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La sfida dei piccoli comuni

Da La Repubblica  del 10/06/2013, pagina 1 sezione NAPOLI

di GIANDONATO GIORDANO 

 

Santo Stefano di Sessanio

IL GIORNO della Festa della Repubblica, a Frigento, piccolo centro dell’entroterra irpino, si svolgeva un importante convegno sui piccoli Comuni e sul loro incerto futuro. Un modo originale di festeggiare la Repubblica, ricordando che l’Italia è la terra degli ottomila Comuni, la metà dei quali vanta una popolazione inferiore a cinquemila abitanti. Un municipalismo diffuso e civicamente rilevante da cui si è nutrita la storia italiana e il genio artistico che dentro i Comuni, anche quelli più piccoli, ha trovato la sua maggiore esaltazione. Un patrimonio artistico invidiato da tutto il mondo che rende unica l’Italia per quei tesori d’arte di cui sono ricchi anche i borghi. Questi ultimi rappresentano “l’altra Italia” come sottolinea da tempo Ermete Realacci, strenuo difensore dei piccoli Comuni che l’esponente del Pd vuole promuovere e tutelare con una legge presentata nel lontano 2002 e mai approvata sia dai governi di centrosinistra che di centrodestra che si sono succeduti negli anni.

ERMETE Realacci non si dà per vinto e insieme al neo deputato Luigi Famiglietti sindaco di Frigento, piccolo Comune dell’Irpinia, all’inizio dell’attuale legislatura ha ripresentato la legge sui piccoli Comuni con l’intento di valorizzare tesori artistici insieme ai prodotti di eccellenza di cui questa parte del Belpaese è ricca.

L’Italia in Europa è la nazione che ha all’attivo più produzioni certificate: 149 Dop e Igp e oltre 4000 Pta, prodotti tradizionali agroalimentari. Anche nel settore del vino vanta un invidiato primato, con ben 453 Dogs, Doc e Igt. I piccoli Comuni danno un notevole contributo a queste eccellenze agroalimentari ed enogastronomiche. Nei loro territori è prodotto il 93 per cento delle Dop e Igp e il 79 dei vini più pregiati.

Castel del Monte (L'AQ)

All’ombra dei campanili stanno crescendo, dunque, produzioni di eccellenza, favorendo l’affermazione di un nuovo modello economico che si differenzia notevolmente da quello industriale adottato in molte zone dell’Appennino, dove soprattutto negli anni Settanta si è inseguito l’ambizioso ma infruttuoso mito dell’industria in montagna.

Una nuova scommessa per la crescita dall’Italia può venire dai borghi che continuano a incarnare le virtù morali e l’operosità dello spirito italico. Un alternativo modello economico esaltato anche da una diversità di spirito culturale che anima le piccole comunità, moltissime delle quali sono situate lungo l’Appennino, la cui cultura si differenzia da quella tirrenica, imbevuta di urbanesimo occidentale e influenzata dall’eterno mito dell’America e delle sue interminabili frontiere del progresso, ma diversa anche da quella adriatica intrisa di spirito levantino e mercantile che si traduce in dinamismo individuale ed egoistico.

La cultura dell’Appennino, anche con gli appannamenti causati dalla contaminazione dei canoni di un’invadente globalizzazione, è caratterizzata dal sentimento dell’autosufficienza comunitaria ed etnica, che si traduce anche in un positivo sistema valoriale.

Sulle specificità del territorio punta la legge Realacci con lo scopo di non far morire i piccoli borghi sempre più strozzati da declino economico e demografico.

Alla denatalità si accompagna un nuovo esodo che colpisce soprattutto i giovani scolarizzati costretti a lasciare i paesi dell’entroterra per zone più fortunate d’Italia ma anche dell’Europa. Non solo le ristrettezze economiche provocano problemi ai Comuni, ma anche il patto di stabilità, diventato un vero e proprio nodo scorsoio che affoga le attività impedendo gli investimenti e privando i Comuni più virtuosi di impiegare risparmi in opere pubbliche o in servizi. Una limitazione che si sta rivelando ancor più nefasta anche per l’insensata estensione del patto di stabilità ai municipi fino a mille abitanti.

Una scelta cinica e spietata con il recondito proposito di decretare la fine dei piccolissimi Comuni attraverso una forma di eutanasia istituzionale che li farà morire lentamente.

Sarebbe la morte di un pezzo dell’Italia migliore.

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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