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Idee regalo per la Prima Comunione

di Maria Delli Quadri[1]

CatturaA Capracotta, come ogni anno, alla fine di maggio si celebrano le prime comunioni. Quest’anno c’erano solo cinque bambini: quattro maschietti e una femminuccia. Una messa solenne, amici e parenti in tenuta elegante, le signore venute da fuori, morte di freddo negli abiti di “voile” che vanno bene nelle città e nei posti di mare, ma inadatti ad una località come la nostra. Quindi tutti sono andati nei vari ristoranti dove hanno consumato il pranzo e poi, la sera, hanno continuato col ricevimento. I bambini, commossi ed educati si sono mostrati timidi e docili, avendo ricevuto, come si suol dire, per la prima volta Gesù.

Il mio pensiero è andato prosaicamente subito ai regali ricevuti, tutti costosi: danaro, tanto danaro, telefonini e tablet, giochi elettronici, strumenti sofisticati che sono stati accolti con giubilo, orologi di marca o anche di plastica, costosi e colorati.
Nessun libro, tanto chi legge più; il libro “CUORE” è andato in soffitta, nessun album per fotografie, tanto oggi ci immortaliamo dentro i telefonini.

maialeIo feci la prima comunione nel 1946, subito dopo la fine della guerra. Avevo 11 anni ed ero grandicella. La mamma mi fece fare i sandali di pezza bianca su legno da Liandrea, il padre di Ernesto Tavarozzi, mi fece aggiustare l’abito suo da sposa, già riadattato per mia sorella Rosaria, mi rilegò il libro delle preghiere, rosso in origine, con la carta bianca, mi mise una coroncina tra le dita. Nessuna foto, nessun oggetto sofisticato. Vestita così, mi recai in chiesa con gli altri bambini. Ricordo che, solo nella parrocchia di S. Emidio eravamo un esercito. Al termine della cerimonia tornammo a casa dove fu servito il rinfresco. I parenti mi diedero del danaro: 600 lire in tutto. A pranzo con solo i nonni mangiammo la pasta col sugo. Il danaro ricevuto in regalo passò subito di mano con la scusa che potessi perderlo.
Come fu, come non fu, pochi giorni dopo, alla fiera di Castiglione Messer Marino, la mia famiglia acquistò il maiale, il quale arrivò tutto ingrugnito e sarebbe stato poi per me una grossa gatta da pelare, perchè sarebbe toccato a me farlo uscire a spasso, poverino, per vico Savonarola.

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Maria Delli Quadri: Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Lettere, oggi in pensione. Ama la musica, la lettura e l’espressione scritta dei suoi sentimenti. In questa rubrica Maria volge lo sguardo sul mondo almosaviano e nascono pensieri e ricordi.
Editing: Flora Delli Quadri
Copiright: Altosannio magazine

About Maria Delli Quadri

Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere. Amava la musica, la lettura e l'espressione scritta dei suoi sentimenti.

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