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La Perdonanza. A L’Aquila acceso il tripode sotto la pioggia

La Perdonanza Celestiniana è un evento storico-religioso  che si tiene annualmente a L’Aquila il 28 e 29 agosto. Con il termine Perdonanza si fa riferimento alla bolla papale che Celestino V emanò nel 1294 con la quale concesse l’indulgenza plenaria a chiunque confessato e comunicato fosse entrato nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio. I dettagli di questo evento religioso sono riportati a fondo articolo, fonte wikipedia.

L’altro ieri intorno alle 19,30, sotto il maltempo,  l’ultimo tedoforo, Leonardo Puca, campione di atletica leggera, ha consegnato, al sindaco Pierluigi Biondi, la Fiaccola del fuoco del Morrone. E così, nel piazzale della basilica di Collemaggio, è stata acceso il tripode e dato inizio alle manifestazioni per la Perdonanza numero 725 (dal 1294 al 2019 senza interruzione alcuna).

Il cardinale Petrocchi arcivescovo metropolita dell’Aquila ha presenziato alla cerimonia con queste parole: «Rinnovo l’invito, a tutti e a ciascuno, di impegnarsi a custodire e a promuovere l’Anima della Perdonanza, che è esperienza, ecclesiale e sociale, di riconciliazione e di comunione: con Dio, con se stessi e con gli altri». «Dobbiamo mantenere una “vigilanza” interiore, attenta e severa, per evitare che la mente e il cuore siano “distratti” dal “centro di gravitazione”, spirituale e comunitario, di questo evento, finendo per disperdersi in iniziative di contorno, il cui fine è solo quello di essere “corona” festosa e riconoscente per il dono della misericordia, ricevuta e trasmessa. Il secondo motivo di riflessione poggia sul tema della ricostruzione, attivata dopo il sisma del 2009, di cui ricorre il 10 anniversario. Anche su questo versante possiamo prendere Celestino V come maestro e compagno di viaggio. Quando Pietro da Morrone fu eletto papa – ha proseguito l’arcivescovo -, L’Aquila era una città molto giovane, e si stava rialzando da una distruzione: prodotta dalla mano dell’uomo e non dalla natura. Infatti, era stata appena fondata (nel 1254), poi distrutta da Re Manfredi (nel 1259), che abbatté le mura cittadine, da poco edificate, e la rase al suolo. Nel 1266 era cominciata la ricostruzione. Celestino V conosceva bene i terremoti geologici e quelli umani. Sapeva edificare, sul piano edilizio come su quello comunitario: basta guardare la splendida Basilica di Collemaggio (1287) e l’espansione dell’Ordine religioso da lui fondato. Era una città-cantiere, L’Aquila del suo tempo: come quella di oggi. Certo, le tecnologie sono diverse, ma lo spirito che percorre questa formidabile impresa è uguale: la stessa tenacia che non si arrende davanti alla devastazione, e riparte da capo, nonostante tutto!».

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Da Wikipedia leggiamo: La Perdonanza Celestiniana è un evento storico-religioso storicoreligioso che si tiene annualmente all’Aquila il 28 e 29 agosto.

Il nome deriva dalla Bolla pontificia che papa Celestino V emanò nel 1294 e con cui concesse l’indulgenza plenaria a chiunque, confessato e comunicato, fosse entrato nella basilica di Santa Maria di Collemaggio dai vespri del 28 agosto a quelli del 29. L’evento, che nel 2019 celebra la sua 725ª edizione, è dunque precursore del Giubileo istituito da papa Bonifacio VIII nel 1300 ed è stato nel tempo accompagnato da numerose altre manifestazioni, di carattere civico e storico, che si svolgono durante tutta l’ultima settimana di agosto[2].

Nel 2011 la ricorrenza è stata riconosciuta Patrimonio d’Italia per la tradizione[3][4] ed è stata avanzata la richiesta per il suo inserimento nella lista dei Patrimoni orali e immateriali dell’umanità patrocinata dall’Unesco[5].

