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La Romantica Malinconia di Antonia – I Sette dell’Ave Maria

Scritto da  Antonia Anna Pinna [1]

i sette in collegio
Ferdinando, Gianluca, Ivano, Santino, Arteo, Gianni e Remo (alto e biondo)

All’inizio degli anni sessanta, Villalago, piccolo comune in provincia dell’Aquila, poteva godere di servizi scolastici offerti solo da una scuola elementare e da quella d’avviamento professionale. Per frequentare la Scuola media, che permetteva l’accesso a un livello superiore, occorreva recarsi a Scanno o a Sulmona, distanti il primo sette e il secondo venticinque km.  Pochi erano quelli che potevano permettersi  un investimento economico così importante.

L’alternativa era il collegio, praticamente gratuito. Uno dei più vicini, gestito dai frati Francescani, era il collegio di Capestrano, dedicato a San Giovanni, vissuto sulle orme di San Francesco, festeggiato come ricorrenza il 15 maggio e molto venerato.  Alcune famiglie che volevano un futuro migliore per i loro figli, “visto che i padri erano tutti emigrati in Europa “, si decisero a mandare i loro ragazzi a studiare in quel collegio lontano dall’affetto e dal calore della famiglia.

Partirono in sette: “ Ferdinando, Gianluca, Ivano, Santino, Arteo, Gianni e mio cugino Remo”.

Racconta Ferdinando, uno dei primi a partire:

”Lasciammo Villalago in macchina, una mattina di fine settembre, destinazione Capestrano; speravo che quel viaggio non finisse mai. Ci trovammo, poco dopo, insieme a mia madre e altri ragazzi, dentro una chiesa che oggi mi sembrerebbe bellissima, ma  allora mi sembrò grandissima e buia. Per noi ragazzi abituati a vivere liberi, quasi per strada, rispettare le regole ferree del collegio era fu durissima. La sveglia era alle 6.30. Dopo la colazione si andava a scuola a piedi, con qualsiasi tempo, e la scuola era situata al centro del paese che distava un chilometro e mezzo dal collegio. Passavamo il resto della giornata in uno stanzone grandissimo a studiare o almeno a fare  finta di farlo, nel silenzio totale, fino all’ ora di cena, alle 18.00. Noi stessi svolgevamo il servizio della mensa; poi, tutti a letto alle 21.00, senza transigere, perché la severità dei frati si manifestava spesso con punizioni  che ci convincevano ad essere quasi delle ombre.  Il sabato pomeriggio e la domenica si giocava a pallone; noi sette, di Villalago, facemmo una squadra nostra.

Il collegio sorgeva su una collina, di proprietà dei Frati, piena di alberi di ulivo e a novembre partecipavamo  non poco alla raccolta delle olive.  Mio cugino Remo era il più grande, non solo per la sua altezza; sembrava uno svedese, occhi chiari, capelli biondi, e una fame da lupo: chi non finiva il pane sapeva a chi indirizzarlo.  Era, inoltre, di una mitezza che non faceva certo presagire il progetto che stava orchestrando: voleva tornare a casa, “quella non era vita”.

Mio zio, papà di Remo, era in Francia, e la moglie, a Villalago, che aveva altri due bambini più piccoli cui badare, era serena come una Pasqua. Remo, invece, soffriva troppo e covava un senso di ribellione tale che in un ragazzino può diventare angoscia. Convinse i suoi compagni a fuggire: sembravano tutti d’accordo, sognavano di tornare a giocare liberi come avevano sempre fatto.  Il giorno della fuga scattò l’ora x.  Dopo la mensa avrebbero dovuto ritrovarsi in un punto stabilito e, così, darsi alla macchia. Ma si ritrovarono solo in due; questo, però, non li fece desistere. Il resto della banda, che aveva rinunciato al progetto della fuga, per paura delle ritorsioni familiari, seguì i movimenti dei due fuggitivi, ma tacque, finché la cosa non fu più che evidente.

I fuggiaschi presero un autobus per Sulmona e si infilarono in un cinema.

La notizia della fuga arrivò come uno schiaffo, in pieno viso, alle famiglie coinvolte. Allertarono le forze dell’ordine e i genitori all’estero.  Il paese era in allarme. Tutti erano in ambasce per i due poveri ragazzi che non avevano soldi nemmeno per sfamarsi. Le mamme, disperate, partirono con un gruppetto di volontari alla volta di Sulmona, probabile destinazione della fuga (che sarebbe finita di li a poco)”.

Racconta Remo:

“Io e Gianni, compagno fedele, unico sostenitore della mia causa, dopo esserci goduti il film, ce ne andammo, ramenghi, per Il viale di Sulmona.

Stavamo guardando una vetrina quando vidi, in essa riflessa, la faccia di persona conosciuta che mi prese per il collo e mi assestò uno  “scoppolone”  così potente chemi fece capire che la fuga era finita”.

Tornati a casa, i due fuggitivi ebbero poco tempo per rilassarsi, sapendo che il giorno dopo sarebbero arrivati i papà a ristabilirel’ordine. Ricordo mia zia che perorava la causa del figlio e cercava di ottenere una punizione leggera, ma il marito, che era stato distratto dal lavoro e costretto a un viaggio precipitoso, lo “spolverò” a dovere.

Ciononostante Remo mantenne il punto e restò a casa: il collegio non faceva per lui.

Dimostrò più avanti di avere doti sufficienti per riuscire lo stesso nella vita: il suo gran fisico gli permise di arruolarsi nella Guardia di Finanza; in seguito, lavorò in una banca a Roma, finché non riuscì a farsi trasferire nella Filiale di Sulmona dove ha prestato servizio fino alla fine della sua carriera.

Ora si gode la meritata pensione.

È stato uno dei pochi che ha avuto il privilegio di vivere, con la moglie e i figli, nel suo amato paese.

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[1] Antonia Anna Pinna, Abruzzese di Villalago (AQ), lavora in Banca d’Italia. Ama la scrittura e, in particolare, la poesia che nasce dal suo profondo amore per ogni forma di vita, dal suo essere donna, madre e moglie.

Musica: Tchaikovsky – The seasons – june (barcarolle)
Editing:
Enzo C. Delli Quadri

About Antonia Anna Pinna

Antonia Anna Pinna, Abruzzese di Villalago (AQ), lavora in Banca d’Italia. Ama la scrittura e, in particolare, la poesia che nasce dal suo profondo amore per ogni forma di vita, dal suo essere donna, madre e moglie.

4 commenti

  1. hi Antonina my name is Enrico Marini i was @ colleggio from 1964 until 1968 when i immigrated in the USA looking at the picture i remember padre Beniamino di Rocco i dont remember the kids in the foto but you wrote a nice story thanks

  2. Antonia Anna Pinna

    Hi Enrico, what country are you from? I hope you’re well in America. Best wishes

    • Hi Antonia i live in new york since hi left my little town in the province of l’aquila thank you for best wishes and the best wishes to you also do you live in the usa or italy ?? ciao

  3. Antonia Anna Pinna

    I live in Rome but I return when I can in Villalago AQ. Greetings to you and your family

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