tutte le generazioni in un racconto fatto di magia e bellezza, semplicità e amore. Grazie e complimenti

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