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La terra di Davide

di Antonia Anna Pinna[1]

uliveto di montagnaEra già da un po’ che cercavi risposte dalla vita, dopo l’impegno nella crescita dei tuoi due figli a farli diventare adulti nel miglior modo possibile; e la cosa ti era riuscita piuttosto bene. Visti i risultati, cercavi una via nuova per realizzare qualcosa che desse un nuovo senso alla tua vita. La mattina entravi in ufficio sempre con quel sorriso aperto e mi guardavi dritto negli occhi <<ciao Anna; sei in forma?>> e intanto cercavi di portarmi sul tuo terreno di coltura; l’anima. Io non mi facevo mai pregare ed entravamo in contatto con le nostre coscienze che, essendo aperte, riprendevano il discorso da dove l’avevamo appoggiato il giorno precedente. La tua e la mia onestà ci aprivano porte appena accostate e la luce ci sorprendeva sempre con lampi di chiara lucidità e affetto reciproco. Mi sentivo la tua sorella maggiore perché 10 anni di più fanno esattamente quella differenza e spesso mi gratificavi con i tuoi <<hai ragione non ci avevo pensato!!>>

Abbiamo condiviso 20 anni di vita giovane; dove le cose importanti le stai realizzando e cammini a passo svelto perché hai tanta strada da percorrere, ma c’era sempre un momento da dedicare alla nostra crescita interiore e mai, mai ci ha sfiorato la mente un pensiero che non fosse di affetto o gentilezza, eri un Galantuomo ed eri anche bello e prestante ma per me eri solo “Davide“ il mio coordinatore, ma ci coordinavamo insieme senza filtri che servono a chi non ha sufficiente intelligenza da mettere in campo. Instancabile e pronto a qualsiasi necessità “lavorare in un importante centro sportivo ti abitua a fare tante cose“ arrivavi in giacca e cravatta ma se c’era da transennare la piscina dopo la stagione estiva ti mettevi in pantaloncini e maglietta e ti univi agli operai e ti caricavi le pesanti ferraglie per circondarne il perimetro; <<che ce vò!!! E’ ginnastica pure questa>> e tu eri un Professore di educazione fisica. Ti piaceva svincolarti dalle carte che erano il tuo pane quotidiano.

I tuoi bellissimi figli si erano avviati all’Università e cominciavi a pensare ad altre opzioni per il futuro. <<Ma che vengo a fare qui la mattina Anna; vengo a perdere tempo.. Ho una casa da ristrutturare al paese che sta a cinquanta chilometri da Roma e poi c’è l’uliveto che ha bisogno di essere potato!!! Io mi voglio rifare una vita e ricominciare dalla terra>>. Io lo guardavo e pensavo che era capacissimo di farlo perché, se ne parlava, aveva già elaborato il suo progetto nella testa e nel cuore. Gli dicevo che era presto per certi discorsi ma che se avesse deciso io mi sarei convinta a coltivare lo zafferano e avremmo potuto aprire un’azienda agricola anche se tra il dire e il fare, lo sappiamo cosa c’è di mezzo. Un anno fa hai cominciato ad andare al paese molto spesso. <<Anna, con il motorino 35 minuti; tu quanto ci metti per arrivare a casa? Ho fatto potare le prime cinquanta piante e ripulire il terreno per renderlo agibile, mio cugino ci sta lavorando, ma lo vorrei fare io. Devo convincere i ragazzi ad andare al paese nei weekend e farli innamorare della terra. E’ l’unica vera ricchezza perché tu ti dai a lei e lei si dona a te. Ah ti ho fatto vedere il progetto di ristrutturazione della casa? Un piano per uno; Luca al primo piano, Io al secondo e Valentina al terzo!!!>> Ma stai già così avanti??? Ma sei sicuro che ti seguiranno??? <<Si, certo che sono sicuro; voglio lasciare qualcosa che si può toccare e che dia un frutto della terra. Pensa che bello mettere sul pane l’olio che hai spremuto dalle tue olive, e ne hai seguito la maturazione tutto l’anno con trepidazione sperando che non ci siano gelate o grandinate, Anna non vedi come sono contento quando scappo al paese? Io voglio andare a vivere li, farò il sacrificio di fare avanti e indietro ma nel frattempo mi curo l’uliveto e tutta la mia terra che da tanto; ma soprattutto l’olio, che poi vi venderò>>. Ormai non ti fermava più nessuno. Sentivo in te una certa urgenza di realizzare questo progetto e i lavori di ristrutturazione erano partiti quasi subito insieme al ripristino degli ulivi che nel giro di qualche anno avrebbero visto il frutto raccolto dalle tue mani. L’inverno aveva portato la neve e Saracinesco si trova ad un’altezza di 908 metri sul livello del mare, quindi è abbastanza alto, ma tu dicevi che; <<sotto la neve, pane.>>

