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Le Mulattiere dell’Anima Capitolo 10

Novella di Esther Delli Quadri

“È dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi […] 
ma lagrime ancora e tripudi suoi”
(Giovanni Pascoli: Pensieri e discorsi, Bologna, 1907)

A nonno Giovanni

Una grossa auto accostò al ciglio della strada e andò a parcheggiare accanto alla fontana (ai piedi di Sant’Onofrio)

La portiera si aprì e l’uomo di mezz’età che ne scese respirò a pieni polmoni l’aria odorosa di prati  fioriti.

“Sì,……. è questo il posto…..” pensò.

Una voce assonnata di donna dall’interno dell’auto lo chiamò :  ” …..Antonio, ….perché ci fermiamo?….. Cosa c’è? ….. Ormai siamo quasi arrivati!……”

” ……Sta tranquilla…. Non è niente …. Avevo solo bisogno di sgranchirmi le gambe e bere un po’ d’acqua…. continua a dormire…….solo un momento e ripartiamo….”

Tonino si avvicinò alla fontana e bevve lunghe sorsate dal getto d’acqua che ne usciva. Poi si asciugò il viso.

” …….La portata d’acqua non è più consistente come allora…… È poco più di un rivolo…” si disse.

Si guardò intorno.

Ricordava molto bene la stradina che in salita, a destra della fontana,  si snodava tra  prati e campi arati   e portava a quella che era stata la “scuola” di suo padre per parecchi anni e la sua per un poco.

Non sapeva bene perché si fosse fermato. 

Era passato di là tante volte negli anni quando tornava al paese e mai gli era venuto in mente di fermarsi.

Fino ad oggi.

Guardò  in fondo alla strada, lì prima della curva, e si rivide per un attimo sulla canna di una vecchia bicicletta, bambino. Gli sembrò per un istante di risentire alle sue spalle il respiro ansante di suo padre nella salita.

Era morto da parecchi anni, seguito dopo non molto da sua madre a cui il mondo doveva essere sembrato non più un posto adatto a lei da quando Giovanni non lo abitava più.

Non era stato un rapporto facile il suo con suo padre, pensò Tonino.

Avevano due modi diversi di intendere la vita, loro due. 

Erano di indole diversa, di quei caratteri di cui si dice che “non si prendono”.

Lui viveva la vita addentandola a grossi morsi voluttuosamente, suo padre sembrava invece sbocconcellarla. Ecco gli era sempre sembrato che mentre lui amava vivere, suo padre amasse osservare la vita, analizzarla!

Avevano avuto un dialogo a singhiozzo, interrotto a volte da scontri. In realtà, doveva ammetterlo, era lui, Tonino, che aveva cercato  lo scontro, nelle rarissime occasioni in cui scontro c’era stato. Era esuberante, a volte sovraccarico. Suo padre aveva sempre cercato di evitare di scontrarsi con lui e questo qualche volta lo aveva fatto arrabbiare. 

C’erano cose di lui che non aveva mai compreso pienamente.

Per esempio la sua decisione di dedicarsi anima e corpo a “battersi per la pace”, come suo padre diceva. 

Tonino ricordava quando, ai tempi della sua adolescenza, quella strana, inconsueta scelta di suo padre  gli aveva procurato una sorta di imbarazzo con i coetanei.

Erano i tempi della democrazia fatta di parole urlate nelle piazze.

Ma tra  tutti quei clamori suo padre passava impassibile, quasi non li sentisse, per continuare la sua opera di ricerca di gente che, come lui, aveva in odio la guerra.

Si ricordava di una volta che lui aspramente lo aveva assalito ” Pensi forse che la pace si guadagni spargendo inchiostro su fogli? “gli aveva gridato nel bel mezzo di una discussione.

La sua risposta era stata calma e misurata:” No, non penso che basti. È un inizio. Poi occorrono uomini di buona volontà capaci di sedere  intorno ad un tavolo a cercare formule, equilibri e sostegni per realizzarla concretamente. Tu pensi, invece, che la pace si raggiunga imbracciando un’arma in una guerra fatta per arrivare ad una pace?”

Se c’era stata una cosa grande in suo padre era stata quella che anche quando le loro posizioni erano nettamente diverse, Tonino non lo aveva mai percepito come nemico, come se pur non essendo d’accordo con le cose che suo figlio pensava e diceva, avrebbe però fatto di tutto perché  potesse continuare ad esprimerle liberamente.

“Sì, bisogna veramente avere una marcia in più  per arrivare a fare questo……..E mio padre ce l’aveva, devo riconoscerglielo!” pensò.

Purtroppo ai suoi tempi il suo impegno, la sua scelta non erano stati compresi.

” È stato un pioniere” concluse ” all’epoca il suo messaggio di pace non poteva essere recepito per lo meno nella realtà dove noi vivevamo. I tempi non erano maturi. Se fosse vissuto oggi tutto sarebbe stato più semplice per lui. Oggi avrebbe trovato un terreno fertile e ricettivo per la sua azione a favore della pace.”

