Le commemorazioni del 1799 ad Agnone

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di Remo De Ciocchis [1]

Monumento-a-Libero-SerafiniGli avvenimenti accaduti ad Agnone nel 1799 di adesione alla Repubblica Napoletana, che culminarono con l’impiccagione di Libero Serafini ad Avellino, lasciarono una profonda impressione nell’opinione pubblica di questa cittadina al tempo in cui gli eventi si verificarono.

Ma poi con la restaurazione del re a Napoli e con la subentrata incuranza storica, per circa tre quarti dell’Ottocento gli avvenimenti del 1799 caddero nell’oblio. Furono talvolta più i vincitori a parlarne che gli sconfitti. Questi ultimi, più che commemorare quel fatidico anno, intimoriti dalla restaurazione preferirono allontanarsene. E ciò si è verificato chiaramente anche in Agnone.

Giustino Fortunato ha evidenziato con forza l’errore di questo oblio, che non aveva dato il giusto valore a fatti storici e a protagonisti, come per esempio Libero Serafini.

Con l’Unità d’Italia in verità cominciò a crearsi un clima più favorevole alla commemorazione dei passati avvenimenti liberali e risorgimentali, ma fu anche la nostalgia degli emigranti, che, negli ultimi decenni del XIX secolo, numerosi avevano lasciato l’Italia, a contribuire a tener vivi alcuni aspetti della storia della propria patria.

E così in Agnone, come è stato ben documentato dall’antropologo americano William Douglass, ci furono iniziative di tal genere, dovute soprattutto alle rimesse degli emigrati, e in particolare da parte di quelli dell’Argentina.

Infatti quando si crearono le condizioni e maturarono i tempi per riparlarne, gli abitanti di questa cittadina dimostrarono che gli avvenimenti del 1799 erano degni di essere ricordati. E ciò è certamente accaduto solennemente nel 1899, primo centenario della Repubblica Napoletana, mentre il secondo centenario, quello del 1999 passò un po’ più  in sordina.

Con l’avvicinarsi della data del 1899 si risvegliò fortemente negli agnonesi la volontà di onorare il ricordo di Libero Serafini nella ricorrenza del primo centenario del suo olocausto.

Per l’occasione sorsero due comitati: uno in Agnone e un altro in America, che furono gli organizzatori di quanto accadde in questa commemorazione con la collaborazione del periodico locale l’ “Eco del Sannio”, che aveva continuato l’attività di promozione dell’avvenimento iniziata sin dal 1884 dal giornale locale “L’Aquilonia”.

Fu anche in quest’anno che venne concessa la cittadinanza onoraria di Agnone a Giustino Fortunato per aver dato, con i suoi scritti, lustro al ricordo di Libero Serafini.  Il Fortunato il 15 ottobre dello stesso anno ringraziò il Consiglio Comunale di Agnone, precisando che ne considerava la deliberazione “come uno dei ricordi più cari e più preziosi della vita”.

Si voleva inizialmente costruire un busto a Libero Serafini, ma non c’erano immagini che lo ricordassero. Allora si decise di costruirgli un monumento, che fu certamente l’evento più importante delle rievocazioni fatte ad Agnone nel primo centenario della Repubblica Napoletana.

A progettarlo fu, con la partecipazione attiva del prof. Gasbarra, lo studio dello scultore Giulio Monteverde (1837-1917).

Questi era un artista affermato in Italia ed era anche senatore del Regno. Progettò ed eseguì parecchi monumenti. Tra i più importanti è bene ricordare quello a Mazzini in Buenos Aires, quello a Bellini a Catania e quello a Vittorio Emanuele II a Bologna. E’ bene anche non dimenticare  che il Monteverde  è stato autore di un bel Crocifisso, di grande realismo, che si può ammirare nella chiesa di S. Emidio di Agnone.

Il monumento a Libero Serafini realizzato è certamente un’opera pregevole. Esso venne innalzato in Piazza Vittoria, ove  un secolo prima era stato piantato in Agnone un  albero della libertà.

Questa piazza veniva anche chiamata Largo Fontana Rosa o comunemente “La fonte”, perché in passato vi esisteva una vecchia fontana. Viene  ancora oggi  dal popolo chiamata Piazza Vittoria,  anche se il suo spazio è stranamente suddiviso tra Corso Vittorio Emanuele e Piazza Giovanni Paolo II.

