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La Romantica Malinconia di Antonia – Pomeriggi lieti

Antonia Anna Pinna [1]

Donna al lavatoioQuando mi capita di passare la giornata con mia madre, dopo pranzo, ci mettiamo come due belle vecchiette sulle nostre poltrone e le chiedo subito di illuminarmi sui vecchi fatti che sono nascosti nella sua memoria. Siamo nate nello stesso paese Villalago (AQ) e la nostra differenza di età è poca; solo 17 anni ma sufficienti per fare un ulteriore balzo indietro nel nostro passato. Lei comincia da un punto che è il liet motiv dei suoi racconti “la povertà, anzi la miseria ” e da lì poi entra nello specifico di qualche storia che a me interessa approfondire.

Figlia mia, tante donne, per un piatto di minestra, andavano a cullare i bambini, a lavar loro i “pennucce”.

Una volta una nostra vicina aveva rimediato un pezzetto di guanciale per fare un po’ di pasta; ma la sua bambina più piccola aspettò che si distraesse e se lo prese insieme ad un pezzetto di pane e si accomodò sulle scale per gustarselo in santa pace. La mamma appena si accorse del furto andò a strappare il prezioso grasso dalle manine della piccina che naturalmente cominciò un pianto disperato. Il suo lamento non sfuggì a un’altra vicina che aveva la cantina ben fornita di ogni ben di Dio e che, dopo averle chiesto il motivo di tanta disperazione, vi si recò, le tagliò una bellissima fetta di guanciale profumato e l’avvolse in un pezzo di carta donandoglielo. La bambina raccontò in seguito che le sembrava di aver ricevuto un vero tesoro.

Le donne erano sempre in prima linea per affrontare tutte le necessità e la legna era un bene prezioso, tanto che non si poteva andare deliberatamente a tagliarla. Il denaro era praticamente inesistente ma il freddo e la necessità di cucinare qualcosa la rendeva indispensabile, così le donne si aggregavano e munite di “ zoca e accetta “ (corda e scure) si incamminavano per la montagna alle 2.00 di notte, per non farsi scoprire dalla forestale. Tagliavano i rami belli grandicelli e facevano alcune fascine che poi trascinavano fino ai piedi del monte Mitola dove le attendevano alcune giovinette che le aiutavano a portare subito, al fondaco, la refurtiva, caricandosela in testa. Qualcuna di queste fascine veniva anche venduta a chi non aveva la forza di fare da sola. Quello che riuscivi a caricarti sulla testa ti portavi via. A mia nonna Flavia non volevano mai venderle perché si caricava dei “ torzi “ tremendi e ci rimettevano: è sempre stata un carrarmato.

Le nostre nonne e madri hanno portato fuori dalla miseria l’Italia del dopoguerra; sempre in silenzio e con abnegazione. Il nostro ricordo è un misto di tenerezza e rispetto che ha fatto radici profonde e fortissime.

15/11/2016


[1] Antonia Anna PinnaAbruzzese di Villalago (AQ), lavora in Banca d’Italia. Ama la scrittura e, in particolare, la poesia che nasce dal suo profondo amore per ogni forma di vita, dal suo essere donna, madre e moglie.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

About Antonia Anna Pinna

Antonia Anna Pinna, Abruzzese di Villalago (AQ), lavora in Banca d’Italia. Ama la scrittura e, in particolare, la poesia che nasce dal suo profondo amore per ogni forma di vita, dal suo essere donna, madre e moglie.

2 commenti

  1. Il titolo del tuo sito nel Blog “ROMANTICA MALINCONIA” è il più appropriato complimento per questo brano, che racconta un ” vissuto” triste all’epoca, ma ricordato in letizia, e riscaldato dall’amore filiale per la tua mamma! Beate entrambe di poter sedere vicine e “raccontarvi” !

  2. Grazie Antonia, ricordare per non dimenticare è fondamentale per noi e per i nostri figli.

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