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La Settimana Santa

di Maria Delli Quadri

Racanella
La Racanella

I riti della settimana santa mi hanno sempre affascinata: dalla legatura delle campane, alla visita ai sepolcri del giovedì, dalla processione del venerdì santo alla sfilata delle congreghe incappucciate, la messa annunciata dalla “cuccerella” o “racanella” e noi ragazzi eravamo tanti, tutti con quello strumento in mano per invitare le donne alla funzione religiosa del giorno.

Poi si “scioglievano” le campane (ai miei tempi ciò avveniva a mezzogiorno del sabato), per cui il suono delle grandi e delle piccole produceva un concerto che dava gioia e infondeva speranza. L’aria vibrava di una melodia straordinaria: era la vita e la resurrezione. A casa si preparava la frittata grande, i fegatini e il pasto era una cosa prelibata, da gustare con devota riverenza intorno alla tavola apparecchiata. I ricordi sono un po’ vaghi e lontani nel tempo, ma riaffiorano di tanto in tanto e fanno compagnia al mio spirito nostalgico.

Il Venerdì Santo…

Venerdì Santo ad Agnone

…ad Agnone

La giornata del venerdì è stata, per me, sempre una pietra miliare nell’arco della settimana santa, così breve, ma così intensa di riti e funzioni che affondano le radici nella tradizione più antica dei popoli meridionali. I miei ricordi ondeggiano tra i riti agnonesi e quelli campobassani, senza mai sovrapporsi o confondersi tra loro. Nella bellissima chiesa di S. Emidio, ad Agnone, il venerdì pomeriggio-sera potevamo assistere alla funzione religiosa di cui ricordo soltanto la musica dolce e struggente, cantata dal coro non professionista, tra cui spiccava per timbro e forza una voce di contralto: era quella di Assunta, (che poi avrebbe sposato mio fratello), che si imponeva sulle altre. Erano tutti sul palco dell’organo, suonato magistralmente dall’organista ufficiale, Carletto, le cui dita volavano magistralmente sulla tastiera producendo incontri di note squisitamente modulate. La melodia “Lacrime e preghiere ” di Pannunzio e Gamberale risuonava nelle navate della chiesa con limpidezza di toni e di note che inducevano alla commozione, provocando nei numerosi presenti un senso  di turbamento ma anche di speranza. Negli intervalli tra una strofa e l’altra il sacerdote recitava  salmi e giaculatorie, ma noi fedeli eravamo impazienti di sentire ancora le musiche bellissime, veri capolavori di testo musicale con accompagnamento vocale. Per quanto abbia cercato non sono riuscita a trovare  tracce di questo capolavoro.

Processione del Venerdì Santo a CB 1

…a Campobasso

A Campobasso la processione muove dalla chiesa di Santa Maria Della Croce, all’ingresso del centro storico. L’imponenza della manifestazione è nota a tutti per la  lunghezza e la solennità. Sfila il coro, fatto di uomini e donne, tutti vestiti con l’impermeabile nero che cantano l’inno “Teco vorrei, Signore” composto dal maestro Michele De Nigris , scomparso nel 1912 (l’anno scorso è stato celebrato il centenario della sua morte). I coristi sono circa 800, tra uomini e donne che con voce potente diffondono nell’aria il canto processionale del venerdì santo, accompagnati dalla banda, che dà l’accordo. Si va da via Marconi ai vicoli, da S. Leonardo a via Mazzini nel silenzio più totale del popolo, proveniente anche da altre località, che fa da ala a questa chilometrica processione a cui partecipano, oltre ai  frati, sacerdoti, suore, congreghe religiose,vescovo, anche Cavalieri e dame di Malta oltre a un folto pubblico.

processione del venerdi santo la madonnaLe statue sono due: il Cristo morto e la Vergine addolorata,  sicché tutta la sfilata si snoda lungo le vie come un serpentone che gira e si muove con qualche lentezza lungo i vicoli e le scalinate del centro storico. Il mondo si ferma, tanto è potente il pathos che emana da questa manifestazione religiosa che tocca l’animo anche di chi non crede. Il canto, poderoso e forte,  ha degli alti e bassi che segnano il contrasto tra le tonalità maschili e femminili fondendosi in una melodia unica  e armoniosa.

