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La Romantica Malinconia di Antonia – Quelli che la libertà ….. …..

Questo scritto fa parte di un racconto di Antonia Anna Pinna[1] dal titolo “Se nevica”

Bambini-che-giocano-foto-Gabriella-CitossiLe scale, erano molto ripide e strette, bisognava mettere il piede di traverso per scendere con più sicurezza. Salire era facile, ma scendere anche per un’esperta e spericolata come me richiedeva attenzione. Di solito al piano inferiore c’era un bel teporino, la stufa era accesa, praticamente sempre. Il nonno, Saracone per gli amici che lo chiamavano così perché era grande e grosso e in paese tutti o quasi possedevano un soprannome, si alzava alle due di notte per andare al mercato a comprare la frutta.

Avevamo una bottega di frutta e verdura, e prima di uscire riattizzava i carboni che ancora stavano sotto la cenere. Mia nonna Flavia, detta Flavietta era quella che preparava il latte e l’orzo per tutti e la stufa: non riusciva a riposarsi mai. Mia madre, Rosa, preparava me, Michele e Angela, i miei fratelli gemelli, per andare a scuola; d’inverno, se c’era tanta neve, ci metteva degli straccetti intorno alle scarpette per non farci scivolare; il paese è tutto arrampicato e le scale erano il nostro pane quotidiano, visto che abitavamo al colle,  nella casa più  in alto di tutte.

Le nostre giornate si svolgevano, dopo la scuola, sempre all’aria aperta, stare in casa era una punizione terribile, si giocava in gruppetti che cambiavano spesso, secondo le simpatie momentanee, ma il gruppo storico era il nucleo centrale su cui potevi contare sempre, i più vicini a casa.

I nostri giochi erano divertenti, soprattutto se c’erano i mucchi di neve dove potevamo fare gli scivoli con le trappole, scavavamo delle buche ricoperte con una lastra di ghiaccio ben mimetizzata, e poi invitavamo i coetanei che abitavano più giù a venire al colle. Eravamo anche un po’ crudeli: si cercava di isolare dal branco il più debole e poi lo lasciavamo dentro la buca per un po’.

Attaccavamo anche il pollaio della fornaia; a dire il vero erano i maschietti che osavano di più, quelle povere galline dovevano subire delle vere e proprie torture. Oppure le smontavamo la catasta di legna che aveva preparato per accendere il forno, poverina già doveva combattere con la madre anziana, e noi le davamo il tormento.

A proposito di tormento, d’estate giocavamo a pallone; una signora, metteva il vecchio marito paralitico al sole; beh, lo facevamo arrabbiare così tanto, che alla fine riusciva a sollevarsi dalla sedia e imprecando, in una lingua rabberciata dalla furia, ci tirava il bastone; niente da dire, alla fine era terapeutico, ma la moglie non gradiva e, a fine giornata, si facevano i conti con la mamma, che ci lasciava liberi si, ma non gradiva le lamentele e naturalmente io, che ero la più grande, incassavo l’assegno più sostanzioso.

Il paese allora era popolato, tutte le case erano abitate da famiglie numerose, i bambini erano molti, solo i papà erano pochi…. … … …. ….. …. costretti, com’erano, ad emigrare.

 


[1] Antonia Anna Pinna, abruzzese doc, è nata a Villalago (AQ) nel 1957. Vive un ‘infanzia a contatto con una natura un po’ aspra ma incontaminata. Il suo contesto familiare le consente di vivere e sperimentare in totale libertà l’approccio con una comunità montana piena di valori autentici e forti.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Antonia Anna Pinna

Antonia Anna Pinna, Abruzzese di Villalago (AQ), lavora in Banca d’Italia. Ama la scrittura e, in particolare, la poesia che nasce dal suo profondo amore per ogni forma di vita, dal suo essere donna, madre e moglie.

Un commento

  1. Bei ricordi: con forme e modi diversi ognuno di noi custodisce nel cuore e nella memoria questi momenti che furono la nostra vita

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