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La Matita Copiativa

di  Marisa Gallo

Questo scritto  è nato dopo un intervento su FB dell’amico Leonardo Tilli, anch’egli iscritto al blog di Altosannio, con il quale, tornava a tempi lontani quando si usava la penna con l’inchiostro, la matita normale, ma anche quella copiativa:  “Marisa Gallo, ciao, grazie, (per scrivere) anche il calamaio ci voleva, con l’inchiostro che, nei paesi, si comprava sfuso … 
In negozio, a Fraine, lo avevano in bottiglie da un litro. Non vi era ancora la penna a sfera, la “bic”! Le persone anziane portavano in giro in una tasca un pezzo di matita che non tradiva mai, specialmente se era una matita copiativa.”

Matite copiative

E’ un pomeriggio di metà settembre.

Col cuore contento usciamo, tenendoci per mano, io e la sorellina più piccola; nell’altra mano stringiamo 10 lire ciascuna. Papà ce le ha date dicendo: “Uie è l’uttave de Sant’Antonie, scite nu poche e accattateve le caramelle o le vainelle; ma stateve attente e nen v’alluntanate troppe. Federico è piccuele e armane ecche atturne a vedai le bandiste” (Oggi è l’ottava di sant’Antonio, uscite un po’, e compratevi le caramelle o le vainelle; ma state attente e non allontanatevi troppo. Federico è piccolo e resterà qui intorno a vedere i bandisti”.)

E’ festa in paese: l’ottava di Sant’Antonio, il patrono di Montefalcone ….. Già i bandisti, dopo la sosta del pranzo, hanno ripreso a girare per le strade a piccoli gruppi e dare saggi del loro repertorio musicale che diverte specie noi ragazzi/e. Anzi quelli più piccoli si accodano dietro di loro e corrono festanti e vocianti allegramente. Fra loro, infatti, anche il nostro fratellino più piccolo si diverte per un po’ con altri amichetti. 

La mia famiglia non ha ospitato a pranzo alcun bandista quest’anno; l’anno scorso sì; era un trombettista piuttosto anziano-per me bambina- di Ururi, strano nome di paese per me, che non l’avevo mai sentito, e mi pareva addirittura straniero; quando l’uomo parlava, aveva difatti uno strano accento, molto diverso da noi montefalconesi… Ebbene, solo dopo alcuni anni ho scoperto che Ururi era un paese molisano, ma di origine, cultura e lingua arbëreshë/albanese, con altre comunità dell’Italia meridionale, fra cui Campomarino, Portocannone e Montecilfone, sempre in provincia di Campobasso.

Per strada io e Bianca, mia sorella, decidiamo di comprare con 10 lire le vainelle e con 10 lire le caramelline colorate …Così d’accordo andiamo dritte verso la piazza, il luogo più in vista, dove era radunata più gente, oggi si direbbe il luogo della movida! Forse anche noi avevamo per l’occasione della festa nu ccheone de gunnuccia nauve (una vestina nuova) e ci volevamo pavoneggiare un po’! Scorgemmo subito sotto un tendone le vainelle e ci fermammo. < Sete ddu uagliuncelle; v’attuccasse tre vainelle ‘nche dice lire, ma mo’ ve ne dinghe ddu a cocce, cchiù cinainne, cuscì nen liticaete…> (Siete due ragazzine; vi spetterebbero tre vainelle con le dieci lire, ma ora ve ne darò due a testa, più piccole, così non litigate). Così, bontà sua, ci dice la donna, e forse ci fa “fesse e cuntente”, perché le vainelle dentro il sacco, quasi pieno, erano più grandi, sembravano più belle, più colorate e lucenti; le nostre più smunte e opache…ma chi aveva il coraggio di replicare? Così sbocconcellando le vainelle dolci – dolci  e sfiziose senz’altro!- andiamo avanti fino a raggiungere la petaeche(negozio) di zi Gioulie…negozio che era per noi una piccola attrazione: ci rendeva gioiose la sola vista di tutti quei vasi trasparenti di vetro, pieni di coloratissime caramelline al costo di una lira ciascuna! Così invitanti, ghiotte ed ammiccanti dove avevamo speso anche altre volte dieci o venti lire- regalo di qualche zia, fatto in cambio di un piccolo “servigio”.

