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La strehe   (le malelenghe)

Poesia di Bruno Marinelli [1]

La vecchia e la strega delle favole (KoKoro by Orlando)
La vecchia e la strega delle favole (KoKoro by Orlando)

La strehe   (le malelenghe)

A ‘stu paese, la chiamane la strehe.
“Pe’ ‘na viarella stretta, stretta e scura,
dente a ‘na casa meza sderrupata,
fa le fatture e legge la ventura”.
…Dice la gente… e dice : “ E’ malamente,
e te ‘nu nase stuorte fatte a ‘ngine
e se te uarde fisse dentre all’uocchie
so’ cazze amare e tutte medecine”.
Ce sta chi allarma, pure, re uagliune:
“Pe’ chella via, uagliù, nen ce passate
ch’ se la strehe v’addocchia, figlie mija,
vu, qua alla case, chiù nen ce turnate”
‘Nu juorne, camenanne pe là ‘ttuorne,
i’ la so vista ‘nnanze a ru purtone :
‘na vecchiarella triste e scunsulata
ch’ me uardava ch’ ddu uocchie bbuone.
A ru bastone se reggeva appene,
pe’ nse scapecullà faceva chiane,
e me uardava, i’ me so avvecenate:
“Signò v’aiute, teneteve a la mane”.
M’ha ditte, stregnennesela ‘nzine:
“ Chine de rose, i’ vede, ‘nu ciardine,
rose gendile ch’addorane d’ammore,
so tutte rose rosce senza spine”.

La strega   (le malelingue)

A questo paese, la chiamano la strega.
“Per una stradina stretta, stretta e scura,
dentro una casa malconcia,
fa le fatture e legge il destino”.
…Dice la gente… e dice : “ E’ cattiva,
tiene un naso adunco
e se ti guarda fisso negli occhi
sono cazzi amari e tutte medicine”.
C’è chi angoscia, pure, i bambini:
“Per quella stradina, bambini, non ci passate
che se la strega vi punta, figli miei,
voi, a casa, più non ci tornate”.
Un giorno camminando lì intorno,
io l’ho vista davanti al portone:
una vecchietta triste e sconsolata
che mi guardava con due occhi buoni.
Al bastone si reggeva appena,
per non cadere faceva piano,
e mi guardava, io mi sono avvicinato:
“Signora vi aiuto, tenetevi alla mano”.
Mi ha detto, stringendola in grembo:
“Pieno di rose, io vedo, un giardino,
rose gentili che profumano d’amore,
sono tutte rose rosse senza spine”.

 


[1] Bruno Marinelli, molisano di Rionero Sannitico, costretto ad abbandonare gli studi universitari per dedicarsi al lavoro in banca, ha operato nel sindacato, senza mai abbandonare la sua passione per la poesia dialettale.

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Bruno Marinelli

Bruno Marinelli, molisano di Rionero Sannitico, costretto ad abbandonare gli studi universitari per dedicarsi al lavoro in banca, ha operato nel sindacato, senza mai abbandonare la sua passione per la poesia dialettale.

2 commenti

  1. Il poeta Marinelli, delicato e buon osservatore come sempre, anche in questa poesia riesce a stemperare il malessere esistenziale che a volte nei paesi si creava intorno a qualche persona – forse a ragione?, ma più spesso A TORTO e gli si cuciva attorno, a vita, il vestito della maldicenza…Salvo a scoprire che c’era solo bisogno di COMPRENSIONE, reciproca comprensione.
    La profezia tutta intera così rosea non s’avvera, ma qualche ROSA ROSSA SENZA SPINE ci sia sempre per ognuno, anche a dispetto della maldicenza.
    .

  2. Leonardo Tilli

    Molto bella la poesia e molto bello il commento, che condivido appieno, della signora Marisa Gallo.
    Prima di leggere detto commento, pensavo di scrivere cose analoghe … Una volta, specie nei piccoli paesi, si cominciava forse per scherzo a dire un qualche cosa, riferita forse all’aspetto fisico di qualche persona. Ciò che si diceva poteva essere “di bene o di male, vera o inventata e falsa”. “La voce” si diffondeva …, si arricchiva di particolari e di testimonianze inesistenti e, senza volerlo e senza porsi nessuna ombra di dubbio, si finiva per credere come verità … l’inventato, l’irreale, l’inesistente! Oggi, per fortuna, mi sembra che non accadono più queste cose spiacevoli.

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