Il monumento è costituito da una base, da un obelisco e da una parte allegorica. La base è  di pietra nostrale, mentre l’obelisco è di granito di Baveno. La parte allegorica invece è di bronzo. Il monumento è alto circa nove metri. L’obelisco ha quattro facce e al centro di quella rivolta verso Piazza Vittoria c’è la seguente iscrizione:

A
LIBERO SERAFINI
LA PATRIA
1899

La base del monumento, sita su un più ampio ma basso piedistallo a due gradoni, ha una forma quasi cubica: l’altezza però è un po’ più grande rispetto alla larghezza. Questa base  poi presenta lateralmente quattro facce e in ognuna di esse si notano  uno zoccolo, una cornice inferiore, una più ampia parete di pietra ben levigata e una cornice superiore con abaco terminale di coronamento.

Alla faccia che guarda verso Piazza della Vittoria aderisce poi artisticamente  sul davanti un’altra  più stretta parete, che rende questa parte del monumento un po’ più sporgente e aumenta lo spessore della base. Ciò permette che la parte allegorica sovrastante possa poggiare su un maggiore spazio, mentre sulla liscia parete prominente, e quindi più visibile, è incisa  la seguente significativa iscrizione:

Senza speranza senza ambizione di gloria
Lungi dal suolo nativo
In Avellino XI giugno MDCCXCIX
Sulla forca serenamente morendo
Per la fede alla Repubblica giurata
Madre sposa figli
Favore di popolo avite dovizie
Alla patria alla libertà
Eroicamente sacrificava.

L’epigrafe fu dettata dall’agnonese prof. Alessandro Serafini (1859-1911), docente ordinario e direttore dell’Istituto di Igiene dell’Università di Padova e autore del libro intitolato ”Libero Serafini e la città di Agnone nel 1799”.

La parte allegorica del  monumento è in bronzo. Essa è collocata sopra la sua base e davanti alla parte inferiore e più doppia dell’obelisco.

Gli aspetti allegorici più importanti, rivolti anch’essi verso Piazza della Vittoria, sono di derivazione classica: il fascio littorio delle libertà romane, sormontato dal berretto frigio indossato dagli schiavi liberati della Roma antica e poi simbolo della Rivoluzione Francese, la palma del martirio, che si abbarbica alla base dell’obelisco e la bandiera repubblicana con asta munita di lancia.

E il tutto fortemente protetto sotto le ali spiegate d una grande e vigile aquila reale, i cui artigli stringono soprattutto l’asta della bandiera. Quest’aquila a me fa pensare a Libero Serafini, che  difende i simboli della repubblica, perché è capace di volare nei cieli alti  della libertà e della giustizia.

Nella parte opposta del monumento, cioè quella che guarda verso Viale XI Febbraio (la cosiddetta  “Costa della Fonte”), c’è una bella corona di bronzo con foglie di alloro e di quercia, che rappresentano la forza e la concordia.

Nella sommità dell’obelisco c’ è, sempre di bronzo, una stella a cinque punte. La base del monumento infine è recinta e protetta da un’artistica inferriata.

Dopo più di due secoli dalla sua costruzione il monumento comincia a risentire dell’usura del tempo, soprattutto nella sua parte in pietra, per cui sarà necessario, in un non lontano futuro, un restauro.

Come si può constatare sul giornale agnonese “L’Eco del Sannio”  del 25.8.1899  la raccolta dei fondi per erigere il monumento fu effettuata sia in Agnone che a Buenos Aires e che la raccolta americana fu di gran lunga superiore rispetto a quella italiana. Il totale della somma raggiunta fu di lire 4377.

Il monumento fu inaugurato l’8 dicembre 1899. Verso le ore 11 di quel giorno un imponente corteo si mosse dal Palazzo municipale.

Era composto dalle scuole pubbliche e private di Agnone, dalla Banca Operaia Cooperativa, dalla Croce Rossa, dal Concerto musicale, dal Sindaco con tutto il Consiglio Comunale,   dal Pretore, dal Maresciallo dei RR. Carabinieri, dai Reduci dalle Patrie Battaglie, dai Cavalieri della Corona d’Italia, da altri pubblici funzionari e da una grande partecipazione del popolo agnonese, rappresentato in tutti i suoi ceti.

Il corteo percorse al suon della Marcia Reale il Corso Vittorio Emanuele, mentre dalle finestre e dai balconi, da cui pendevano bandiere,  vi furono lanci di fiori e confetti. Furono fatto esplodere alla fine della cerimonia in modo fragoroso ventuno bombe carta. Fu certamente singolare che in un corso intestato al Re e con note di una Marcia Reale vennero tributati i massimi onori ad una persona che aveva invece dato la vita per gli ideali repubblicani.