Sul finire del XIII secolo L’Aquila era una giovane città che, avendo rapidamente accresciuto il suo potere ed essendosi schierata con la Chiesa nella contesa tra papato e impero, era già stata distrutta da Manfredi e rifondata per mano di Carlo I d’Angiò; la rifondazione angioina le donò inoltre una particolare struttura urbanistica formata da numerosi spazi urbani (locali) facenti riferimento ognuno ad un particolare villaggio della conca aquilana che aveva contribuito alla fondazione della città. Ciascun locale disponeva di una piazza, di una fontana e di una chiesa il che accentuò e radicalizzò tra i nuovi abitanti il senso di appartenenza al castello di provenienza[6].

In questo quadro storico la città ospitò nel 1275 Pietro Angeleri (meglio noto come Pietro del Morrone), un religioso che, abbandonata la vita da eremita, aveva trovato temporaneamente rifugio presso l’abbazia di Santa Maria dell’Assunzione su un promontorio poco fuori le mura dell’Aquila denominato Colle di Maggio: qui incontrò in sogno la Vergine Maria e con lei concordò la costruzione di una nuova maestosa chiesa in quel luogo. I lavori cominciarono nel 1287 e l’anno successivo, precisamente il 25 agosto 1288 venne consacrata la basilica di Santa Maria di Collemaggio.

Nel frattempo la Chiesa era alle prese con un difficile conclave riunitosi in seguito alla morte di papa Niccolò IV avvenuta il 4 aprile 1292. Le riunioni, che si rivelarono a lungo infruttuose, si tennero in numerose sedi romane prima dell’epidemia di peste che causò la morte di un porporato e indusse allo scioglimento dell’assemblea. Nel 1293 il conclave si riunì di nuovo nella nuova sede di Perugia e fu sollecitato dallo stesso Pietro del Morrone a trovare nel più breve tempo possibile un nuovo pastore; a quel punto l’eremita venne candidato e finalmente, il 5 luglio 1294 il conclave lo designò all’unanimità nuovo pontefice[2].

Celestino V e la Bolla del Perdono

Una delegazione di tre vescovi fu incaricata di portare la notizia a Pietro del Morrone che si trovava sul Morrone e contestualmente si mosse alla volta degli Abruzzi anche Carlo II d’Angiò. L’eremita accettò l’investitura non senza titubanze e, all’alba del 25 luglio 1294, un corteo si mosse da Santo Spirito al Morrone (Badia di Sulmona) per raggiungere L’Aquila dove era stato convocato il Sacro Collegio[2][7].

Il 29 agosto 1294 nella basilica di Santa Maria di Collemaggio, da lui stesso fatta costruire, ed alla presenza di re Carlo II d’Angiò, di suo figlio Carlo Martello e numerosi tra cardinali e principi, gli furono consegnate le vesti pontificali e l’eremita divenne papa con il nome di Celestino V[2].

Celestino fu in realtà protagonista di un papato brevissimo, si dimise nel dicembre dello stesso anno e morì imprigionato nel 1296, ma i suoi quattro mesi di pontificato non furono privi di importanza. Il 29 settembre 1294 promulgò infatti una bolla pontificia con cui concedeva un’indulgenza plenaria a tutta l’umanità, senza distinzioni. Un evento eccezionale, visto che accadeva in un periodo in cui il perdono era spesso legato alla speculazione e al denaro. La bolla, nota come Bolla del Perdono, introduceva i concetti di pacesolidarietà e riconciliazione, e poneva solo due condizioni per ottenere il perdono: l’ingresso nella basilica di Santa Maria di Collemaggio «dai vespri della vigilia della festività di San Giovanni fino ai vespri immediatamente seguenti la festività», ovvero nell’arco di tempo compreso tra la sera del 28 e quella del 29 agosto (anniversario della sua investitura) di ogni anno, e l’essere «veramente pentiti e confessati».

