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Il Mondo di Maria: La Mamma

di Maria Delli Quadri [1]

mamma

La mamma è come un albero grande …che tutti i suoi frutti ti dà. 

I primi due versi di questa antica poesia mi hanno fatto pensare alla imminente festa della mamma. Alcuni anni fa, in pieno consumismo, alle mamme si facevano regali costosi e la pubblicità organizzava vere e proprie campagne di vendita a cui difficilmente si poteva resistere.
Oggi la festa della mamma è stata ridimensionata; si offre qualche fiore un piccolo pensiero senza più oggetti dispendiosi e appariscenti. Le mamme non hanno bisogno di questi apparati; esse si accontentano di poco: l’amore e il rispetto dei figli che è già il più bel regalo che si possa fare. Qualcuno dirà che ciò è tanto. Da parte loro le mamme ricambiano con tutto l’ affetto di cui sono capaci fino al sacrificio. In questo giorno bisogna augurare a tutte le mamme, giovani e meno giovani, lunga vita, lavoro per tutte e benessere futuro.

Proprio perché è la giornata dedicata alla mamma, vorrei rievocare la figura di colei che mi ha dato la vita.
Mia madre era una donna bellissima. Aveva capelli neri, occhi grandi e scuri, lineamenti del viso regolari e un corpo statuario. Quello che più colpiva in lei erano la dolcezza e la profondità dello sguardo, il sorriso spontaneo e le maniere amabili e cortesi. Era mite e remissiva di carattere, sempre vigile su noi figli spesso scatenati. Talvolta da lei arrivava uno schiaffetto o un pizzico dato più per difesa sua che per malevolenza verso di noi. Eravamo in cinque spesso in baruffa tra di noi.

Era nata nel 1909, primogenita di 5 figli, gli altri quattro erano tutti maschi; di questi uno morirà disperso in Albania nella seconda guerra mondiale. Si compiaceva col dire che aveva frequentato la scuola fino alla sesta classe in tempi in cui l’analfabetismo era molto diffuso. Si sposò a sedici anni. Le cronache dell’epoca riferiscono che nel giorno del suo matrimonio in paese c’ era la banda per una festa religiosa. I suonatori, in omaggio alla sposa bambina, bella e leggiadra nel suo abito bianco, l’accompagnarono fino in chiesa con la marcia nuziale. Voi direte: e lo sposo? C’era anche lui naturalmente di sei anni più grande, ma pur sempre un ragazzo.

Quando nacque la prima figlia (aveva diciassette anni) piangeva con la bambina, perché non sapeva cambiarle le fasce e i “pannucci”, grossi teli che avvolgevano il neonato e lo trasformavano in una mummia, soprattutto quando anche le braccine venivano infilate dentro per timore che si graffiasse il viso. Quando sono nate le ultime due sorelle erano gli anni della guerra e dell’occupazione:1941-44. I parti allora avvenivano in casa con l’assistenza dell’ostetrica, comare Filomena, che era, nel paese, un’istituzione: grande e grossa com’era, la chiamavano “ru ammaràun”.

Alla donna “figliata” i parenti regalavano, in un cesto ricoperto di un grande fazzoletto di seta o di lana dai vivaci colori e disegni, “il piccione” per farne il brodo con i tagliolini. All’ora del pasto della mamma, noi tre più grandi ci disponevamo intorno al suo letto e la guardavamo mangiare con occhi avidi e vogliosi.


Allora lei cominciava ad allungare un cucchiaio ad ognuno di noi, a turno, mentre la nonna ci sgridava che il brodo serviva per fare il latte da dare alla sorellina. Così ci mandava via con ancora in bocca il buon sapore di quella pietanza che era allora una rarità. Che dolcezza ricordare quei momenti!

Con gli anni mia madre ha perso la vivacità e lo smalto della giovinezza; si è ammalata di un male misterioso di cui non ho mai capito la natura. Ricordo soltanto che era sempre giù di corda, a volte senza forze, e noi figli più grandi l’aiutavamo come potevamo.

Amava molto la lettura dei romanzi di Liala e di amore in genere a cui dedicava lo spazio di tempo prima del pranzo che era già pronto. Si sedeva su una sdraio, con gli occhiali in bilico sul naso, sorretti da un elastico appuntato tra i capelli con un ferrettino. Gli anni e le difficoltà della vita l’hanno segnata; i figli tanto amati si sono sposati e andati via di casa, alcuni anche dal paese. Rimasta sola con mio padre che le sopravvivrà per nove anni, è stata sopraffatta dal male cronico che l’aveva colpita negli ultimi anni. Il cuore non ha retto più. Se n’è andata in silenzio in un radioso mattino di luglio, assistita amorevolmente dalla moglie dell’unico figlio maschio. Era il 1981.

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[1] Maria Delli Quadri: Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Lettere, oggi in pensione. Ama la musica, la lettura e l’espressione scritta dei suoi sentimenti. In questa rubrica Maria volge lo sguardo sul mondo almosaviano e nascono pensieri e ricordi.

About Maria Delli Quadri

Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere. Amava la musica, la lettura e l'espressione scritta dei suoi sentimenti.

6 commenti

  1. Enzo C. Delli Quadri

    Ho conosciuto tua madre, era amica della mia. Oggi mi piace ricordarle insieme.

  2. Flora Delli Quadri

    Rina Maulucc e Lola Brjilucc, fa pure rima.

  3. Bellissimo racconto, anche molto commovento. Grazie

  4. Veramente molto bello, complimenti.

  5. Antonia Anna Pinna

    Quante cose in comune abbiamo, se potessi sovrapporre i personaggi e le situazioni calzerebbero come un abito fatto su misura. Le nostre mamme, anche la mia si è maritata a sedici anni e a diciotto aveva tre figli perchè dopo la prima figlia ” io ” ha avuto due gemelli, erano bambine anche loro, non avevano gli strumenti per superare le forti difficoltà della vita senza pagare qualche dazio.

  6. CHE BELLA PAGINA, IL TUO POETICO E GRANDE AMORE FILIALE MI COMMUOVE TANTO E FACCIO FATICA A DIRE CHE ANCHE MIA MADRE ERA DEL 1909… MORTA NEL I945! IN UNA GELIDA GIORNATA DI DICEMBRE!!!TI ABBRACCIO ,MARIA.

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