Il discorso introduttivo fu pronunciato dall’assessore comunale, notaio Filippo Bonavolta, che presentò l’oratore ufficiale, che fu il maggiore del genio Giovanni Paolantonio. Questi pronunciò un appassionato discorso che riscosse – come riferì “L’Eco del Sannio” del 10.12.1899 –“applausi prolungati e fragorosi”.

Dopo questo discorso altamente patriottico venne effettuata la consegna del monumento, a nome dei comitati al sindaco Giovanni Ionata, il quale disse anch’egli parole particolarmente sentite  per l’importante avvenimento.

Il famoso poeta e drammaturgo agnonese, Giuseppe Nicola d’Agnillo scrisse per l’occasione due sonetti. La cerimonia ebbe quindi un particolare epilogo con la lettura dei versi del d’Agnillo su Libero Serafini, declamati da una giovane nipote del poeta. Riportiamo il seguente significativo sonetto:

Il dì 11 giugno 1799

Corsi omai son cent’anni, ed all’offesa
D’ogni Buon, d’ogni Bello e d’ogni Vero,
Uno stuol si traea procace e fero
Dietro un Magnate della santa Chiesa.

Movevan  d’ogni parte alla difesa
Gli apostoli del libero pensiero:
Se fu vano il lottar, l’animo altero
Alla morte correa, non alla resa.

E te, nei pressi d’Avellin, per sorte
Avuto in mano il barbaro furore,
Ti proponea: sommessione o morte.

Morte scegliesti, Libero! nel core.
Il nome tuo, come sul labbro, ha il forte:
Chi visse in libertà, libero muore. 

***

Le celebrazioni del 1° centenario della Repubblica Napoletana non si esaurirono con la sola inaugurazione del monumento a Libero Serafini. Infatti nei primi mesi del 1900 da parte di un illustre studioso agnonese, il prof. Luigi Gamberale, allora preside del Liceo Mario Pagano di Campobasso, fu presa l’iniziativa di completare la commemorazione del  1° centenario della Repubblica Napoletana con l’affissione di una lapide che avrebbe dovuto ricordare anche i nomi dei 39 agnonesi condannati per i fatti del 1799.

Luigi Gamberale  dettò la seguente lapide:

Perché rivivano i nomi
dei XXXIX Agnonesi condannati
per gli eventi politici dell’anno MDCCXCIX
Perché risurga la memoria
di Agnone propugnatrice ardimentosa
dell’idea democratica in quel terribile anno
I posteri dopo un secolo 

Nomi dei XXXIX condannati

Notar Innocenzio Busico, D. Pietro Canonico Fabrizi, D. Epifanio  Colella, D. Giustino Gamberale, D. Dionisio Bonanni, Pietro Querini di Pratola, Stefano Cocucci, Felice Cerimele, Giuseppe Ramondelli, Nunzio de Lucia, Onofrio Cerimele, Luigi Gamberale, Francesco Barberi, Vincenzo Busico, Notar Giuseppe Maria Menaldi, Ferdinando Poltronetti, D. Giuseppe Lucci,  D. Nicodemo Lucci, Domenico Mendolla*, Felice Salbrinetti, D. Nicola Gamberale, D. Medoro Gamberale*, D. Filippo Tirone*, D. Carlandrea Tirone*, Bernardo Paolantonio*, Ferdinando Cerimele*, Giovacchino Appugliese*, Nicola del Sesto, Pasquale Giaccio, Raffaele Cocucci, Carmine Ramondelli*, Pasquale de Sire, D. Carlo Barbieri, D. Guglielmo Covitti, Antonio Paolantonio, Pasquale di Giuseppe Sebastiano, Giuseppe Nicola Gamberale, Nicola di Pasquo, Pasquale Galasso*.

*Condannati a morte.

La lapide, affissa quasi di fronte al monumento a Libero Serafini, venne inaugurata il 17 giugno 1900. Erano trascorsi sei mesi dall’inaugurazione del monumento. Nel discorso che fece per l’occasione, il promotore preside Luigi  Gamberale parlò bene un po’ di tutti i personaggi della lapide, dicendo anche che se le condanne non furono eseguite “è ingiusto attribuire il fatto alle loro suppliche – documenti sui quali non può aver fondamento alcuna storia, perché fatti apposta per isvisarla” (“Eco del Sannio” del 25-6-1900).