Il tuo spirito era inattaccabile, ti caricavi dei problemi di tutti i componenti della tua famiglia compresi tuo padre e tuo fratello, nonché dei colleghi che in te trovavano un punto di riferimento grandioso e forse un fratello con cui dividere le risate e soprattutto i guai che non mancano mai. La primavera ti aveva incoraggiato a incalzare i lavori e non perdevi occasione di farmi vedere le foto ma mi sembravi stanco; e la cosa mi preoccupava, tanto che ti dissi in più di un’occasione di non esagerare che non eri più una creatura ma tu mi mostravi il petto in fuori e ti facevi quella risatina da Supereroe che mi piaceva tanto. <<Ma come stanno gli ulivi, non me lo chiedi?>> Certo che te lo chiedo, come stanno? <<Ti faccio vedere le foto del prima e dopo, tutto ripulito potato e concimato vedrai che belle olive a novembre; dovete venire tutti a raccoglierle, anche se facciamo pochi litri quest’anno sarà una soddisfazione enorme e poi ci facciamo una braciolata da paura!!>> L’olio per te era il nutrimento dell’anima che tutto scioglie e fa ripartire. Dicevi che era un toccasana per curare ogni malessere; <<un po’ d’olio caldo e anche i muscoli si riattivano!!!>> Con l’arrivo dell’estate il nostro lavoro diventa più pressante, tante cose da fare e da tenere sotto controllo e tu a volte per sfogare il tuo bisogno di solitudine andavi a pedalare verso i castelli romani e tornavi fradicio di sudore e io non mancavo di rimproverarti. Io sono stata l’ultima ad andare in ferie e ci siamo salutati per rivederci dopo un mese perché tra le mie vacanze e le tue non ci saremmo rivisti. <<Buon riposo e non mangiare troppo eh!!>> Raccomandazione inutile, per me le ferie sono sacre e non mi metto certo a dieta. Dopo una settimana, nel giorno del Santo Patrono del mio paese mi arriva la notizia della tua morte!!! 

Ti sei fermato sotto casa con la bici e li sei rimasto, hai lasciato cadere il telefono con cui avevi chiamato tuo padre per dirgli di venirti incontro e sei partito per quel viaggio che avresti dovuto fare da vivo insieme alla tua famiglia verso il tuo caro paese. Sei stato di parola come al solito. Sei andato a stare li. Tuo padre sta continuando i tuoi progetti e spero che a novembre potremo raccogliere quell’olio a cui tenevi tanto e fare quella famosa braciolata che ci avevi promesso in tuo onore.

La tua mancanza mi strazia il cuore e siamo tutti disorientati. L’unica certezza che ci rimane è la tua terra e i suoi ulivi. Davide, se tu fossi qui, ti direi che niente è cambiato. Tu sei il sole e noi le stelle che si muovono al buio e hanno bisogno di un sistema solare per vivere. Tu ci lasci questa enorme eredità consapevole che quello che trascina verso un livello superiore di coscienza è solo l’amore. L’odio contamina anche i terreni migliori ed estirparlo è un atto d’amore innanzi tutto nei nostri confronti. Dobbiamo mantenere vivo e saldo il tuo esempio e credo che nessuno si farà pregare. Che il Signore ti vesta della sua più candida gioia e ti dia il giusto riposo.


[1] Antonia Anna Pinna, Abruzzese di Villalago (AQ), lavora in Banca d’Italia. Ama la scrittura e, in particolare, la poesia che nasce dal suo profondo amore per ogni forma di vita, dal suo essere donna, madre e moglie.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Antonia Anna Pinna

Antonia Anna Pinna, Abruzzese di Villalago (AQ), lavora in Banca d’Italia. Ama la scrittura e, in particolare, la poesia che nasce dal suo profondo amore per ogni forma di vita, dal suo essere donna, madre e moglie.

7 commenti

  1. Antonia Anna Pinna

    Grazie Enzo, buons lettura a tutti.

  2. Mentre stavo leggendo con tanto piacere la prima parte di questo ” sereno, progettuale, particolareggiato racconto ”amicale”, pieno di VITA, mi ha sconvolta la notizia della morte del tuo amico…
    Già LA MORTE SCONVOLGE SEMPRE. Ed arriva sempre inaspettata!
    Mi hai commossa ANNA!

    • Antonia Anna Pinna

      Ancora non riesco ad accettare questa perdita. Una parte di noi è andata via per sempre. Grazie Marisa

  3. “c’era sempre un momento da dedicare alla nostra crescita interiore”. Ecco, cara Anna, Lei riesce sempre a mettere in luce ciò che è veramente importante in quello che mi piace chiamare pellegrinaggio terreno. Quanto al Suo smarrimento di fronte alla perdita di Davide, La esorto a tenere sempre presenti le parole che Lei stessa ha posto in chiusura del Suo racconto: così non tarderà a rinfrancarsi nella certezza che Davide è entrato nella eternità, là dove i giusti ricevono il premio meritato. Coraggio, e continui ad aiutare noi di Altosannio a crescere interiormente.

  4. …Quante volte, e ancora adesso peso di abbandonare questa città di mal vivere per seguire i progetti che erano del tuo amico!

    • Antonia Anna Pinna

      Sai credo che saremo costretti a tornare alla terra e la troveremo così profondamente sporca che le mani non ci basteranno se non per coprirci gli occhi. Sono pessimista ma i nostri nipoti dovranno conoscere la schiavitù per sopravvivere. Spero di essere smentita clamorosamente ma non mi piace come si stanno mettendo le cose. Appena finirà la nostra piccola eredità saranno inghiottiti dalla globalizzazione che ha una manodopera sciatta ma ha costo bassissimo e la cultura italiana sarà spazzata via.

  5. Racconto dolce pur nella malinconia che lo ispira :fin dall’inizio quasi si intuisce l’esito della vicenda. Il tuo amico, a suo modo, era un grande filosofo perchè aveva capito l’essenza della vita

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