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Lacrime e sangue, in Altosannio

Contadino

Questa foto ha suggerito interessanti argomentazioni di tipo metodologico all’amico Sergio Troiano e di tipo sociologico all’amico Leonardo Tilli.


 

Il duro lavoro del contadino, cento anni fa

di Sergio Troiano [1]

Questa foto è bella e va conservata; merita, davvero, di restare nei nostri ricordi e di essere mostrata alle nuove future generazioni, che di certo non avranno mai modo di vedere, dal vivo, scene di questo genere.

L’aratro, che non è nemmeno un aratro ma un semplice ripuntatore, è di legno, probabilmente di olmo o di quercia, che farebbe pensare a secoli, forse anche molti secoli fa; d’altro canto i vestiti dell’uomo sembrano diciamo relativamente moderni e questo farebbe pensare a tempi più recenti. Dovremmo essere, dunque, intorno all”inizio del secolo scorso, forse ai tempi della prima guerra mondiale.

Quel lungo bastone che ha in mano è il cosiddetto “scretatore” che veniva usato con i buoi per stimolarli a riprendere la marcia quando si impuntavano e si fermavano. Una “pungicatina” sulle natiche era sufficiente per convincerli a muoversi ed a riprendere il lavoro. I muli non hanno di queste stasi e dunque non hanno bisogno di questi stimoli dolorosi per muoversi, semmai il contrario, perché non appena l’aratro perde la sua presa tendono a scappare in avanti. Inoltre i muli hanno quella deprecabile ed innata tendenza a scalciare e dunque solleticarli sulle natiche può risultare pericoloso per le persone e distruttivo per le cose che gli stanno dietro. Muli e asini, proprio perché piuttosto testardi e dispettosi, venivano poco impiegati per questo genere di attività e, quando lo si faceva, si utilizzava sempre una donna o un ragazzo davanti a loro, per tirarli e dirigerli nella giusta direzione.

Non si capisce perché ai muli sia stato lasciato il basto in groppa; il basto serve a caricare pesi, ma non serve a niente in questo lavoro, anzi, affatica inutilmente l’animale senza ricavarne alcun beneficio. Per il tiro, da noi si usava un collare imbottito di paglia: era leggero e lasciava libertà di movimento.


Lacrime e sangue. Tempi di povertà diffusa …

di Leonardo Tilli [2]

L’aratore con due muli, in salita,
con molta più fatica da parte sua che da parte dei muli,
con “l’aratro a mano” per evitar che la terra scivoli a valle…
La terra, per la natura dei luoghi, scivola a valle, spontaneamente.

Sulla Pagina Facebook di Altosannio-Almosava scorrono giornalmente bellissime foto che a me raccontano, con le immagini, come eravamo, la fatica dei nostri padri e dei nostri nonni in un mondo che non ti regalava niente, in cui, in molte situazioni, le donne privavano la propria famiglia di … un uovo, per barattarlo da lu salarule con un pugno di sale necessario per dare sapore alle minestre quotidiane. 

La miseria, la povertà diffusa era tanta; per vedere “un soldo”, moneta del tempo, bisognava lavorare molto, privarsi di una parte delle scarse produzioni agricole per barattarle o riuscire a venderle, sperando che per avere il compenso in denaro non si dovesse aspettare molti mesi; allora, ci si accontentava di un prezzo inferiore, per necessità!

Oppure bisognava emigrare in America, o altrove … Successivamente, alla “disoccupazione reale”, fu trovato uno sbocco: chi voleva poteva anche arruolarsi volontario per le “colonie”, per divenire coloni in quelle terre, in “un posto al sole” …

Qualcuno, forse, a quei tempi, stava bene, ma relativamente poiché le condizioni di vita, anche per quelle famiglie ritenute “benestanti”, erano sempre molto precarie per l’igiene, per la mancanza di comodità, per la salute ……….Basti pensare ad un detto che si ripeteva spesso a Fraine, il mio paese, quando ero bambino, riferendosi ai tempi passati: “sonoi la cambanella” (suonava la campanella), con il quale ci si riferiva ai molti bambini che morivano prima di arrivare ai sei anni di età … Il fenomeno veniva considerati quasi naturale, come naturali venivano considerate la povertà e le sofferenze del duro lavoro e del vivere quotidiano! Le persone, anche le più umili, non si lamentavano mai, almeno in pubblico, ma sopportavano sempre tutto, … anche con il sorriso sulle labbra e … sembravano contenti di quel “niente”, come se avessero sempre la “gioia nel cuore”. … 

Noi, per natura, per una forma di risorsa naturale che ci permette di affrontare giorno dopo giorno la nostra vita quotidiana, dopo qualche tempo, dimentichiamo i fatti negativi che ci hanno angustiato l’esistenza e, non per merito nostro cosciente, siamo portati a ricordare spontaneamente solo i fatti belli, gli episodi e i momenti che ci hanno dato soddisfazione, gioia e felicità! I fatti negativi che abbiamo conosciuto per esperienza diretta o “per sentito dire”, li ricordiamo solo se lo vogliamo, solo se veniamo stimolati da fattori esterni, come il vedere, ad esempio, una di queste “sapienti” foto pubblicate su Facebook…..

raccolta fienoIn quei tempi, anche non molto lontani, vi era tantissima povera gente, vi era analfabetismo per la necessità di dover lavorare anche in tenera età: i bambini, infatti, venivano utilizzati non solo nei campi, ma anche nelle fabbriche tessili. I più piccoli venivano messi sotto i telai e dovevano annodare i fili quando si rompevano. Oppure, insieme alle donne , stavano con le mani immerse nell’acqua bollente per srotolare la seta dai bossoli. Chi ha documentato queste cose, ci ricorda che le mani di quelle donne e di quei bambini che come ho detto, erano costretti ad immergerle nelle bacinelle con l’acqua bollente, “si cuocevano” e facevano male. …

ragazzi in fabbrica

Eppure oggi, spesso, sento gente che inneggia a quei tempi, come se si fosse trattato de “l’età dell’oro“…….. in cui nei fiumi scorreva …” latte e miele” e non “lacrime e sangue!”. A Fraine si diceva che erano tempi in cui si dovevaschiuma’ lu sanghe… si doveva “sudare sangue”. …

 


[1] Sergio Troiano, abruzzese di Schiavi d’Abruzzo, residente a Pescara, insegnante di Chimica in pensione, si reputa fortunato per aver avuto il raro privilegio di vivere i miei primi sei anni di vita in pieno medioevo, in contrada Cupello di Schiavi.
[2] Leonardo Tilli, abruzzese di Fraine (CH), universitario a Urbino, conseguita la Laurea, è costretto a emigrare a Bergamo, in Lombardia, dove dapprima esercita il ruolo di Professore e, poi, di Preside, fino al collocamento a riposo. Ora si diletta a riscoprire antiche mai sopite emozioni legate alla sua amata terra nativa.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

2 commenti

  1. Alberto Zipoli - Prato

    Buongiorno.
    Sono stato compagno di studi del Prof. TILLI.
    Vi saro’ grato se vorrete segnalarmi un tramite per contattarlo. Grazie.
    Dott. Alberto Zipoli – Prato

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