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Le Mulattiere dell’Anima Capitolo 5

Novella di Esther Delli Quadri

“È dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi […] 
ma lagrime ancora e tripudi suoi”
(Giovanni Pascoli: Pensieri e discorsi, Bologna, 1907)

A nonno Giovanni

Giovanni si avvicinò e guardò fuori dalla finestra. I bambini continuavano a rincorrersi sull’aia.

Ripensò a quando, accompagnato da Vittorio, in quella indimenticabile notte alla masseria, era entrato nella camera dove lui e suo figlio avrebbero trascorso la notte e lui aveva deposto Tonino, che intanto stanchissimo gli si era quasi addormentato in braccio, su uno dei due  letti e gli aveva tolto il pesante maglione. 

Il bambino ciondolava in qua e in là e riusciva a malapena a tenersi in piedi. 

Aveva poi liberato  l’altro letto da “ru monach”, che la madre di Onofrio vi aveva posto per riscaldare le lenzuola, e vi aveva coricato Tonino. 

Con gli occhi che gli si chiudevano dal sonno Tonino, per forza di abitudine, aveva iniziato a mormorare le sue preghiere della sera e Giovanni aveva  ascoltato come trasognato il suo mormorio. 

La conversazione avuta dopo cena col nonno di Onofrio, le sue parole, i suoi gesti avevano rimestato qualcosa in lui. 

Si era riscosso quando, prima di concludere,  aveva udito  Tonino mormorare la sua preghiera speciale, che si era trasformata in preghiera di ringraziamento dopo il ritorno di suo padre.

Il suo sguardo si  era posato sulle coperte sul letto.

Erano coperte militari, ancora con i timbri. 

I resti delle guerre dei padri. Delle guerre dei nonni.

Sollevate le coperte in quello che sarebbe  stato il suo  letto per quella notte, vi aveva posto “ru monach”, che era servito per il letto di Tonino.

Poi aveva spento la luce e si era avvicinato alla finestra.

 Fuori  tutto era bianco e la neve continuava a cadere turbinando.

Nella sua mente le parole udite dal nonno di Onofrio quella sera continuavano a turbinare, anche loro, come neve al vento, confusamente : 

” …...ognun’ tè la ‘uerra saja e chiss’ t’narrien’ la ‘uerra lor’……Ognun’ nasc’ ch’ na sctella e c’ha da scummatt’r fin’ all’ult’m’…… n’n’é colpa vosctra s’ et arm’niut’…….” . “Ognuno ha la sua guerra e loro hanno la loro guerra….ofnuno nasce con una stella e deve scommettere fino all’ultimo……non è colpa vostra se siete tornati”

Gli sembrava che quelle parole lo riguardassero, che racchiudessero un significato profondo che lui non riusciva a cogliere!

Aveva liberato il letto da “ru monach” e si era disteso tra le coltri calde, in ansia per i fantasmi che quella notte, come tutte le notti, sarebbero arrivati a  popolare il suo sonno.

Tra il sibilare del vento fuori gli  giungeva alle orecchie il respiro regolare di Tonino. 

Era molto stanco. 

La sua era una stanchezza di mesi, di anni, come solo la stanchezza dello spirito può essere.

Le  ore trascorse alla “scuola” con suo figlio prima che il padre di Onofrio venisse a prenderli, per la prima volta da quando era tornato, gli avevano fatto provare una sensazione di leggerezza,  di “levità”.

La meraviglia di Tonino per le cose nuove che aveva visto quel giorno. I suoi occhi spalancati e attenti quando avevano chiacchierato e lui gli aveva parlato della neve gli avevano ricordato sé stesso a quella età: la sua curiosità, la sua fiducia, il suo sentirsi protetto nel suo piccolo mondo.

Mentre parlavano, aveva pensato che forse quelle stesse sensazioni, in quel momento, le stava provando suo figlio e le stava provando perché lui, inconsapevolmente, gliele stava trasmettendo. 

Lui, proprio lui, quell’ombra di sé stesso che era diventato, era ancora in grado, forse, di suscitare sensazioni e stupore in un bambino!

Si era sentito invadere da un’onda dolce di calore. 