A causa di questo giudizio, ma anche di altro, cominciò una vivace e non breve polemica tra  il prof. Alessandro Serafini e il preside Gamberale, che ebbe luogo sui giornali agnonesi e che intendo solo sintetizzare. Infatti il prof. Serafini scrisse un particolareggiato articolo su “Il Cittadino agnonese” del 3.9.1900, in cui, con l’ausilio di sicuri documenti, dimostrò che, dopo la disfatta della Repubblica Napoletana,  molti dei condannati, di cui parlava la lapide, con suppliche di proprio pugno avevano  considerato “infame” il governo repubblicano, dichiarato il loro “attaccamento al Sovrano, che Iddio feliciti”,  rivolte accuse verso i principali fautori del 1799 agnonese e addirittura si erano prodigati perché il Pronio  entrasse in Agnone per recidere gli alberi della libertà.

La critica che il prof. Serafini faceva al Gamberale era che la lapide non doveva riportare tutti i nomi dei condannati e “lasciare riguardosamente nella pace dell’oblio chi dell’onor del marmo non appariva più degno”.

E tuttavia, pur mostrando pietà per le sofferenze dei condannati del 1799, riteneva che “alcuni di loro non le affrontassero con quella forza che, derivando dall’incrollabile fede in un ideale, fa’ dell’uomo più debole un eroe, ma le sopportassero come  punizione di un fallo, pel quale avevano in ogni modo raccolto ogni sorta di giustificazioni e mostrato il pentimento”.

La verità è che anche coloro che abiurarono avevano mostrato inizialmente di credere negli ideali repubblicani, anche se poi avevano clamorosamente ritrattato per salvarsi. Ma è altrettanto vero che era pur necessaria una distinzione tra condannati pavidi e delatori rispetto a quelli che si erano mantenuti fedeli sino in fondo ai principi della Repubblica.

Le critiche poi fatte al preside Gamberale per aver affisso la lapide sulla facciata della casa paterna forse apparivano esagerate, anche perché non era facile trovare un posto più adatto per collocarla. Ci furono anche critiche fatte a questo preside per il fatto che la lapide riportava il nome di più di un Gamberale e anche di un suo omonimo. In verità non si è certi né che il preside Gamberale discendesse dal suo omonimo, scritto sulla lapide, né che il prof. Alessandro Serafini discendesse del martire Libero Serafini.

Dalle notizie apprese dal Bocache il preside Gamberale poi riconobbe che la lapide da lui redatta presentava qualche inesattezza, che gli era stata anche contestata. Bisognava aggiungere altri tre condannati (Placido Serafino, Domenico Cianchetta e Giuseppe Caccavone), mentre  quelli a morte erano stati D. Nicodemo Lucci e Pasquale Giacci e non Pasquale Galasso e Carmine Ramondello.

La lapide dunque, anche se inesatta, è rimasta così affissa sino ai nostri giorni.

***

La commemorazione del bicentenario del 1799 ad Agnone non fu certamente così solenne come quella del centenario. Si può anzi dire che passò quasi in sordina. Tuttavia vi furono nel 1999 due iniziative: l’una del Comune e l’altra del dott. Placido Busico, apparentato alla famiglia di Giovanni Serafini, che rivendicava di avere Libero Serafini tra i suoi ascendenti.

 La manifestazione dell’11 giugno 1999, fatta dal Comune, del tutto modesta, si ridusse alla deposizione di una corona di fiori davanti al monumento a Libero Serafini. Vi fu però per l’occasione l’importante presenza dell’Ambasciatore degli Stati Uniti, Thomas Foglietta, che venne apposta dalla vicina Monteroduni, suo paese d’origine, per rendere onore a Libero Serafini.

Più saliente fu la successiva iniziativa del dott. Placido Busico che, preoccupato che il ricordo di Libero Serafini non avesse, nel bicentenario del suo martirio, le dovute onoranze, si fece promotore dell’affissione a sue spese di una ampia lapide, che ne ridestasse  la memoria. Essa  presenta il seguente testo:

DA VETUSTO CASATO DI QUEST’AVITA CITTA’
Il-6-DICEMBRE-1751 EBBE I NATALI
LIBERO SERAFINI
LETTERATO AGNONESE DI ELEVATO SENTIRE
MITE E FORTE AD UN TEMPO
NOBILE FIGURA DI NOTAIO.
DI SPIRITO ILLUMINATO E LIBERALE
FU ARDIMENTOSO E TENACE PROPULSORE
DEGLI IDEALI DEMOCRATICI NEL SECOLO DEI LUMI.
PER VOTO UNANIME DELLA NOSTRA MUNICIPALITA’
CHIAMATO A PRESIEDERE LA REPUBBLICA GIACOBINA
NON VOLLE ABIURARLA QUANDO
TRATTO IN ARRESTO
FU CONDANNATO DAL CARD. RUFFO.
SINO ALL’ESTREMO SACRIFICIO
SCELSE DI NON TRADIRE LA SUA FEDE
E MORENDO SOLO E SERENO SULLA FORCA
L’11-GIUGNO-1799 IN AVELLINO GRIDO’
VIVA LA REPUBBLICA !
NEL II CENTENARIO DELL’OLOCAUSTO
DI UN SI’ GRAN PRECURSORE DEL RISORGIMENTO
E DELLA REPUBBLICA D’ITALIA
QUESTO MARMO SI PONE
AFFINCHE’ TANTE EROICHE VIRTU’
SEGNO DI INDEFETTIBILE COERENZA MORALE
NON CADANO IN OBLIO
MA SIANO SEMPRE FULGIDA LUCE
PER QUANTI CORAGGIOSAMENTE PROPUGNANO
LIBERTA’ – EGUAGLIANZA – FRATERNITA’.

 AGNONE 19-DICEMBRE-1999
Dott. PLACIDO BUSICO

Ricordo che il Busico ebbe l’accortezza di farmi leggere il testo della lapide prima che essa venisse realizzata e affissa, chiedendo il mio parere. Il testo non subì nessun cambiamento, dopo che espressi il mio giudizio al riguardo, che fu positivo, salvo uno o due termini che avrei reso meno enfatici.

Anche se io feci presente che la casa di Libero Serafini era in Salita Serafini, dove sarebbe stato più giusto affiggere la lapide, alla fine il Busico credette opportuno, per non creare fastidi ad altri e anche per rispetto della famiglia a cui era apparentato,  di collocare la lapide sulla facciata della casa di Giovanni Serafini (corso Vittorio Emanuele 26), che era suo suocero e anche un mio caro amico, il quale in passato si era sempre mostrato sensibile al ricordo del martire.

***

Alla luce delle commemorazioni dei suddetti due centenari del 1799 si può certamente affermare che il ricordo di questo fatidico anno  non si è spento nella memoria degli abitanti di Agnone. Ed è più che giusto che gli importanti avvenimenti storici che hanno segnato una comunità non vengano dimenticati, soprattutto se sono stati momenti di crescita morale e civile per essa.

Talvolta ci sono rilevanti avvenimenti storici che si intrecciano e possono essere in uno stesso luogo ricordati, come è accaduto ad Agnone. Se prima in Piazza della Vittoria era vivo solo il ricordo del 1799 con il monumento a Libero Serafini e la lapide dei 39 condannati, oggi in essa è vivo anche il ricordo del papa Giovanni Paolo II.

E ciò perché in questa piazza il 19 marzo 1995 Papa Wojtyla fece un significativo discorso per promuovere il progresso dell’Alto Molise. Infatti in un altro angolo della Piazza è stata affissa una lapide che ricorda questo avvenimento, come è stata anche messa una targa di bronzo sul pavimento della piazza proprio nel punto in cui fu eretto il palco su cui salì Giovanni Paolo II  e dal quale egli parlò alla folla.

Singolare è il fatto che il discorso di Papa Wojtyla in Agnone inneggiante al bene, soprattutto sociale, fosse fatto a fianco di un monumento (in parte coperto per l’occasione da un palco per fotografi), che perpetua il ricordo di una persona che, come i martiri cristiani, aveva dato la vita per non tradire la sua fede.

Ci sono oggi quindi in Piazza della Vittoria testimonianze di due importanti fatti salienti della storia di Agnone: in esse vengono ricordati il martirio di Libero Serafini e la venuta di Giovanni Paolo II nella cittadina altomolisana. E’ un intrecciarsi di eventi storici: l’uno di carattere politico, l’altro di carattere religioso. Ad unirli però c’è lo stesso desiderio di bene che animava, anche se in modo diverso,  un eroico martire della Repubblica Napoletana e un intrepido pontefice della Chiesa Universale.

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[1] Remo De Ciocchis, Molisano di Agnone, Professore, cultore della sua terra, oggetto costante dei suoi  scritti, racconti, libri, prodotti con dedizione e amore.

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Tratto da http://www.nuovomonitorenapoletano.it/, Periodico Mensile diretto da Antonella Orefice
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Editing: Enzo C. Delli Quadri
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