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la Strage dei Limmari nel ricordo di Ugo Del Castello

Ugo del Castello [1]

Tutto si svolse a Pietransieri, piccolo centro nel Comune di Roccaraso. 128 civili inermi falcidiati, una sola sopravvissuta, una bambina di nome Virginia

Pietransieri-ieri
Pietransieri, prima della strage di Limmari
Pietransieri, prima della strage di Limmari
Pietransieri, dopo la strage di Limmari
Pietransieri, dopo la strage di Limmari


Quel novembre del 1943 a Pietransieri io l’ho visto così.

Il 21 novembre 1943, in località Limmari (Valle della Vita) nella frazione Pietransieri di Roccaraso, un plotone di Paracadutisti tedeschi comandati dal capitano Georg Schulze, perpetrò sulla inerme popolazione che lì si era rifugiata, e costituita prevalentemente da donne, vecchi e bambini, uno dei più efferati eccidi avvenuti in Italia durante l’ultima Guerra Mondiale.

Strage dei LimmariUn eccidio ai più sconosciuto, forse perché non legato a rappresaglia a carico di partigiani. In quel periodo, all’inizio dell’occupazione tedesca, le formazioni partigiane non si erano ancora costituite ed organizzate e comunque in questa zona, non ce n’era traccia. E’ stata questa la ragione perché la Strage dei Limmari è stata poco propagandata? E’ probabile. Ma i morti non hanno bisogno di pubblicità politica. E’ stata più che sufficiente la concessione della Medaglia d’Oro al V.M..

Vale molto di più il ricordo delle genti locali, che ogni anno la sera precedente la ricorrenza, in una silenziosa processione illuminata dalle fiaccole, salgono dalla Valle della Vita per raggiungere il Sacrario di Pietransieri dove riposano i caduti e dove vengono letti, casolare per casolare, i nomi dei morti trucidati, mentre le luci del paese sono completamente spente. E’ un momento struggente in cui la commozione dei presenti emerge in un silenzio tombale e ognuno nel suo intimo prega il Signore di vegliare su quei morti. Il giorno successivo si svolge la cerimonia ufficiale.

Pietransieri, nel ricordo della strage di Limmari
Pietransieri, nel ricordo della strage di Limmari

Sono stato presente ancora una volta la sera della fiaccolata e dopo la lettura dei 128 nomi, tornato a casa commosso e turbato come tutti, di getto ho scritto i versi che seguono. Il filo conduttore degli avvenimenti di quei giorni si srotola lungo la strada del non ritorno, intriso di smarrimento, di ordini, di crudeltà, di tristezza, di ferocia e di dolore, ma anche di vita che fortunatamente resta, forse a indicare ai posteri che la vita di quelle sfortunate persone continua vicino al Signore.

Chi legge le seguenti parole, se è credente, può solo pregare, se non crede deve tacere e riflettere.

 

Ancora la neve

Perchè dobbiamo lasciare le nostre case, si chiesero.
Un “diavolo verde” (*) lo ha ordinato.
Ma chi è costui?
Rispose ancora gelida la bocca del mitra:
E’ la guerra! Andare via! E’ un ordine!
Scritto sui muri vetusti dal tempo, sugli alberi privi di foglie,
fuoriuscito dalla tromba del banditore,
urlato in una lingua incomprensibile: Raus! Raus! Raus!

Caricarono qualcosa sulle spalle flesse dalla pena e lasciarono il borgo natio.
Il sagrestano come mulo attaccato al carretto li guidava.
I bambini in fila come birilli, pronti per cadere;
le madri perse nell’oblio del tempo trascorso e grevi sul ventre i neonati;
i vecchi contorti sul bastone, le nonne nere ed austere.
Fremiti di paura ghiacciati sulla strada che non torna.
I padri smarriti nelle macchie, colpevoli di esistere.
La vecchia Barbara malata e bruciata.

Scesero nella Valle della Vita, ma la vita non era più lì.
Gli ultimi respiri, ansimanti dal dolore dentro le masserie umide e fredde.
Farina intrisa di lacrime, pane arso al fuoco crepitante nel fosco autunno.
La piena mormora idiomi sconosciuti raccolti sulle rive silenziose di odio.

Stivali conficcati nell’argilla; elmetti allacciati su teste impazzite;
cinturoni carichi di proiettili e legati nell’aquila di ferro;
ferri rombanti pronti a colpire.
Raus! Raus! Raus!
Incomprensibili parole; terrore nel cuore; attaccamento alla terra.
Via! Via! Via! No qui!
Crepitare di proiettili;
schegge stridenti, roventi, conficcate nelle carni e sbrandellate;
sangue scorrente gelato dagli urli.
Occhi stravolti e rivolti al Signore; mani legate nel vuoto;
anime innocenti salite verso il cielo cupo e nero di rabbia. Perchè?
Maledetto Schulze!

Il Signore pianse.
E le sue lacrime come per incanto, prima di toccare terra,
si trasformarono in tante stelle piccole e bianche.
Ancora la neve!
Una coltre pietosa stese il Signore.
Benedetto il Signore!

Ma c’è una bimba! E’ la vita.
Nella valle morta di vite è rimasta una vita.
Una giovane vita il Signore sottrasse alla morte: Virginia.

Oh! Vergine immacolata come quella neve,
veglia su di loro nella Valle della Vita, eterna.

Ugo Del Castello
(Pietransieri, 21 novembre 2007)

 

__________________________________________
(*) I diavoli verdi sono i paracadutisti tedeschi
[1] Ugo Del Castello, Abruzzese di Roccaraso (AQ), dirigente amministrativo-finanziario, da sempre ha avuto due passioni, la scrittura e la ricerca sulla storia del suo paese.

Editing: Enzo C. Delli Quadri

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

6 commenti

  1. Floradelliquadri

    Anche a distanza, di anni e di chilometri, ci commuoviamo lo stesso!

  2.  Ugo
    del Castello, un grande roccolano, uno storico. Unico, perchè solo lui
    ha svolto un egregio lavoro di ricerca che serve da testimonianza a noi e
    alle future generazioni.

  3. L’orrore di questa strage l,avevo già’ sentito tantissimi anni fa, me ne parlava sempre Lelio Porreca, di Torricella Peligni, ora , con le foto, le ho ricordate. È’ vero sembra quasi una strage di minor conto. Saluti Dino.

  4. Antonia Anna Pinna

    Non si possono dimenticare le offese fatte senza un perchè. La ferocia dell’uomo non è paragonabile a niente di terreno. La terra raccoglie e la neve copre come solo una madre sa fare. Grazie Sig. Ugo Del Castello

  5. Spietata sempre la guerra!
    128 persone a Pietransieri e le altre…tante altre atrove…
    ” Scesero nella Valle della Vita, ma la vita non era più lì”.
    SuTutti “Una coltre pietosa stese il Signore.
    Benedetto il Signore! ”
    Parole ineguagliabili. NON ce ne sono di più adatte e belle!
    Commovente articolo…

  6. Claudio Persiano

    La guerra è stata sempre una epidemia per saziare vili governanti, militari senza scrupoli, pazzi di di ogni genere, ma quella voluta da quel macellaio di Berlino e suoi accoliti, ha superato ogni limite. Sono certo che ci sono altre situazioni analoghe dimenticate che dovrebbero essere portate ala luce specialmente dei giovani perchè mai più ci sia una guerra. Dio piange per la ferocia degli uomini, quegli stessi uomini che poi vanno in Chiesa pensando di essere assolti dai peccati. Poveri loro.

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