Aveva sentito, per  un attimo il groppo  che albergava in lui, da qualche parte, da tanto, tanto tempo, iniziare a  sciogliersi a quel calore.

E si era chiesto, ora lo capiva chiaramente, se era lui che stava comunicando a Tonino con le sue parole delle sensazioni o se al contrario non fosse proprio suo figlio con la sua presenza, con la sua fiducia in lui, con il suo stupore ad infondendogli sicurezza! 

……ognun’ tè la ‘uerra saja e chiss’ t’narrien’ la ‘uerra lor’……Ognun’ nasc’ ch’ na sctella e c’ha da scummatt’r fin’ all’ult’m’……. n’n’é colpa vosctra s’ vu et arm’niut’……” 

Di nuovo quelle parole si erano agitate nella sua mente!

Di nuovo aveva avuto la sensazione che fosse importante per lui comprenderle fino in fondo, pienamente.

Il vento aumentava a tratti di intensità. A tratti lo si sentiva soffiare quasi fosse il verso di un animale ferito.

Tonino si era agitato nel sonno.

“..… Mamma….. “ lo aveva  sentito mormorare” ….. Ho paura...”

” .….cosa c’è, Tonino…. ”  aveva sentito la sua voce chiedere ” ..… Non aver paura …. Ci sono io qui…..”

“…... Papà….ho paura! ….. Onofrio…..  dice……. che ci sono i briganti…….. col chioppo (schioppo) che portano via i bambini ….dice ……che ci sono i lupi…… che arrivano vicino, vicino.…”

Giovanni si era alzato e si era avvicinato al letto di Tonino.

Al chiarore bianco che proveniva dalla finestra aveva intravisto il suo viso sul cuscino.

Aveva allungato la mano a toccare la sua fronte.

“…. Non aver paura… ” aveva  ripetuto “….. ci sono io qui. Io non gli permetterei mai di avvicinarsi a te, né ai briganti né ai lupi……li scaccerei…. Sta tranquillo..!”

“…. Papà! …..”

” ….si..!….” 

……Posso venire nel tuo letto?…..”

Giovanni era rimasto in silenzio. 

Riusciva a sentire distintamente i battiti del suo cuore, come fosse il ticchettio di una sveglia che, posta su un mobile di legno, rimbomba.

” …. Posso?!?... ” aveva ripetuto Tonino. 

“…. Si…. Si….. Certo…. vengo io ……accanto a te, ……così non prendi freddo….” aveva detto sollevando le coperte, sdraiandosi accanto a Tonino.

Il bambino si era avvicinato a lui, aveva aderito con la schiena al suo corpo.

Allora si era voltato su un fianco e lo aveva circondato con le braccia .

……Sembrava come se il piccolo  fosse seduto sulle sue ginocchia, come se si fosse ricavato una nicchia nell’incavo del corpo di suo padre e vi si fosse raggomitolato……

….. Come fosse stato un soldato rattrappito nella buca in cui si nasconde  per sfuggire ad un bombardamento….

“….. meno male che sei tornato papà……” aveva udito la voce impastata di sonno  di suo figlio ” …..con tutti questi lupi….Non ci andare più ” perso”…… che non ti trovi…. con tutti questi briganti..…” .

Era rimasto immobile, gli occhi fissi nel buio.

Tonino si era riaddormentato.

Aveva chiuso gli occhi. Era caduto in un  torpore inquieto, a metà tra la veglia e il sonno.

“…. Ho paura, papà!…..Non ci andare più “perso”. ….. con tutti questi lupi.….” 

……..Tonino lo chiamava e invocava il suo aiuto…….. Era circondato da lupi. Lui correva da lontano verso suo figlio, ma incontrava sempre un ostacolo sul suo cammino….

…..Bombe cadevano tutt’intorno….. Fumo ….. Grida …. Trambusto….

…..….Filippo… Vieni qui vicino……al riparo nella buca ….

..…….Filippo!!! …....Dov’ era Filippo ? ……Era accanto a lui un attimo prima e adesso dov’era?

Lo chiamò…… Più forte…. Forse non sentiva ….lo cercò ancora e ancora….

….. “Hände hoch !…., einsteigen…. , schnell….”

