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La Racanella e ru Quàsciàune … …I suoni della Settimana Santa

di Giuseppe Di Menna[1] con note di Maria Delli QuadriTiziana Pannunzio e Gustavo Tempesta Petresine.

Sezione di una Raganella

La racanella (raganella), classificato come strumento idiofono a pizzico diretto, è uno strumento musicale artigianale antico che tutt’oggi in alcune orchestre sinfoniche si usa per ottenere dei suoni molto particolari. Come dice il nome stesso, raganella, riproduce il verso dell’animale omonimo la Raganella (nome comune degli anfibi anuri membri della famiglia degli ilidi).

Lo strumento è realizzato con materiali lignei di diverse qualità e varietà. Essenzialmente si compone di tre pezzi suddivisi in: corpo rotante, ruota dentata e impugnatura. La diversità dei materiali usati e dello spessore del corpo rotante danno la conformazione a la tonalità allo strumento stesso. Più è massiccio il corpo rotante più la tonalità è bassa. Minore è la dimensione del corpo rotante più la tonalità e alta. Ovviamente le tonalità cambiano, a parità di dimensioni, in base ai legni usati per realizzare lo strumento. Si evince che le tonalità sono molteplici, poiché sono molteplici gli accoppiamenti dei materiali utilizzabili.

Il corpo rotante è composta in un unico parallelepipedo (delle dimensioni 5 x 5 x 15 cm. a 10 x 10 x 30 cm. circa) nel quale sono incavati, mediante sapienti tagli ed incisioni, un’ancia fissa in senso laterale lungo e due spallette forate dove si inserisce l’impugnatura che blocca la ruota dentata. Esso era normalmente realizzato con legni morbidi o medio morbidi facili da lavorare quali: quercia, acero, abete, faggio e raramente di pioppo. La ruota dentata, è sapientemente intagliata in modo da ricavare un numero di denti, uguali nella forma, lungo la circonferenza del cerchio che li racchiude. Normalmente realizzata di legno più duro, del corpo rotante, quali: pero, sorbo, ulivo, acacia ecc. perché soggetto a sollecitazioni meccaniche più violenti.

Racanella o Raganella

L’impugnatura è la parte più facile, senza caratteristiche specifiche e particolari, se non la forma della stessa. Realizzata con legni scadenti e di recupero che si prestassero alla buona modellazione ergonomica.

In tutto l’Altosannio, questo strumento, era usato durante la Settimana Santa per raccogliere i fedeli alla messa serale (il vespro), allorché le campane erano legate (ossia non potevano suonare per l’adunata della messa, per chiari motivi religiosi). I giovani, adolescenti e buontemponi, giravano lungo le strade del paese con in mano la racanella, facendola roteare tre – quattro volte al grido “A re vièspré, a re vièspré, la prima volta”. Questo passaggio era ripetuto in tutto tre volte cambiando solo la parte terminale del grido in “A re vièspré, a re vièspré, la seconda volta” e “A re vièspré, a re vièspré, la terza volta”, a simulare il susseguirsi delle suonate di campane per la raccolta dei fedeli.

Con la stessa tecnica era realizzato uno strumento più grande re quàsciàune (15 x 15 x 60 cm. e oltre) che differenziava della racanella per le dimensioni e per la doppia impugnatura. Esso, infatti, doveva essere manovrato con entrambe le mani viste le dimensioni. La tonalità che ne usciva era molto bassa e grave.

Al passaggio di queste comitive, era uso offrire loro dolci e vino ed altre leccornie. Alla fine del terzo giro, la comitiva era quasi sempre sbronza.

Altro tipo di Raganella

Nota di Maria Delli Quadri: A Capracotta si chiama” cuccerella”

Nota di Tiziana Pannunzio: La “raganella” nella tradizione ebraica viene usata dai bambini durante la festa di Purim…. All’inizio del cristianesimo in quella che poi abbiamo chiamato Terra Santa, quando ancora non esistevano le campane, per chiamare alla preghiera i cristiani (di fatto ebrei convertiti) si usavano le raganelle, per distinguere il richiamo da quello delle sinagoghe che era fatto con corno. La messa domenicale è stata istituita dopo, invero la celebrazione eucaristica protocristiana era al tramonto del sabato, esattamente come la celebrazione dello shabat per gli ebrei. Da qui poi l’uso, sostitutivo della campana, durante la settimana santa.

Nota di Gustavo Tempesta Petresine: La cecara e re cicarone. A Pescopennataro durante la vigilia di Pasqua uno sciame di ragazzi agitando questo “strumento” cantava in monotòno “alla messa alla messa ca z’è morta la badessa”

 


[1] dal sito di Villacanale – http://www.villacanale.it/index.php?option=com_content&task=view&id=25&Itemid=43

Musica: Racanelle e Quascioni
Editing: Enzo C. Delli Quadri

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Un commento

  1. conserverò questo articolo nel mio cuore insieme al suono della raganella che accompagnerà per sempre i miei ricordi 🙂

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