L’acqua

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Poesia di Camillo Carlomagno[1] dal libro “Poeti Dialettali di Agnone” curato da Domenico Meo[2]

Torrente_Verrino

L’acqua

L’acqua é lə sanguə də la tèrra.
Quàndə sórgə sə égnə də cìelə,
də sólə, də lucə e də vóita:
darru córə də la térra naššə
pə dars’a bbévərə arrə cəlluccə,
pə fa créššə nu filə də jèrva,
p’arrabbəvìe nu sciórə bbìellə. . .
pə dà la mbumbà allə criatìurə.
L’acqua sórgə e sə fa scìumə:
l’acqua quàndə scórrə
canda la vóita;
l’acqua quàndə scórrə
parla d’améurə;
l’acqua quàndə scórrə
lava lə malə. . .
L’acqua é pulóita.
Eterna.

L’acqua

L’acqua è il sangue de la terra.
Quando sgorga s’empie di cielo,
di sole, di luce e di vita:
dal cuore de la terra sorge / per dissetare
gli uccellini, / far crescere un filo d’erba,
ravvivare un fiore bello…
ristorar le creature.
L’acqua sgorga e divien fiume:
l’acqua quando scorre
canta la vita;
l’acqua quando scorre
parla d’amore;
l’acqua quando scorre
lava il male…
L’acqua è pulita.
Eterna.

 

editing di Enzo C. Delli Quadri

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[1] Camillo Carlomagno Nasce ad Agnone il 9 dicembre 1909. Figlio di Leopoldo e Rachele Quaranta, vive a Isernia fino a vent’anni. Nel 1936 si laurea in medicina e chirurgia all’Università di Napoli. Quattro anni dopo, appena sposato, è chiamato a servire la patria per il Secondo Conflitto Mondiale. Impegnato nella campagna d’Africa per tre anni, subisce la prigionia in Egitto, India e Australia. Finiti gli eventi bellici, torna fra la sua gente e sceglie di abitare nel paese natio, dove esercita l’attività di medico. Dal 1956 al 1961 riveste la carica di sindaco della nostra cittadina e successivamente ricopre il ruolo di consigliere provinciale. Fertile e ricca di entusiasmo è l’attività legata ai giovani agnonesi della Gioventù Francescana. Nel settembre 1980 gli viene intitolato il Cenacolo Culturale Camillo Carlomagno. Sin da giovane le sue poesie compaiono su riviste e giornali e spesso partecipa a premi letterari e festival di canzoni dialettali. Estro, fantasia e talento instillano soavi emozioni che il poeta agnonese ci dona nelle opere dialettali: Parole al vento, 1963; Voce de mundagna, 1967; Eugenio Cirese: poeta dialettale molisano, 1967; Ggende nustrana, voce de monde hocce de mare, 1969 e postumo Voglie candà, 1980. Le delicate poesie in lingua sono raccolte, a loro volta, in quattro volumi: Pellegrino in Terra Santa, 1964; Dalla rampa del mio cuore, 1967; La vetta. Poemetto francescano, 1969 e ristampa 1997 e Lo scalpello, 1971. Muore a Roma il 14 aprile 1976.

[2] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone. . In questo suo ultimo lavoro Domenico Meo opera per resistere contro il livellamento estremo della globalizzazione, ridando luce e voce alle tante bellissime sfumature del nostro dialetto, attraverso la scoperta o la riscoperta dei nostri Poeti Dialettali. (Il libro è disponibile telefonando allo 0865 78647)

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2 Commenti

  1. ACQUA poesia istantanea, sorta dal cuore e dagli occhi, qualche metafora, tanta ispirazione… Proposta con questo sottofondo fresco e fluente –OH LE NUOVE MODE DI COMUNICAZIONE !- oggi col freddo è semplicemente piacevole , figuriamoci ascoltarla ad agosto…utile e importante anche la traduzione, per la maggiore e più immediata scorrevolezza di lettura.

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