Home / Cultura / Cultura Popolare / La vuoria – La Tramontana

La vuoria – La Tramontana

Racconto di Esther Delli Quadri

Tramontana 1

C’é un angolo del mio appartamento dove mi sono sentita sempre particolarmente “a casa”: È un ripostiglio dove noi conserviamo varie cose. Non ho mai saputo spiegarmi il perché di  questa sensazione finché, un giorno, entrando nello sgabuzzino, prima ancora che facessi in tempo a premere l’interruttore della luce mi é tornata alla mente una scena che, tanti anni fa, si ripeteva qualche volta nelle sere invernali.

Mi sono rivista con mio fratello, tutti e due bambini, insieme a mia madre nella cucina della nostra casa.

Capitava che mia madre si ricordasse all’improvviso di qualcosa che le mancava per finire di preparare la cena. Cosí mandava me o mio fratello al negozio di alimentari all’angolo per comprarla. Ma, a volte, se il tempo era particolarmente inclemente, non mandava noi, ma andava lei stessa. Alle nostre insistenze per andare, perché sapevamo che a volte poteva succedere che lei ci desse un piccolo premio, rispondeva  “none’, mamma, c’vaglie’ ji ca zoff’la na vuoria j’lata massera..[1]”.  E cosí la guardavamo gettarsi sulle spalle ” ru sciallett[2]‘” (scialle) e correre via, svelta , svelta… Di lí a poco era di ritorno con l’occorrente, intirizzita per il freddo ma con le guance e il naso rossi a causa della “vuoria”. A volte, conoscendo il motivo delle nostre insistenze ” p’ j’ a fá la masciata[3]”  tirava fuori due ” formaggini ” di cioccolato e nocciole di forma triangolare e ce li porgeva ammiccando.

Noi ci sedevamo accanto alla “stufa economica” in cucina e scartavamo i formaggini per gustarli mentre lei si scaldava le mani intirizzite alla piastra della stufa, o aggiungeva altra legna nell’apposito sportello, se era necessario, descrivendoci intanto l’intensitá del freddo fuori. E cosí aspettavamo papá  che di lí a poco sarebbe tornato per la cena.

La stufa economica aveva vari sportelli : uno per lo spazio in cui ardeva la legna, uno sotto di esso che conteneva una piccola provvista di legna, e , accanto allo spazio dove bruciava la legna, un forno. Era possibile cucinare anche sulla piastra che ricopriva la “cucina economica” che aveva da un lato piú cerchi concentrici dentro i quali si potevano posizionare paioli o pentole di diverso diametro. Aveva poi dall’altro lato un grande contenitore con coperchio contenente acqua sempre ben calda che serviva per vari usi domestici , ma soprattutto “p’arregn’ l’ buttiglie’ [4]” di rame che servivano a scaldare il letto alla sera. Un lungo tubo , con una valvola per regolare la fuoriuscita di aria, serviva poi a portare fuori il fumo prodotto dalla legna. Questo tubo passando per la camera da letto ” d’ r’ citr[5]” fungeva anche da riscaldamento per la stessa e spuntava poi sul tetto della casa. Nelle giornate e nottate in cui tirava ” la vuoria” , il vento incuneandosi nell’apertura del tubo sul tetto, nonostante il comignolo, produceva un particolarissimo rumore che si sentiva fino in cucina, ma molto  distintamente nella camera dei bambini.

E fu proprio mentre pensavo al rumore della “vuoria” nel tubo della cucina economica , che improvvisamente lo sentiti chiaro e distinto, ma non nella mia mente o nel ricordo, ma proprio nelle mie orecchie! Nello sgabuzzino del mio appartamento infatti, c’é una presa d’aria con un tubo che fuoriesce sul tetto della palazzina .

Il forte vento nelle giornate invernali incuneandosi dentro il tubo  produce un rumore che é , alle mie orecchie, esattamente lo stesso rumore che da bambina sentivo in cucina e nella cameretta mia e di mio fratello. La sensazione che per tanto tempo avevo provata di qualcosa in comune tra quello sgabuzzino e la casa della mia infanzia ,mi si chiarí all’improvviso, era data  dal  rumore prodotto dal soffiare del vento all’esterno. La magia del ripostiglio di casa mia consiste perciò nel fatto che …. ” c’ zoff’la la vuoria[6]“!…….

_______________________________
[1]
No, a mamma, vado io perché soffia la tramontana – tormenta – gelata, stasera
[2]
Scialle
[3]
Per andare a fare la commissione
[4]
Riempire le bottiglie
[5]
Bambino
[6]
Soffia la tramontana

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

 

About Esther Delli Quadri

Esther Delli Quadri, molisana di Agnone, ex-insegnante, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine. Si occupa, amabilmente, di cultura e al suo territorio nativo dedica molte delle sue espressioni emotive.

Un commento

  1. gustavo tempesta petresine

    … era una enorme canna d’organo che “imboccava” nel cunicolo verticale del camino. Quanda ferava la vorija due note musicali modulavano conseguentemente alla velocità del vento. Il preludio a una vecchia canzone rimasta non cantata, l’inizio e la fine? O forse un ricordo “ab libitum”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.