Entrando nel negozio, zi Gioulie ci riconosce e prima ancora di darci le caramelline -con le nostre dieci lire, subito posate sul bancone piuttosto alto, di legno forte – ci dice: “Vou sete le figlie de Emilie Galle, de Cianne, lu muratore! E’ lu uere!? …perché de Galle a Muntefalcheone ce ne stanne tante… Cianne è lu soprannome de la mammuccia vostre, che urdive la toele, e che forse nen ve l’arcurdote cchiù…” Ed io: ”No,no, zi Gioulie, ije nu ccheone me l’arcorde…è morte 2 anne pruime de mamme! jie tenoeve 4 anne e Bianca era nate da poche muisce…Ce vuleve tante bene la nonna Carmenucce, ce mettoeve pure ‘mbracce!” “Allore ecche le caramelle, ma quande arriete a la case decioete a papà ca le solde de le segaraertte che ije date, l’è scritte ecche.Vuide, guarde tu che sje chiù grosse– rivolto a me- l’aije scritte ‘nche la matIte copiative a ppide a sta pagine de quaderne…Quiste è lu quaderne de le credenze…” (Voi siete le figlie di Emilio Gallo, di Cianne, il muratore! Vero? Perché di Gallo a Montefalcone ce ne sono tanti…Cianne è il soprannome della vostra nonna che ordiva le tele e che forse voi non ricordate più..”. Ed io: “No,no, zio Giulio, io un po’ la ricordo… è morta 2 anni prima di mamma! Io avevo 4 anni e Bianca era appena nata.Ci voleva tanto bene la nonna Carminuccia, ci metteva anche in braccio!”)

Così dicendo voleva fare un segno sotto al nome di papà… ma la matita copiativa non scriveva bene, per cui se la portò alla bocca, la bagnò di saliva e poi sottolineò il nome di mio padre.. Quella scena mi è rimasta indelebile nella memoria! Io non riuscii a leggere la cifra, ma solo il nome di papà e la cosa mi fece battere il cuore, come se si fosse trattato di un atto di malaffare, compiuto da mio padre. 

Zi Gioulie!? Ma, papà lo frequentava di rado! Mah, non mi sapevo spiegare la cosa. Il suo negozio era nella piazzetta, ai piedi della scalinata, che porta in chiesa!!! Vicino alla siberia! Papà ci andava di rado da quelle parti; non era un assiduo frequentatore della chiesa. Più spesso la sera si tratteneva una mezz’ora al bar di Nazario, vicino casa nostra, per una mezza birretta, un incontro con gli amici, una partita a carte e uno scambio di informazioni per un lavoretto per l’indomani…Ma poi rientrava subito a casa, perché al mattino si alzava presto con qualsiasi tempo, per andare a lavorare …e se era d’inverno, dopo aver preparato un po’ di “scariche” di legna, da ardere nel camino durante la giornata, di modo che mammà – la nostra matrigna – e noi bambini potessimo scaldarci…

Talvolta anzi non usciva affatto la sera; se era particolarmente stanco, andava a letto molto presto, dopo aver mandato me dal tabaccaio, più vicino a casa nostra, a comprare 4/ 5 “alfa”, le sigarette economiche che in verità gli bastavano per tutto il giorno successivo! Erano tempi magri quelli della mia infanzia; papà non poteva permettersi sigarette più costose, nè fumare tanto! 

Eppure, ahimè, ora la mia memoria torna alla tua dipartita, caro papà, quando ci hai lasciato, ad 85 anni, proprio per un tumore al polmone! Che dolore vederti spegnere e restare come un fuscello…tu che eri stato forte come una quercia!

Quanto al libretto della credenza, non c’erano carte di credito allora; anzi era costume diffuso fare acquisti con pagamento immediato, ma anche posticipato! Ce l’avevamo anche noi certo, un tale libretto, non con zi Gioulie, ma nella petaeche di Alberto Petti, giovane negoziante dai modi gentili, di alimentari e non solo, vicino casa nostra, che come tutti i negozianti del luogo, su un quadernetto, dalla copertina nera, segnava di volta in volta la somma spesa per l’acquisto di pasta, caffè ed altri prodotti.. Ma egli non usava la matita copiativa, bensì la penna e quando si avvicinava la fine del mese la pagina era più o meno piena….. e dunque sorgeva l’obbligo di estinguere il debito….. Eh già, tutto funzionava così allora…anche mio padre riscuoteva spesso a metà del lavoro o a fine mese e pagava il dovuto ad Alberto… 