Emanando la Bolla del Perdono, Celestino V stabilì quindi un precedente del Giubileo; la consuetudine d’un periodico anno santo infatti, che Papa Bonifacio VIII avrebbe introdotto con cadenza secolare nel 1300, trova così la sua prima formulazione (unica nel mondo a cadenza annuale) nel capoluogo abruzzese[2]. La tradizione popolare vuole che per lucrare l’indulgenza si debba attraversare una porta specifica detta Porta Santa posta sul lato sinistro della basilica, ed aperta solo in occasione della Perdonanza, ma in realtà la bolla chiede solo di entrare nella chiesa. D’altronde, tale porta non esisteva all’epoca di Celestino V, ma fu aggiunta secoli dopo.

La cerimonia del Perdono

La prima celebrazione ebbe luogo nel 1295 contro la volontà del nuovo pontefice Bonifacio VIII che in data 18 agosto aveva persino fatto promulgare una nuova bolla per annullare quella del suo predecessore. Il documento, che era stato conservato all’interno degli archivi comunali perché i cittadini vollero che fosse l’autorità civile a indire la Festa del Perdono, seppur rispettando il dettato di papa Celestino V, venne portato in corteo sino alla basilica di Santa Maria di Collemaggio dove venne mostrata ai fedeli[2]. Da questo momento il 28 agosto costituì un appuntamento fondamentale per i pellegrini e i mercanti che giungevano in città, punto di passaggio oramai obbligato sulla Via degli Abruzziche da Firenze portava a Napoli.

La cerimonia divenne ancor più importante a partire dal 1327, quando le spoglie di papa Celestino V furono traslate nella basilica aquilana e conservate in un apposito mausoleo. Nel XV secolo invece, per imitazione di quanto avveniva in occasione del Giubileo romano, venne predisposto l’accesso ai fedeli da un portale laterale denominato Porta Santa[2].

La continuità della Perdonanza nei secoli

Fin dall’indomani della rinuncia di Celestino, il successore, Bonifacio VIII, revocò tutte le bolle emanate dallo stesso. In una lettera dell’8 aprile 1295 lo stesso Bonifacio affermava che nella cancelleria di Celestino regnava disordine e che le cose erano state fatte alla buona e, senza badare alla piena regolarità delle procedure, emanò altresì un decreto, inviato al Priore di Collemaggio, con il quale dichiarava cancellata, invalidata e annullata l’indulgenza, facendo altresì divieto ai fedeli di accedere alla basilica di Santa Maria di Collemaggio al fine di risparmiare loro spese e fatiche.

Non contento, nel luglio del seguente 1296, indirizzò anche una circolare a tutti i Priori, ministri e loro vicari di tutte quelle città e regioni delle quali, per ovvi motivi di contiguità geografica, era da prevedere un più massiccio afflusso di pellegrini.

Bonifacio VIII richiese inoltre al vescovo Aquilano di recuperare i documenti emanati da Celestino, soprattutto la Bolla del Perdono. Se però il papa ebbe indietro molti di questi documenti, non riuscì ad avere la Bolla di indizione della Perdonanza. Il motivo era evidente: la sua richiesta era indirizzata a coloro che non ne erano in possesso. Il prezioso documento era infatti nelle mani dell’autorità laica che continuò a promuovere la festa noncurante delle dichiarazioni che la annullavano.

Anche i fedeli non tennero alcun conto dei decreti e delle circolari di Bonifacio e continuarono a portarsi a Collemaggio per lucrare l’Indulgenza.

La cerimonia del Perdono, solo con termine moderno chiamata Perdonanza, si arricchì particolarmente dopo il 1327, quando le spoglie di papa Celestino furono “traslate” da Ferentino (Frosinone), dove erano conservate, a Collemaggio e le sue reliquie mostrate al popolo. Fu nel XV secolo, invece, che invalse l’uso di entrare in Collemaggio attraverso la Porta Santa posta sul fianco sinistro dell’edificio sacro, secondo quanto avveniva nelle basiliche patriarcali romane in occasione del Giubileo, indetto per la prima volta nel 1300 da papa Bonifacio VIII.

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Copyright: Altosannio Magazine; 
EditingEnzo C. Delli Quadri

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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