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La pupe e lu castielle – Dolci Pasquali

di Benedetto Di Sciullo [1] e Giovanni Mariano[2]

pupa-e-cavallo

Benché la preparazione di questo dolce sia strettamente legato alla Festa della Pasqua, le sue origini vanno ricercate in quelle antiche tradizioni pagane molto diffuse presso tutte popolazioni della nostra Penisola. La prova più eclatante di tale “paganità” è rappresentata, ad esempio, dalla presenza delle uova sode nell’impasto che, in numero di due, simboleggiano i fertili testicoli (nella versione destinata ai maschi – IL CASTELLO) o i seni femminili (nella versione destinata alle femmine – LA PUPA). Per sottolineare ulteriormente l’augurio di fertilità, nella “versione femminile” del dolce le due uova venivano spesso sostituite da uno solo posto nel “grembo” della pupa (quasi a simulare uno stato di gravidanza). Nel corso degli anni, l’estro creativo della gente ha permesso a questo dolce di assumere le fogge più disparate: nel caso della “pupa” è possibile osservare varianti che vanno dalla forma stilizzata di un fantoccio a quella più sofisticata di una bambola con seni, braccia e gambe; nel caso del “castello” l’impasto viene modellato, di volta in volta, a guisa di “ciambella aperta”, di cavallo stilizzato, di cammello e così via. Assolutamente d’obbligo, in ambedue le versioni, la presenza delle uova sode che, per il loro significato allegorico, non debbono mai mancare.

INGREDIENTI

PER L’IMPASTO:

un chilo di farina;
4 uova;
una bustina di lievito;
un bicchiere d’olio;
2 etti di zucchero.

PER LA GLASSA (LU CHIATRE):

l’albume di 4 o 5 uova;
un bicchiere di zucchero;
mezzo bicchiere di aceto o limone.

 

PREPARAZIONE

 Preparare l’impasto e dargli la forma desiderata.

Dato all’impasto la forma desiderata, procedere come segue:
Imburrare una teglia di cottura;
Porre l’impasto nella teglia;
Cuocere a forno moderato per circa un’ora;

 Preparare la glassa.

La preparazione della glassa (lu chiatre) avviene facendo montare con una forchetta o con una frusta da cucina, l’albume delle uova in una casseruola o in un recipiente di coccio. Durante la montatura, si aggiungono lo zucchero e l’aceto o il limone.
Una volta montata, la glassa va colata sul dolce già cotto ed estratto dalla teglia. Prima di procedere è necessario attendere che il dolce si sia stiepidito.
Una volta distribuita, la glassa va decorata con una “pioggia” di codelle multicolori che conferiscono al dolce il suo tipico aspetto festoso.
Lasciare crostizzare la glassa a temperatura ambiente fino al giorno seguente.
E’ opportuno ricordare che, in tempi di ristrettezze economiche, “lu chiatre” veniva spennellato in strato assai sottile e, allo scopo, si ricorreva spesso all’impiego di una penna staccata dalle ali di una gallina. In realtà consigliamo ai consumatori di cospargere il dolce con un generoso strato di glassa al fine di rendere più gradevole il sapore dell’impasto che, per sua natura, si presenta decisamente insipido e di consistenza rozza.


Musica: valzer lento  Suggestioni
Editing:
Enzo C. Delli Quadri

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

2 commenti

  1. albino iacovone

    Questi non sono solo dolci saporiti e genuini, ma vere opere d’ arte! I miei ricordi vanno alla mia buonanima di mamma e al suo immancabile ” cocorozzo”.

  2. Anche a S.Pietro Avellana si facevano (mia nonna) per le femminucce la panarocchia per i maschietti ru caccialepre. Che ricordi!!!!!!!!!!!!

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