Tatatatatatatatatata tatatatatatatatata

……Erano un gruppo di dieci ……….li hanno  fucilati stamattina ……partigiani ….. No contadini …..

.….lasciate passare, lasciate passare…. Un convoglio …. Combattenti feriti dalla Russia…

.…. Mio Dio…. Non ha i piedi ….. Congelati….. Amputati ….. Cancrena….. Ma si salverà?…….

“.... Ho paura, papà!…..Non ci andare più “perso”. ….. con tutti questi lupi…… Vieni ! … Ho paura!”

Tatatatatatatatata tatatatatatatatata.

“.... Non si passa ……. È zona rossa. …..i partigiani sparano…..”

“…....ma siamo soldati, ….soldati  italiani….”

“….…non ci sono più soldati italiani ….non  si passa ….. “…..”…….via al riparo ….. Sparano …….”

….Gli ufficiali…. Dove sono gli ufficiali? …. Non ci sono più ufficiali….

…Italiani…..puah! … Traditori ….. Venduti…………………… …

………. Che silenzio…. Si sentono perfino gli uccelli cinguettare……….Cinguettano in mezzo al fumo……………

…………..Filippo………..Filippo…. Ti ho trovato finalmente…………. Filippo, ce l’abbiamo fatta è finito ……….rispondimi……….

…… lasia star…. No t’el vedi che l’è mort..!”

….…Filippo ….. Vieni ti aiuto io …. Vieni……….. Piove ……….Cerchiamo un riparo. ………

Aveva aperto gli occhi . Il corpo bagnato di sudore.

Buio  tutto intorno. 

Gli incendi erano solo dentro di lui .

Dalla finestra entrava un riverbero chiaro.

Aveva pensato a Filippo che non era tornato.

Lui invece era tornato, era lì, accanto a suo figlio addormentato.

………..Che senso aveva il suo ritorno? E che senso aveva la morte di Filippo?…….

Ancora una volta aveva concluso che la  morte di Filippo non aveva senso così come non lo aveva il suo ritorno. 

È  la vita che di per sé non ha senso, pensava. 

Il senso alla vita lo diamo noi. C’è chi le da senso rifugiandosi nella fede, chi le da senso battendosi per un ideale, chi lo cerca in qualcos’altro.

 Il senso che si da alla vita è qualcosa di individuale, di profondo e  personale.

Non ci sono giudizi da esprimere poiché nessuno può dire di aver dato al suo vivere un senso migliore di quello che gli ha dato un altro. 

Occorre essere rispettosi di tutti i tentativi fatti da ogni individuo per  dare un senso al proprio vivere perché tutti dovremmo avere la consapevolezza suprema  che quei tentativi  altro non sono che palliativi per rendere la vita accettabile, e che l’unica cosa che davvero ci unisce e ci accomuna tutti, gli uni agli altri, è il  nostro ineluttabile destino di esseri destinati, tutti,  a vivere e morire.

L’unico sentimento che si può provare per l’essere umano, per la sua condizione è la compassione!

L’unico sentimento che si DOVREBBE provare per  il proprio prossimo è quindi  comunione,  mescolanza  in parti uguali di comprensione e tolleranza, perché si dovrebbe cercare di avere per gli altri la stessa  compassione che si ha  per sé stessi!

Per questo motivo, proprio perché è supremo lo sforzo che ognuno di noi fa per dare alla propria  vita un senso che la renda degna di essere vissuta, la guerra è una barbarie, pensava.

Era sempre stata considerata tale, in fondo.

 I persiani facevano ubriacare i loro soldati prima della battaglia perché nessuno volontariamente andrebbe mai incontro a carri con grosse lame ai lati che arrivano addosso in velocità per tagliare in due i soldati nemici; nessuno si getterebbe mai in una mischia per essere trapassato da una lama!

I Romani obbligavano i loro schiavi ad andare a combattere per loro, a conquistare territori. E quelli andavano solo perché la loro scelta era morire per mano romana o dei loro nemici.

Gli stessi poemi epici, le gesta degli eroi, altro non erano che vino dato ai combattenti per farli ubriacare prima della battaglia!

Similmente nel mondo contemporaneo si cercano delle motivazioni, delle spinte che portino soldati sui campi di battaglia.

