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La stampe

di Modesto Della Porta [1]

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La stampe

<Pe Criste, Modestì, gn’è bbelle quesse!
Vijate a tte! Ma quisse è cosa fine!
Si ni li fi’ stampà’ sci proprie fesse!
Se je sapesse fa’ mezza quartine,

‘mbe’, tu’n’cià cride, d’ore le cupresse.
Falle stampà’, ca vale le quatrine!>
E ssinde une, e ssinde n’atre appresse,
fin a cchè cia cridive. E na matine,

che m’avè scite tre bbille sunitte,
pinzive:< Affamme cuntentà sta ggente>.
Jve a lu stampatore e, zitte zitte:

<Me l’u’ stampà’?però lu pahamente…
<’N ze ne parle> a respunnì Vincenze
< a le puète ‘n ze po’ fa credenze>.

E le pahive! Diciassette lire!
Li stribbuive a tutte le famije.
L’amice me dicè:<che meravijje!
Ogne parole vale cente lire!

S’à da reponne!Bbelle!’nce cche dire!>
E ije penzave:<O Ddije , che quatriijje!
Vijata a mamme che crijà stu fije!>
Ma che me succedì? L’avetru jre

‘ntrive a lu Mastrecole e m’accattive,
tre solde,’na cartelle de sardelle.
Quande a la case l’aresburritive…

Ma tu che vvu’?Me s’arriccià la pelle!
Chelle sardelle stav’abberrutate
…’nche le sunitte mì’ tant’avantate!

DSC01489La stampa

<Per Cristo, Modestì, com’è bello il tuo sonetto
Beato te! Ma codesto è cosa fine!
Se non lo fai stampare, sei proprio scemo!
Se io sapessi fare mezza quartina,

beh, devi crederci, d’oro lo coprirei
Fallo Stampare, che vale dei quattrini!>
E senti uno e senti un altro ancora,
fin a che ci credetti. E una mattina

che avevo scritto tre bei sonetti,
pensai: < Fammi accontentare questa gente>.
Andai dal tipografo e, zitto zitto,

<Me li vuoi stampare? Però il pagamento……>
<Non se ne parla> rispose Vincenzo
< al poeta non si può far credenza>

Così pagai! Diciassette lire!
Li distribuii a tutte le famiglie
L’amico mi disse: <Che meraviglia!
Ogni parola vale cento lire>

Devo conservarli! Non c’è che dire!>
E io pensai:< Oh Dio, che fortuna!
Beata mamma che creò questo figlio!>
Ma che mi successe? L’altro ieri

entrai da Mastrocola e comprai,
con tre soldi, un caroccio di sardine.
Qando a casa lo srotolai

Ma che dire? Mi si drizzarono i peli della pelle!
Quelle sardine erano avvolte
…… con i miei sonetti tanto magnificati.

 

 


[1] Modesto Della Porta, abruzzese di Guardiagrele, 1885/1938 è stato un poeta italiano. Esercitò il mestiere di sarto. La sua cultura, quindi, più che nascere dai libri scolastici, derivò dalla conoscenza dei proverbi e delle tradizioni abruzzesi. Gli si dà il merito di far conoscere la vita delle genti abruzzesi di un tempo: una vita povera, umile e fatta di immani sacrifici.

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

3 commenti

  1. Forse altrove ho detto la mia grande ammirazione per il poeta MODESTO DELLA PORTA, poeta –sarto- maestro di vita, che a volte come insegna in questo sonetto ci mette in guardia dalla gente che sembra gradire le nostre cose o il nostro ESSERE, ma poi…ci fa uno sberleffo dietro le spalle e gradire diventa TRADIRE semplicemente col cambio di una lettera. Grande e schietto , anche con la sua ironica malinconia…vedi “ SERENATE A MAMME”O “MATRIMONIE D’AMORE” o tantissime altre sue poesie…

  2. Il tempo dovrebbe, ma non modifica la sciattezza e la insensibilità di molte persone. Come era ieri così è oggi. Ma, mi sia consentito dire che: Molte pubblicazioni (a pagamento) meritano di più che essere adoperate per avvoltolare le alici; dovrebbero essere riciclate per fornire di carta le latrine della letteratura.

  3. Leonardo Tilli

    E’ sempre un vero piacere rileggere una poesia di Modesto Della Porta.
    In questa poesia, “ La stampe”, il poeta con il “ Mudistì “ inserito nel primo verso ci vuole forse dire: “… è successo pure a me!”
    Anche in questa poesia, come nella precedente: “Lu privilegge de lu disperate” propostaci da Enzo C. Delli Quadri, la “trovata finale” ci fa sorridere, ci fa riflettere e ci fa meditare sulle … vicende umane. Leonardo Tilli

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