Il momento culminante si ha sotto il carcere, dove il corteo si ferma e nel silenzio più totale  si ode la voce di un detenuto che, attraverso le sbarre di una finestra, non visto, rivolge una preghiera alla Madonna, chiede perdono anche a nome dei compagni di pena, invoca la benedizione e rivendica il diritto a migliori condizioni di vita. A lui risponde il vescovo esortandolo ad avere forza e coraggio, sì da rendere meno penosa la prigione.

L’ultimo tratto della processione si svolge lungo il corso: la gente è tanta, la musica avvolgente, le note del “Teco vorrei” si diffondono nell’aria. Ultima tappa: il rientro in chiesa tra le note che si affievoliscono sempre più.

pupe-e-cavalli-passo-per-passo

Il Sabato Santo…

Il sabato santo è il giorno di attesa della Pasqua che verrà. Le case, in tutti i paesi, odoravano di panettoni fatti in casa, di “cocorozzi”, di “peccellati, di pigne a forma di bambola, con gli occhi e la bocca come dettava la fantasia e l’amore materno; sul grembo del dolce era stato posato un uovo, quasi a ricordare il destino della donna, sposa e madre futura.. I confettucci colorati conferivano alla pupattola leggerezza e vivacità, che era tutto un bel vedere. Poggio Sannita eccelleva in questa specialità, dalla pasta compatta che, bagnata nel vino, era molto gradevole, perchè si inzuppava tutta e poi, scivolando in bocca, produceva delizia e gioia al palato.
Il fiadone era un rustico (come si dice oggi) che richiedeva formaggio fresco, uova e cacio grattato.
Un panettone veniva conservato al fresco in cantina: sarebbe servito per la festa del primo maggio, quando nel corso della gita, si sarebbe consumato col salame, pane fresco e una bottiglia di vino. Era, questo, un rito quasi sacro da dividere con Giovanni e Angiolina, compagni di idee e amici fraterni della famiglia.

La Pasqua…

A Pasqua la tradizione prevedeva che a pranzo si mangiasse la cicoria di campo col brodo, uovo battuto, formaggio e polpettine.

Oggi sarebbe un piatto da re; ma a me, ragazzina, non piaceva, così dovevo abbozzare, altrimenti non mi davano le altre cose. Volevo “rh maccariune ch l’euua” conditi col sugo della coscetta di agnello. Che fame, ragazzi!!


Musica: Responsorium breve – Ostende nobis, Domine, misericordiam tuam
Editing: Flora Delli Quadri


About Maria Delli Quadri

Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere. Amava la musica, la lettura e l'espressione scritta dei suoi sentimenti.

4 commenti

  1. Antonia Anna Pinna

    Grande Maria, i tuoi racconti mi fanno rientrare nel mondo della mia gioventù, ti adoro.

  2. Il titolo del canto della chiesa di S. Emidio era :” LACRIME E PREGHIERE” di Pannunzio- GAMberale. se qualcuno riuscisse a trovarlo sarebbe un botto, perchè era veramente bello

  3. gianfranco rossodivita

    importanti testimonianze…

  4. Leonardo Tilli

    Maria Delli Quadri ci “delizia’ rivivendo i riti e le abitudini della Settimana Santa sia in Agnone e sia in altre località, … mettendo in evidenza alcune “differenze” esistenti.
    Un “tocco finale” ci fa sorridere ci fa pensare che ciò che piaceva ai ragazzi … “sarebbe stato gradito” anche ai grandi, i quali volevano, anche a tavola, … rispettare la tradizione che era stata tramandata, … “dai padri … e dalle madri” …
    Tutte le notizie, che Maria Delli Quadri ci fornisce, arricchiscono il nostro bagaglio culturale su questo “spaccato” delle tradizioni popolari.
    Quanto sopra, a beneficio di tutti.
    Ogni lettore sarà affascinato da questo scritto e potrà confrontare gli usi e le consuetudini, narrati nel testo proposto, con quanto già conosce, sia per esperienza diretta e sia per … sentito dire.
    Molto belle ed appropriate al coltenuto le varie foto proposte per accompagnare ed “illustrare” l’articolo.
    Molti cordiali auguri per una felice Pasqua e pasquetta, … ed anche per tutto il resto, alla signora Maria Delli Quadri e famigglia ed a tutti i frequentatori di queste pagine e alle loro famiglie. …

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