Sarebbe stato molto orgoglioso, si disse, di Emidio, uno dei gemelli, medico e spesso all’estero impegnato in progetti per “Emergency”. Lo era stato anche di Vincenzo, l’altro gemello che aveva seguito le proprie inclinazioni senza mai, però, interessarsi di quello che era l’interesse principale di suo padre.

Lo era stato di Perla, la sua bambina di parecchi anni più piccola dei fratelli, a cui Giovanni aveva voluto dare un nome che fosse anche quello di un gioiello prezioso, come prezioso era stato il suo arrivo per tutti loro. Proprio lei era rimasta molto colpita dall’attività di suo padre ed aveva voluto iniziare ad aiutarlo fin dall’ adolescenza nel suo impegno a battersi contro la guerra.

……….E di lui, di Tonino, era stato orgoglioso di lui? Oggi sarebbe stato ancora orgoglioso di lui?…..

Aveva pensato spesso negli anni alla frase che suo padre di tanto in tanto pronunciava 

” Ognuno ha la sua guerra…..ognuno nasce con un sentiero tracciato e dovrà averci a che fare fino alla fine….” 

Negli anni si era a volte interrogato se  quella frase celasse altri tormenti oltre la guerra, altri dubbi, altre paure che suo padre aveva avuto e che aveva cercato di vincere.

Forse oltre alla guerra vera e propria che sembrava averlo segnato suo padre  aveva combattuto altre guerre dentro di sé. Ma quali? Possibile che avessero passato tanti anni l’uno accanto all’altro e lui non sapesse cose così fondamentali di lui?

Anche lui, Tonino, aveva avuto le sue “guerre”.

Le sue guerre erano state però nel privato, in famiglia.

Ma, si chiedeva spesso, i tormenti che avevano contrassegnato la sua vita avrebbero fornito a Giovanni, se fosse stato ancora vivo, gli strumenti per capire le difficoltà di suo figlio? Le avrebbe comprese Giovanni quelle guerre? Sarebbe riuscito a comprendere i suoi stati d’animo?

Sapeva molto bene, in fondo, si disse, perché aveva deciso di fermarsi proprio quel giorno in quel luogo!

Era per la lettera che Perla gli aveva fatto arrivare qualche mese prima. La lettera di un reduce come suo padre, che lei aveva casualmente ritrovato in un vecchio portafogli di Giovanni rimasto in tutti quegli anni in fondo ad un cassetto. Era la risposta ad una lettera di suo padre. 

In una parte della lettera si leggeva ” ….. Ti sono molto grato, Giovanni, per le tue lettere, per il tuo sostegno e aiuto. Mi hanno fatto sentire meno solo, meno colpevole, meno derelitto di quanto mi sarei sentito se non avessi saputo che c’era almeno un’altra persona a questo mondo che aveva attraversato come me l’inferno dell’anima ed era riuscita a non rimanere preda delle fiamme. 

Le prime parole che mia figlia mi rivolse quando al mio ritorno a casa la salutai e cercai di prenderla in braccio furono “Chi sei tu? Io non ti conosco! Va via!”

Sapere quindi da te,  che hai vissuto la mia esperienza lontano da casa, lontano dall’infanzia di tuo figlio Tonino,  che nonostante tutto riprendere in mano i fili della logora tela di un rapporto con loro, mai sviluppatosi naturalmente, si può; sapere che il tuo bambino ignaro e la sua infanzia innocente ti hanno dato forza e sostegno per ritrovare i bandoli della intricata matassa che è diventata la vita di tanti di noi dopo la guerra, mi ha confortato molto e dato coraggio e speranza  circa il destino di questi nostri figli, nati nella guerra, e che della guerra porteranno nascosti nell’anima i segni e di noi, figure di padri che non hanno fatto parte della loro infanzia, del nostro difficile rapporto con loro, ….”

Nel suo messaggio di accompagnamento Perla aveva scritto “….. Credo che questa lettera debba tenerla tu. Ti riguarda. Una volta mi hai confidato che avevi la sensazione di essere stato sempre molto distante da lui. Io non lo credo…… Era molto orgoglioso di te  dei tuoi successi professionali…. I suoi occhi brillavano quando ti sapeva contento, erano tristi quando ti intuiva infelice …… Credo, invece che tu sia stato più vicino al suo cuore di quanto siamo stati tutti noi…..” 

Pensò nuovamente a quella sua frase tante volte ascoltata.

Cosa significava, dunque, di preciso:” Ognuno ha la sua guerra …… Ognuno nasce con un sentiero tracciato e deve percorrerlo fino in fondo……”?

