Le leggende di Poggio Sannita

di Maria Merola

La cittadina di Poggio Sannita
La cittadina di Poggio Sannita

Tramandata da padre in figlio, anche Poggio Sannitaex Caccavone, come molti altri paesi del Molise, ha una leggenda tutta sua. Nell’860, gli abitanti delle contrade, sapendo che gli invasori si stavano dirigendo verso il Trigno,  decisero di mettere in salvo se stessi e le provviste, conservando tutto in recipienti di rame, chiamati “caccavi” che vennero nascosti nei fondaci del castello. I Saraceni giunsero fino al castello, dove però vennero respinti. Quindi al momento della riappropriazione delle provviste non fu possibile identificare i contenitori che erano tutti uguali. Questo portò a numerose liti e il signore del castello decise di far distribuire il contenuto dei caccavi a un monaco benedettino.

Da quel momento e fino ai nostri giorni gli abitanti delle contrade decisero di conservare vino e olio in paese e non presso le masserieSempre secondo la leggenda, il paese, per mancanza di acqua, venne benedetto con il vino santo.


Editing: Francesco Di Rienzo
Copyright: La Terra in Mezzo

About Francesco Di Rienzo

Francesco Di Rienzo è nato a Napoli da genitori capracottesi. Lavora come responsabile dell'ufficio stampa di una delle più importanti società italiane nel settore dei beni culturali. Conduce da circa 25 anni studi e ricerche su Capracotta e sull'Alto Molise. Eletto nel Consiglio Direttivo del CAST ALMOSAVA il 21 settembre 2012, è uno dei fondatori dell'Associazione "Amici di Capracotta", di cui ricopre attualmente l'incarico di segretario. È autore di diverse pubblicazioni sulla storia e sulle tradizioni di Capracotta. È socio della Società Napoletana di Storia Patria

Un commento

  1. TUTTI I PAESI, e in questo caso quelli nostri molisani, son stati sempre i rivoli della storia di regni, ducati, marschesati, baronie ecc partecipando alla vita, agli spostamenti, alle guerre ecc dei SOVRANI REGNANTI, che certo amavano i ns luoghi genuini e fedeli con l’ accoglienza, data e ricevuta.
    Oggi è un vanto il ricordo ed è bello che non vada perso.

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