Sono gli ideali. 

Ma quali ideali?

 Se il senso che un individuo ha dato alla sua vita è diverso da quello che gli ha dato un altro,  perché il primo  deve essere obbligato a battersi  per il secondo, a mettere in pericolo la sua vita, alla quale tanto faticosamente è riuscito a dare un senso,  solo perché l’ideale di un altro è quello prevalente?

 La guerra, tutte le guerre, sono una barbarie! 

Per questo gli eserciti dovrebbero essere composti esclusivamente di mercenari, gente pagata per fare la guerra, sempre che si trovino tali individui, persone  che vogliono  dare alla propria vita proprio quel senso: combattere in armi!

Anzi si dovrebbe vegliare scrupolosamente che nessuno mai operi una tale scelta per ragioni diverse, per esempio per  bisogno economico! Bisognerebbe essere estremamente certi che la  scelta fatta corrisponda esattamente a quello che è il senso che gli individui interessati vogliono dare al proprio vivere!

Si può mediare su tutto in una società per arrivare ad una civile convivenza, tranne che sulla presunzione di ragioni per le quali viene  chiesto a degli individui di andare a morire!

 Questo dovrebbe essere considerato dalla società un crimine, giudicato e condannato come un tentato omicidio!

Ne conseguiva che dare un senso a tutte quelle morti era impossibile.

Soprattutto era impossibile dare un senso alla morte di tanti giovani soldati italiani spinti a forza sui campi di battaglia a difendere “sensi della vita”, ideali che magari non condividevano o non avevano avuto neanche il tempo di comprendere appieno  e che erano stati  ad un certo punto abbandonati al loro destino, morti o vivi, perché nel frattempo si era scoperto di essersi sbagliati!

No, per quanto si sforzasse di cercare argomenti non c’era nessuna possibilità di dare un senso alla loro morte!

La sua mente aveva vacillato sotto i colpi della sua cruda razionalità che non lasciava spiragli di speranza . 

Aveva avuto paura ad addentrarsi oltre nei pensieri nel timore che le motivazioni per non vivere superassero quelle per vivere non offrendogli che una sola via di uscita.

Una via d’uscita che ogni tanto aveva fatto capolino nella sua mente negli ultimi mesi!

Ma allora a cosa appellarsi per trovare il coraggio di continuare a vivere, a ricominciare ? 

A cosa, se la sua esperienza lo aveva portato ad una consapevolezza così profonda dell’assurdità delle azioni umane?

Se tutti quei morti, tutti quei milioni di morti erano stati una follia senza senso, in cosa lui avrebbe potuto ritrovare il senso della vita? Con cosa avrebbe potuto  ridare senso alla sua vita?

Morire per qualcosa che non ha senso è terribile, ma  ancora più terribile sarebbe stato  sopravvivere con una tale consapevolezza!

Cosa avrebbe mai potuto trasmettere ai suoi allievi, ai suoi figli? Che la vita è nulla e che è inutile viverla? Che la crudeltà umana, la follia umana non hanno confini?

………Era caduto  in uno stato di prostrazione profonda. 

La notte per lui, ogni notte, era il tempo più difficile di tutte le 24 ore poiché niente durante la notte avrebbe distolto la sua mente dai suoi pensieri!

Quelle ore di buio e di silenzio che inizialmente, nei primissimi giorni del suo ritorno aveva apprezzato perché sentiva di aver bisogno di pensare e riflettere, da qualche tempo  lo atterrivano…..

Da quando aveva scoperto che i suoi pensieri, la sua mente potevano imboccare  vie nuove e diverse, …….vie senza ritorno. 

Continua ….

Copyright: Altosannio Magazine
EditingEnzo C. Delli Quadri

About Esther Delli Quadri

Esther Delli Quadri, molisana di Agnone, ex-insegnante, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine. Si occupa, amabilmente, di cultura e al suo territorio nativo dedica molte delle sue espressioni emotive.

Un commento

  1. Antonia Anna Pinna

    La follia della guerra è dentro l’uomo scolpita a fuoco. In ogni epoca si sono affrontati e uccisi. Non ci sarà mia fine; o forse si. Brava Esther

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