Tornando a zio Giulio risposi: “Va bbuone, ije le diche a papà!> Mai promessa da marinaio forse fu più mendace e anacronistica della mia di quel giorno… Come potevo io ricordarmi di quella raccomandazione, nel bel mezzo della festa di S.Antonio? Con l’eccitazione che quell’unica festa allora suscitava non solo nei bambini? Pur essendo quella di settembre, non del 13 giugno, la vera festa, più grande, bella e importante, con sparo e processione e tanti canti e tanta musica in piazza alla sera! No, questa era l’ottava di Sant’Antonio … e nella mia ingenuità infantile “ottava” era forse la “sorella “ del santo, perciò una festa un po’ più circoscritta e più dimessa, ma pur sempre con processione, banda, qualche bancarella, la giostra, e sparo finale alla sera! Certo non potevo comprendere che la religiosità popolare esprimeva la sua devozione e la gratitudine al Santo Protettore, con una festa, dopo il raccolto di grano e vino: i due elementi di maggior consumo delle famiglie.

Fatto sta che io solo l’indomani mi ricordai di riferire il messaggio a papà e per giunta la sera, quando tornò dal lavoro….Mio padre forse stanco, forse sorpreso di quella comunicazione inaspettata esclamò: “Gesù Maria, e che me ne so jiute da lu paiose! Ieri matuine me truuive quasce pe’ sbaglie da chella vanne, verze la chiese, pe’ vede’ a sceì la statua de lu SANTE da chella scalenata ciuscì scommode. Allore ‘ntrive a ccattà le segaraette da lu tabaccare a ppide a la chiese. Hei tenoeve mille lire, ma lu tabaccare nen teneve speicce lu riste …Ce stave Gioulie, che me decette: Mo jie le dinghe hei pe tae…passa a la petaeche mae, ca te le cagne le mille lire e me peiglie la saumme !!! Ma pure heisse nen tenoeve lu riste! Gesù Marie!( era comune e frequente da parte di mio padre l’ intercalare di questa parola) Che bisugne ce stave che le segnaeve ‘nche la matita copiative ‘nnu libbre de la “credenze”!?…Nne je l’haie negate … Sa che vu fa’, Marisa, mo’ va’ subbete e portaije le solde; ecchele,e dije che la matite copiative le usasse pe le debbete ‘mpurtante, e cancellasse bbune lu nome mei, ca lu laps copiative nen tante ze cancelle facile… “ “ GesùMaria, mica sono andato via dal paese! Ieri mattina, mi trovai quasi per sbaglio da quelle parti, verso la chiesa, per vedere uscire la statua del Santo, da quella scalinata così scomoda. Allora entrai a comprare le sigarette dal tabaccaio ai piedi della chiesa. Io avevo mille lire, ma il tabaccaio non aveva gli spiccioli per darmi il resto… C’era Giulio che mi disse: ora te le pago io, poi passa nel mio negozio, che ti cambio le mille lire e mi riprendo la somma anticipata!!!Ma nemmeno lui aveva il resto! GesùMaria! Che bisogno c’era di segnarlo con la matita copiativa, sul quaderno della “credenza”!? Non gliel’ho negato. Sai cosa devi fare, Marisa, vai subito e portagli i soldi; eccoli, e digli che la matita copiativa la usasse per i debiti importanti e cancelli bene il mio nome, perché il lapis copiativo non si cancella tanto facilmente…>

Ma un po’ d’amarezza traspariva dalle sue parole!  Non erano amici papà e zi Gioulie, solo paesani; ma se egli aveva fatto quella mossa gentile, forse sapeva di mio padre, muratore non certo ricco, ma onesto e grande lavoratore. 

La matita copiativa! Avevo quasi relegato nell’oblio questo episodio della mia lontana infanzia… 

Anch’io ho usato nel mio lavoro di maestra elementare tanto la matita, tanto i pastelli per colorare e far colorare i pensieri dei bambini. Per correggere errori di ortografia o armonizzare i loro compiti scritti, ho usato anch’io un lapis Rosso e Blu, che non si cancellava facilmente…ma 

Ma non ho mai usato la matita copiativa, che ricordo fosse di legno nudo, grezzo, forse un po’ ipocrita, che serviva a “ricopiare” un pensiero non propriamente genuino e facile!

Copyright: Altosannio Magazine
EditingEnzo C. Delli Quadri

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

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