 “……A volte dimentichiamo, con l’egoismo che contraddistingue noi esseri umani per i quali l’unica vita che conta è la propria, che le nostre madri e i nostri padri hanno avuto una loro vita da giovani. Prima che noi diventassimo parte del loro mondo, o anche quando già ne facevamo parte, essi, come noi ” recentemente”,  hanno avuto i loro sogni, i loro incubi. Ci sono accadimenti o eventi che  noi non conosciamo delle  loro vite che potrebbero averli segnati, che potrebbero avere inciso sulla loro formazione, e quindi di riflesso sulla nostra, e che noi ignoriamo. La catena della vita che sembra svolgersi così semplicemente, un anello dopo l’altro, ha dei ” vuoti “ enormi, che noi non possiamo colmare e che  formano le nostre individualità. Trascorriamo la vita con persone di cui pensiamo di conoscere tutto e non ci preoccupiamo di chiedere niente. Poi quelle persone scompaiono  e ci accorgiamo che ci sono tante cose che avremmo dovuto e voluto chiedere. Solo che non sapevamo  di volerle sapere” si disse .

Prese a camminare lungo la stradina.

L’onda morbida dei ricordi lo investì e lo avvolse  ad un tratto.

Ricordò il pomeriggio che aveva trascorso con suo padre quando la bufera li aveva colti a scuola.

Risentì le loro risate, la sensazione che aveva provato per la prima volta di essere al sicuro con suo padre, l’ allegria di quelle ore di ….. sì, di scoperta! Perché quel giorno lui aveva veramente “sentito”  Giovanni suo padre …..

Uno stormo di uccelli in volo lo distrasse dai suoi pensieri.

Alzò gli occhi al cielo a guardarli. 

D’improvviso tutto quel bagliore lo accecò. Volse lo sguardo chiudendo gli occhi e quando li aprì davanti a lui si ergeva la piccola altura prospiciente la strada.

Si rivide, in cima all’altura, abbracciato ad Onofrio con in mano la cartella e la chiave che suo padre  gli aveva affidato. A LUI, AL DISCOLO TONINO !

E comprese che nell’ immagine che aveva sempre avuto  di sé stesso in alto su una specie di promontorio, il sole alto nel cielo che quasi lo accecava e lui che alzava un braccio per salutare qualcuno a cui era molto legato, che lo amava e aveva fiducia in lui …………quel qualcuno non era sua madre , come aveva sempre pensato, era ……. suo padre!

Riuscì allora a mettere ordine nei suoi ricordi confusi. Si ricordò  della volta che aveva passato una intera giornata estiva alla masseria di Onofrio e dell’incarico affidatogli quel mattino.

“….I figli non devono necessariamente condividere le scelte dei padri” si disse” …. non devono  necessariamente fare le stesse scelte dei padri. E le loro scelte diverse  non devono dispiacere ai padri. Sono  individui diversi e autonomi. Esseri umani le cui  scelte e  decisioni vanno reciprocamente rispettate. Non sono queste le cose importanti.

La cosa importante, l’unica che conta è che padri e figli si appartengono pur senza  possedersi! “

La guerra doveva aver  causato in suo padre uno scombussolamento profondo, pensò,  e quell’anno, quel primo anno dopo il suo ritorno doveva essere stato un anno di travaglio interiore  per lui, ma anche un anno di “rinascita”, se così si poteva definirla. 

Lui aveva avuto parte in quella rinascita, ora lo sapeva. La sua presenza, la sua infanzia avevano aiutato suo padre ad uscire dal tunnel buio che si era aperto davanti a lui dopo la guerra.

Fu l’intuizione di un secondo e seppe che suo padre lo aveva sempre perdonato, che lo avrebbe sempre perdonato per ogni cosa della vita come il giorno in cui gli erano cadute a terra tutte le biglie.

Si avviò a passo svelto verso l’auto. 

Voleva arrivare in fretta a casa, adesso!

Voleva chiamare suo figlio, parlargli, sentire la sua voce. Voleva che tra loro  non ci fossero più le parole amare del loro ultimo incontro……

Voleva parole nuove, buone, di perdono ……

Entrò in auto e tolse il freno a mano.

L’auto si mosse prima ancora che lui mettesse in moto. 

Sorrise. 

In quel punto la strada era sempre stata in discesa.

Fine.

Copyright: Altosannio Magazine
EditingEnzo C. Delli Quadri

About Esther Delli Quadri

Esther Delli Quadri, molisana di Agnone, ex-insegnante, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine. Si occupa, amabilmente, di cultura e al suo territorio nativo dedica molte delle sue espressioni emotive.

2 commenti

  1. Antonia Anna Pinna

    Ognuno ha la sua guerra…..ognuno nasce con un sentiero tracciato e dovrà averci a che fare fino alla fine….
    Tocca a noi trovare un codice per capire i sentimenti che si trovano nel cuore dei nostri cari e farli anche nostri. La vita ce li svela piano piano ma a volte talmente tardi che non abbiamo più la possibilità di viverli coscientemente. Bravissima Esther, hai raccontato la guerra di tutti noi.
    Ti faccio gli auguri di buon Natale e spero che per tutti sia un momento di gioia condivisa con le nostre famiglie.

    • Esther Delli Quadri

      Cara Antonia, sono contenta che il mio racconto ti sia piaciuto e ti ringrazio per le tue belle parole nel commento. Ricambio a te e alla tua famiglia i migliori auguri di Buon Batale e sereno 2020.

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